È dedicata all’emergenza Covid-19, alla sorveglianza dei governi e ai diritti dei lavoratori la piattaforma di whistleblowing di Wired. Ecco come mandarci informazioni “scomode”

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La stampa libera deve servire ai governati, non ai governanti”. La frase è scolpita nella sentenza con cui, nel 1971, la Corte suprema degli Stati Uniti spiana la strada alla pubblicazione sui quotidiani dei famigerati Pentagon Papers, i documenti estratti da un rapporto del Dipartimento della difesa che inchiodano la Casa bianca alle sue responsabilità nella gestione della guerra del Vietnam. Uno degli aspetti più delicati nella gestione di quei documenti è stata la protezione delle fonti. Ed è un leitmotiv che accompagna la professione giornalistica quando si trova di fronte a informazioni tanto pesanti da far tremare i governi.

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Lo insegnano di recente, su tutti, casi come quello di Julian Assange e di Edward Snowden. È necessario che una fonte possa sentirsi libera di parlare con un giornalista al sicuro da orecchie e occhi indiscreti perché le notizie che hanno maggiore impatto sulla nostra vita possano venire a galla. E la tecnologia è quanto mai di aiuto, in questo caso, perché, se è vero che come mai prima d’ora strumenti di sorveglianza sono in forze ai governi per controllare, altrettanti ne dà per sottrarsi alla presenza ingombrante del Grande fratello di orwelliana memoria.

Con questi due obiettivi – garantire il massimo della protezione alle nostre fonti e continuare a raccogliere storie che siano rilevanti per chi ci legge e per la comunità nazionale – Wired lancia la sua piattaforma di segnalazioni anonime: WiredLeaks. Attraverso questo punto di contatto ogni fonte potrà raggiungere la squadra di giornalisti di Wired e fornire in modo anonimo materiale, notizie, documenti riservati e dati utili a fornire notizie di pubblico interesse e che, altrimenti, sarebbe difficile se non rischioso consegnare nelle mani dei nostri reporter.

WiredLeaks si basa sul software open source GlobaLeaks: una tecnologia gratuita che chiunque può utilizzare per costruire un sistema di whistleblowing, grazie allo sforzo del Centro Hermes per la trasparenza e i diritti umani digitali, un’organizzazione italiana di hacktivisti all’opera dal 2011 per offrire tecnologie che, nel mondo sempre più connesso, preservino la libera informazione, la libertà di parola e la tutela dei diritti umani.

Wired non è la prima testata che adotta GlobaLeaks per rendere anonime le sue fonti (anche agli stessi giornalisti) e ci auguriamo che il nostro sia un tassello in più per costruire un patto ancora più solido tra giornali, lettori e fonti e per consentire alle informazioni che meritano di essere rese pubbliche. Mai come durante il lockdown e l’emergenza Covid-19 abbiamo sperimentato la soffocante sensazione di una narrazione a senso unico e sganciata dalla realtà, contro cui Wired ha cercato di opporre una meticolosa ricostruzione dei fatti e un’analisi minuziosa dei dati.

WiredLeaks sarà uno strumento in più per aiutarci in questa missione. Potete raccontarci quel che più vi sta a cuore. Attraverso questa piattaforma, però, Wired vuole rendere ancora più distintivo il suo lavoro nei campi che più ci sono propri: l’emergenza coronavirus, che abbiamo raccontato con strumenti e dati unici, in controtendenza a una rassegna quotidiana appiattita sul bollettino della Protezione civile; il crescente ruolo dei sistemi di sorveglianza digitale, la loro minaccia alla nostra privacy e le ombre che tendono sulla violazione dei diritti umani; le trasformazioni del lavoro e dell’economia e i riflessi su diritti e ruoli delle persone.

Per sapere come funziona WiredLeaks e come usarla nel modo più sicuro, utilizzando il Tor Browser, l’invito è a leggere prima le avvertenze e poi il nostro manuale. Aiutateci anche a migliorarla, per renderla ancora più adatta agli obiettivi di tutela delle fonti, e fateci conoscere quali sono i temi che vi stanno a cuore, su cui ci dovremmo concentrare.

WiredLeaks funzionerà se voi – la comunità dei nostri lettori, le fonti che ci aiutano a costruire storie significative, persone che non ci conoscevano ma attraverso questo strumento si sentono più serene di comunicare con noi – la adopererete per dialogare (sempre anonimamente, lo ribadiamo) con la nostra redazione, per aiutarci a far luce su scandali, abusi, problemi, per rendere più semplice raggiungere quelle informazioni che mettono con le spalle al muro i responsabili. Non è un vezzo tecnologico né una casella da lasciare impolverare. Come Wired, anche WiredLeaks è al vostro servizio.

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