In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, in occasiona dei suoi settant’anni, Diego Dalla Palma si racconta senza timori, senza remore, facendo fluire il suo passato tra ricordi e rimpianti, confessando anche le vicende più intime della sua vita vissuta da uomo passionale, e sempre alla ricerca del piacere, tanto fisico quanto spirituale. Ma non è mancata la sofferenza, anzi, proprio da quella è partito il suo incredibile racconto.

L’adolescenza e gli abusi

Il più noto make-up artist d’Italia, che lavorato con le donne più belle e avvenenti dello spettacolo, nasce come figlio di una famiglia umile, di campagna, una famiglia grazie alla quale, però, è riuscito a diventare realmente sé stesso, nonostante le difficoltà e gli ostacoli da superare. Grande monito per lui, è sempre stata la madre, guardata sempre con grande ammirazione, ma nonostante l’attaccamento alla sua famiglia, andare via gli ha permesso di realizzarsi:

Ero un bimbo gracile, effemminato, sensibile, e perciò pesantemente bullizzato. Subivo dai coetanei angherie di ogni sorta. Se non fossi andato via, mi sarei ucciso. Però, chi mi ha fatto male non sa che mi ha scatenato il motore della personalità. Sono andato via per non morire e perché mia madre voleva che facessi tutto quello che lei non aveva potuto fare. Insomma, fui mandato a una scuola d’arte a Venezia con convitto dai preti. È stata la mia salvezza e la mia dannazione, perché lì ho avuto le attenzioni di un prete enorme, di 120 chili, padre Ugo di Gubbio. Ma ho il vantaggio di non ricordare con rancore, non lo odio. Prima di morire, mi chiamò e mi chiese: Dieghino, mi vuoi bene? Gli risposi di sì. Mi dissi: lascialo andare in pace. Avevo quasi 15 anni, è andata avanti per due anni. A casa non lo dissi, mamma mi avrebbe dato due ceffoni, per lei, i preti erano solo buoni. Ma io stesso non la vivevo come una violenza, ma quasi come un servizio. Pensavo: sto qua, vado a scuola, qualcosa devo restituire

“Sono stato un erotomane”

La sofferenza che ha dovuto affrontare da ragazzo si è poi tramutata in una forma d’amore universale. Diversi anni fa, infatti, Dalla Palma dichiarò di essere pansessuale, sottolineando quanto fosse nella sua natura non fare distinzioni verso l’oggetto del proprio amore, ma quanto gli fosse più congeniale abbandonarsi completamente ad esso. Eppure, senza troppe remore, il visagista racconta di essere stato un uomo che più volte ha ceduto alla lussuria, si è definito “un erotomane”, (colui che patisce un impulso morboso e talvolta ossessivo verso fantasie o attività erotiche), aggiungendo di non essere un santo:

La predisposizione a sentire un fremito o un sentimento sia per donne sia per uomini è un patrimonio. A dire il vero, l’ho abbandonata dopo un grande amore con una donna, Anna Del Bene. Dopo, ho seguito un istinto che mi portava più verso l’omosessualità e di questa fase ho ricordi meno belli. Nella vita, lo ammetto, ho molto peccato. Ho messo il sesso come primo valore, sbagliando. Sono stato un grande fantasista del sesso. L’ho praticato anche con più persone contemporaneamente, più volte di quanto sia andato a passeggiare nei parchi. E coi tradimenti mordi e fuggi ho rovinato tutte le relazioni sentimentali. Non voglio che la gente mi creda migliore di quello che sono. Sono il più miserabile dei miserabili e il più spirituale degli spirituali. Ho una necessità febbrile sia di carnalità sia di spiritualità. E racconto tutto perché non voglio ricatti. Ma sono stato ricattato non una volta, almeno dieci. Sono stato un erotomane dai 24 ai 40 anni, ma nessuno può pensare di rovinarmi: sono stato solo con adulti consenzienti.

Con il tempo, però, questa ossessione è diventata qualcosa che è andata a scemare: “È successo lentamente, dopo la morte dei miei genitori. Ho iniziato a chiedermi a cosa mi ha portato tutto questo sesso e la risposta è: vuoti esistenziali, ricordi stinti. E forse mi ha fatto perdere l’occasione di avere una persona accanto, qualcuno con cui condividere noia, quotidianità, viaggi, il piacere e il dispiacere”. 

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