AGI – Quattro priorità: vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi dei cittadini e rilanciare il Paese. Un metodo: dialogo con i partiti e le forze sociali. E infine uno strumento, la potenza di fuoco messa a disposizione dall’Europa, per ricostruire dalle macerie della più grave recessione della sua storia.

Sono da poco passate le 13,30 di mercoledì 3 febbraio quando Mario Draghi annuncia di aver accettato l’incarico offerto da Sergio Mattarella per formare un nuovo governo. E in poche frasi, pronunciate dal Quirinale, disegna il ‘manifesto’ per l’esecutivo che, se arriverà il via libera delle forze politiche, potrebbe nascere a breve.

Draghi non minimizza (“è un momento difficile”, dice) ma nemmeno drammatizza. Usa toni distesi, ripete per due volte la parola “fiducia”, condivide il richiamo all’unità invocato da Mattarella. “Il Presidente della Repubblica ha ricordato la grave crisi sanitaria con i suoi gravi effetti sulla vita delle persone, sull’economia e sulla società. La consapevolezza dell’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione”, premette.

La pandemia è ancora il nemico, la campagna di vaccinazione procede lenta, la crisi economica stringe e quella sociale, senza interventi seri, è già annunciata.

Ma “abbiamo a disposizione le risorse straordinarie della Ue, abbiamo l’opportunità di fare molto per il nostro paese con uno sguardo attento al futuro delle giovani generazioni e al rafforzamento della coesione sociale”, continua l’ex numero uno di Francoforte che miscela realismo e speranza, rispetto per i partiti e le forze sociali, attenzione ai giovani e alla tenuta sociale.

Poi l’appello alle forze politiche. “Con grande rispetto mi rivolgerò innanzitutto al Parlamento, espressione della volontà popolare”, dice ai partiti, divisi, provati da settimane di veleni e usciti ancora più indeboliti da una crisi senza sbocco.

“Sono fiducioso che dal confronto con i partiti e i gruppi parlamentari e dal dialogo con le forze sociali emerga unità la capacità di dare una risposta responsabile e positiva all’appello del Presidente della Repubblica”, rassicura Draghi.

Dopo il Quirinale, come da prassi, Draghi incontra Roberto Fico e Elisabetta Casellati, presidenti di Camera e Senato. Poi, in un gesto molto meno consueto, anzi assolutamente unico, il presidente incaricato va a palazzo Chigi a trovare il suo predecessore Giuseppe Conte, con cui avrà un faccia a faccia di un’ora e un quarto.

Poi ancora a Montecitorio per concordare i dettagli logistici delle consultazioni. Da domani l’ex presidente della Bce inizierà gli incontri con le forze politiche, a partire dal primo pomeriggio, per poi tornare al Quirinale, sciogliere la riserva, giurare e presentarsi alle Camere per chiedere la fiducia.

Quanto forte sarà il sostegno dei partiti, di che natura sarà il nuovo governo (se tecnico, politico o un mix di entrambi) è nelle mani della politica che deciderà nelle prossime ore. Nel frattempo, il ‘manifesto Draghi’ prende forma.

Intanto i partiti si stanno riunendo in rapida successione. Prima il centrodestra, che sta cercando di mantenere l’unità su una linea di astensione ma vede alcune avanguardie di FI spingersi fino al sì, il Pd pronto a sostenere il nuovo tentativo ma nella speranza che questo non spacchi l’alleanza giallorossa.

E il M5s diviso tra il no senza appello e una linea aperturista. Da domani pomeriggio, forse con qualche telefonata già domattina, Draghi consulterà i partiti a cui ha detto di voler guardare per un confronto che porti all’unità del Paese. Nessun limite precostituito restringe l’orizzonte dell’ex presidente della Bce.

Durante il colloquio con Mattarella di stamane non sarebbero emersi paletti di alcun tipo, nè di tempo, nè di formule, nè di caratteristiche della compagine governativa.

Draghi sarà libero di scegliere se farsi affiancare da ministri tecnici o politici o entrambi, avrà a sua disposizione il tempo necessario a sciogliere la riserva, avrà l’autonomia per disegnare il suo esecutivo.

Non un governo del Presidente, dunque, perchè sono lontani i tempi che portarono Mario Monti a palazzo Chigi. Oltre alle differenze dei quattro protagonisti, la situazione del Paese non è affatto paragonabile a quella del 2011.

Da domani l’ex governatore di Bankitalia comincerà le consultazioni e da quel momento si potrà capire quale sarà il profilo del suo esecutivo. 

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