Il call center di Immuni è pronto a partire a livello nazionale

Via libera del Garante della privacy, dopo alcune settimane di test in Campania, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Molise e nella provincia autonoma di Trento

Le notifiche di contatto a rischio su Immuni
Le notifiche di contatto a rischio su Immuni

Immuni riparte dai call center, ora che il Garante per la protezione dei dati personali ha dato il via libera definitivo al servizio di assistenza agli utenti risultati positivi a Covid-19. La decisione è arrivata pochi giorni fa e fa ben sperare per un’ulteriore diffusione del servizio telefonico di assistenza agli utilizzatori di Immuni. Uno dei punti deboli dell’app, che tiene traccia dei contatti degli utenti e avvisa chi si sia trovato in prossimità di qualcuno successivamente risultato positivo al coronavirus, è stato finora quello dell’integrazione tra il servizio e le aziende sanitarie territoriali, che hanno spesso tardato o omesso di registrare il dato fornito dall’app, rendendone sostanzialmente vano il lavoro di tracciamento.

A correzione di questo problema – che non è tecnico quanto, piuttosto, gestionale – il decreto Ristori aveva disposto, a ottobre, la creazione di un “servizio nazionale di risposta telefonica”, dando così corpo a un’ipotesi già ventilata dal commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri lo scorso maggio. Il servizio di assistenza remota per la registrazione dei contagi è partito lo scorso 21 dicembre in Campania, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Molise e nella provincia autonoma di Trento. Ma ora che il garante ha potuto disporre delle linee guida a maggiore garanzia della riservatezza dei dati dei cittadini, l’iniziativa potrà essere estesa all’intero territorio nazionale. 

I dati che registra il call center

Per segnalare la propria positività al call center occorreranno tre dati: il numero della tessera sanitaria, che accerta l’identità di chiama; il codice univoco nazionale del referto Covid (Cun), che si ottiene in seguito a un tampone molecolare; il codice monouso generato dall’app Immuni, che l’utente comunicherà all’operatore sul momento della segnalazione. La procedura è così resa più semplice, oltre ad alleggerire il carico di lavoro dei dipartimenti territoriali di igiene pubblica, che in più casi documentati non sono mai stati attivati per raccogliere il dato di Immuni, isolando così intere porzioni di territorio da un servizio che di fatto funzionava, ma che nessuno stava ascoltando.

Nel corso delle interlocuzioni avute con il ministero della Salute, il ministero dell’Economia e finanze, il commissario straordinario e il dipartimento della trasformazione digitale della presidenza del Consiglio dei ministri, “l’Ufficio del Garante ha fornito specifiche indicazioni per individuare, seppur con l’urgenza richiesta dall’emergenza sanitaria, soluzioni rispettose della protezione di dati degli assistiti, fa sapere l’autorità di Piazza Venezia.

In particolare, il Garante richiede “che la piattaforma utilizzata dagli operatori del call center per accedere al Sistema Tessera Sanitaria sia progettata e realizzata adottando stringenti misure di sicurezza adeguate al rischio che presenta un trattamento di dati così delicato (in particolare, riguardo alle modalità di autenticazione informatica, ai profili di autorizzazione e al tracciamento delle operazioni svolte dagli stessi operatori)”. L’Autorità ha infine prescritto al ministero della Salute di effettuare controlli costanti sull’attività del soggetto a cui è affidata la gestione del call center Immuni, per verificare il pieno rispetto della disciplina sulla privacy.

Poche segnalazioni

Da qualche mese a questa parte, Immuni sembra completamente sparita dai radar del dibattito pubblico. Tuttavia, l’app esiste e funziona, come funzionava sette mesi fa, quando è stata lanciata, registrando una modesta adesione da parte degli italiani. Anche il grafico dei download segna pochi battiti: da novembre a oggi questi sono aumentati di circa due milioni, fino ad arrivare a un totale complessivo di poco più di dieci milioni di download. Comunque sufficienti per rendere Immuni vantaggiosa nel contrasto alla diffusione del coronavirus, secondo i dati forniti dall’università di Oxford insieme a Google, che fissano nel 15% l’adozione funzionale di un’app di tracciamento dei contatti. In Italia oggi, siamo al 16,8%

A rimanere bassi invece sono i numeri di segnalazioni, secondo il cruscotto fornito dal ministero della Salute: tolte Emilia Romagna e Lombardia (rispettivamente 112 e 73 segnalazioni settimanali), questa settimana la gran parte delle Regioni hanno segnalato meno di sei contagi. Segno che chi contrae il coronavirus non ha Immuni o non la utilizza per segnalare la propria positività.

In tal senso, la situazione non sembra molto diversa da quella fotografata lo scorso ottobre, quando alcune inchieste giornalistiche (tra cui quelle di Wired) hanno dimostrato come la gran parte delle Regioni avessero omesso di collegare il sistema di tracciamento di Immuni ai sistemi territoriali, causando una gran perdita di tempo e impedendo anche a chi aveva l’app di contribuire alla prevenzione della diffusione di Covid-19. Il call center voluto dal governo ha oggi l’opportunità di aggirare la resistenza delle Regioni, riportando in pista Immuni, alla soglia di quella che il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha definito “una fase espansiva” dell’epidemia.

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