AGI – Il motivo per il quale i virologi ritengono necessario non abbassare assolutamente la guardia lo ha spiegato il Cts ai membri del governo. Se – questo secondo quanto si apprende il ‘messaggio’ inviato – si allenta la stretta anche l’8 dicembre si rischia di avere la terza ondata del virus già a Natale. Da qui la raccomandazione a non allargare le maglie.

Per questo motivo l’orientamento dell’esecutivo è quello di lasciare dal 27 novembre la Lombardia e probabilmente le altre regioni considerate ad alto rischio ancora in zona rossa. “Conviene alle regioni non allentare la morsa, così riusciranno a far passare un Natale tranquillo”, spiega una fonte di governo.

Ma il presidente Fontana non nasconde la sua irritazione: “La regione è da due settimane pienamente nei parametri previsti per il passaggio in zona arancione. Non togliere le restrizioni – osserva – significa non fotografare la realtà dei fatti e non considerare i grandi sacrifici dei lombardi”. In serata una telefonata tra Fontana e il ministro Speranza è servita per stemperare le tensioni: “Ci siamo lasciati con l’impegno di riaggiornarci a molto presto”, ha spiegato il governatore.

Mentre il presidente del Consiglio apre uno spiraglio: “Venerdì – afferma – è una giornata importante. Mi aspetto un Rt all’1, segnale importante di riduzione del contagio. E sarebbe molto bello che molte regioni rosse diventino arancioni o gialle. Questo significherebbe che molti cittadini di quelle comunità territoriali potrebbero beneficiare di misure meno penalizzanti”.

Sul Dpcm dopo il 3 dicembre sarà risolutivo il vertice di venerdì, alla luce del nuovo ‘report’ dell’Iss. Oggi il vertice tra il premier Conte e i capi delegazione si è aggiornato dopo che sono stati messi sul tavolo tutti i nodi da sciogliere. Dopo il 3 dicembre nelle zone gialle ci sarà comunque respiro per le attività commerciali. Scaglionando le aperture e gli ingressi nei negozi per gli acquisti di Natale e prevedendo che possano restare aperti fino alle 21.

Discorso diverso per i ristoranti, l’impianto dell’ultimo provvedimento resterà immutato. Anche l’orario del coprifuoco alla vigilia di Natale e di Capodanno non cambierà. “Seguire la messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima, non è eresia. Eresia è non accorgersi dei malati”, ha detto il responsabile degli affari regionali, Boccia.

Verrà inoltre sconsigliato lo spostamento tra regioni, lasciando ‘deroghe’ solo per il ricongiungimento degli affetti. L’ala ‘rigorista’ del governo insomma tiene il punto. Pure sulla possibile riapertura delle scuole il 9 dicembre. Con il commissario per l’emergenza, Arcuri, che chiede di “evitare un’ulteriore recrudescenza”.

Sull’attivita’ scolastica, in realtà, non c’è nulla di deciso. Il ministro dell’Istruzione, Azzolina, non arretra. E così le ministre di Iv, Bellanova e Bonetti. Nell’incontro con le regioni Speranza si è limitato a prendere atto della richiesta dei governatori di riaprire le scuole il 7 gennaio. E, più in generale, ha rimarcato come l’Rt potrebbe domani essere leggermente superiore all’1 ma ha continuato a lanciare appelli alla cautela. Anche perché – questa la tesi – ci vogliono 14 giorni dal momento in cui una regione entra in una regione per poter vedere i risultati.

Ci sono dunque dei segnali positivi come il raffreddamento della curva e il calo del numero degli occupati dei posti letto ma non è possibile alcun ‘liberi tutti’, la tesi. Tantomeno sulla neve. Perché può essere rischioso – il ‘refrain’ – tenere aperti gli impianti sciistici a Natale. Se ne riparlerà più avanti, con alcune regioni come il Friuli che hanno chiesto di chiudere le frontiere e altre che hanno invocato fondi sul dl ristori subito per le categorie penalizzate.

Probabilmente quindi nei prossimi quindici giorni non cambierà molto, al di là dell’allentamento delle misure riguardo ai negozi. Tutto il governo, Conte in testa, difende l’impianto del Dpcm (“È in corso un confronto tra Istituto superiore di sanità, Comitato tecnico scientifico e tecnici delle Regioni sui famosi 21 parametri di rischio e i tre scenari per capire se nel prossimo decreto potranno essere adottare misure piu’ snelle e duttili”, ha detto il presidente della Liguria, Toti).

Il premier sottolinea come gli italiani ancora una volta stiano rispettando le regole. “E – afferma – stanno dando una grande prova di responsabilità. Gli italiani sono consapevoli che sarà un Natale diverso o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio, con il rischio di un alto numero di decessi”.

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