Dopo l’annuncio di nuovi termini del servizio, la confusione provocata negli utenti e, in Italia, l’intervento del Garante della privacy, la app si prende più tempo

Dopo la confusione generata dall’aggiornamento delle sue nuove condizioni d’utilizzo, WhatsApp ha deciso di posticipare la data in cui gli utenti dovranno accettare i nuovi termini di servizio della app di messaggistica. Dall’8 febbraio la scadenza slitta al 15 maggio. Ed entro quella data l’azienda si impegna a fare chiarezza sui cambiamenti che comporterà la nuova politica della piattaforma.
Una richiesta che non arriva solo dagli utenti, ma anche dal Garante italiano per la protezione dei dati personali, che vuole vederci chiaro. “Il messaggio con il quale Whatsapp ha avvertito i propri utenti degli aggiornamenti che verranno apportati, dall’8 febbraio, nei termini di servizio – in particolare riguardo alla condivisione dei dati con altre società del gruppo – e la stessa informativa sul trattamento che verrà fatto dei loro dati personali, sono poco chiari e intelligibili e devono essere valutati attentamente alla luce della disciplina in materia di privacy”, ha fatto sapere l’autorità indipendente.
“Siamo a conoscenza del fatto che il nostro recente aggiornamento abbia creato un po’ di confusione”, ammette la società nel suo ultimo blogpost. Il risultato è che l’annuncio ha fatto perdere fiducia in WhatsApp. E causato la migrazione verso altre piattaforme, Signal in testa.
WhatsApp nel suo blogpost ci tiene a chiarire che con l’aggiornamento delle condizioni d’uso non cambierà niente per quanto riguarda la protezione delle conversazioni. Tutto ciò che viene condiviso all’interno delle sue chat con amici, familiari, parenti e contatti, rimane protetto da crittografia end-to-end.
La piattaforma chiarisce che l’aggiornamento include delle modifiche riguardanti le nuove opzioni facoltative riservate agli utenti che utilizzano WhatsApp Business per comunicare con le aziende e per effettuare acquisti tramite la piattaforma: “Le modifiche riguardano lo scambio di messaggi con le aziende, un servizio del tutto facoltativo, e offrono maggiore trasparenza sulle nostre modalità di raccolta e utilizzo dei dati”.
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