Centoventi anni fa nasceva una star della velocità che ha contribuito ad aprire la strada all’automobilismo femminile: fra le prime donne a ottenere la patente in Cecoslovacchia, si distinse in diverse competizioni in tutto il continente

junkova
L’arrivo alla Targa Florio nel 1928 (foto: Wikipedia)

Il doodle che campeggia sulla homepage di Google oggi, 16 novembre, è dedicato a Eliška Junková, considerata una delle donne pioniere dell’automobilismo. Nata esattamente 120 anni fa, a Olomouc, allora nella Moravia austriaca, Alžběta Pospíšilová (questo il suo nome di battesimo) proveniva da un’umile famiglia, ma appena sedicenne, quando ormai la sua terra natia dopo la Prima guerra mondiale era entrata a far parte della Repubblica cecoslovacca, iniziò a lavorare in banca. Fu così che conobbe colui che diventerà suo marito, il giovane banchiere Vincenc Junek: dopo alcuni viaggi in Europa, i due si ricongiunsero a Praga nel 1922 e si sposarono, mentre lui era diventato abbastanza ricco da assecondare le proprie passioni automobilistiche.

Ben presto, però, anche Junková fu conquistata dall’amore per i motori: dopo una serie di lezioni clandestine, fu tra le prime donne del suo paese a ottenere la patente. Da lì fu una corsa inarrestabile: la donna iniziò affiancando il marito nelle gare in qualità di meccanico a bordo; ma, complice un dolore alla mano di lui che gli impediva di cambiare marce, lei presto passò al volante. Nel 1925, con la sua Bugatti, arrivò prima nella corsa Zbraslav-Jíloviště, e si distinse negli anni successivi sui circuiti di Klausenpass in Svizzera, nel Brno-Soběšice e a Nürburgring durante il Gran premio di Germania. La sua fama raggiunse l’apice grazie a un quinto posto ottenuto nel 1928 durante la Targa Florio, una competizione automobilistica che si teneva in Sicilia e che quell’anno schierava alcuni dei più grandi campioni: Junková arrivò prima di star assolute delle quattro ruote come Luigi Fagioli, René Dreyfus, Ernesto Maserati Tazio Nuvolari.

Sempre nel 1928 Junková si ritirò dalle corse dopo che un terribile incidente, avvenuto sulla pista di Nürburgring, portò alla morte del marito. Traumatizzata, vendette tutte le auto da corsa e iniziò a viaggiare in Asia, dove l’amico Ettore Bugatti la incaricò di scovare nuove opportunità commerciali. Dopo la Seconda guerra mondiale sposò il secondo marito, lo scrittore ceco Ladislav Khás, ma non tornò più a gareggiare. Il mondo dell’automobilismo sembrò presto dimenticarsi di lei, in ogni caso, anche se partecipò a diverse reunion di possessori di auto Bugatti, soprattutto dopo la caduta della Cortina di ferro che la teneva bloccata in Repubblica Ceca. Morì il 5 gennaio 1994 all’età di 93 anni.

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