Meno attenti ma con più memoria, così il lockdown ci ha cambiati

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(Credits: Ross Sneddon on Unsplash)

La vita da reclusi durante il lockdown non solo ha minato la nostra salute psicologica, causando l’aumento di ansia e depressione, ma ha anche intaccato le nostre abilità cognitive, come la concentrazione, l’attenzione, il senso del tempo che scorre. Ad accendere il faro su come ci può cambiare un periodo di lockdown a livello cognitivo è stato uno studio realizzato da un team dell’Università di Padova, in collaborazione con l’IRCCS Santa Lucia di Roma, che ha appena pubblicato le proprie ricerche su Plos One. Tematiche quanto mai attuali, perché la pandemia e le restrizioni collegate sono lungi dall’essere finite e a quasi un anno di distanza dal primo lockdown in Italia ci sono zone sottoposte a questa pesanti misure restrittive e aleggia lo spettro di un possibile coinvolgimento di tutto il territorio nazionale.

Come ti sentivi prima del lockdown?

Per capire se esistesse una correlazione tra il peggioramento del benessere psicologico e la percezione che le nostre capacità cognitive, i ricercatori hanno condotto una serie di questionari, coinvolgendo circa 1200 persone. Ai partecipanti (giovani sopra i 18 anni, adulti e anziani) si chiedeva di rispondere prima pensando alle proprie condizioni in tempi normali, poi in pieno lockdown. Le domande poste dai ricercatori erano del tipo fa: si accorgevano di commettere errori di memoria? Percepivano di avere difficoltà a concentrarsi guardando la Tv, leggendo o lavorando, oppure facendo più cose contemporaneamente? Si sentivano in difficoltà nel prendere decisioni o nel ricordare il giorno della settimana o una data di compleanno?

Secondo i primi risultati emersi le facoltà cognitive in genere, come attenzione o senso del tempo, risultano indebolite durante la permanenza forzata in casa, ma inaspettatamente la capacità di memoria rimane integra: “Per esempio abbiamo valutato la capacità di ‘memoria futura’ – spiega Giorgia Cona del Dipartimento di Psicologia generale dell’Università di Padova e del Padua Neuroscience Center, a capo dello studio – un concetto che sembra una contraddizione, ma in realtà è la capacità di proiettarsi nel futuro, ad esempio ricordandosi di un appuntamento. Devo andare dal dentista domani alle 10? Durante il lockdown tendo a ricordarmelo più facilmente, forse perché la mia agenda è meno densa di appuntamenti”.

Sebbene lo studio – svolto nelle prime due settimane di maggio 2020 – si sia basato su questionari e non su test cognitivi fatti direttamente alle persone – non era possibile incontrare nessuno- i ricercatori assicurano sulla sua attendibilità: “La visione soggettiva può portare certe persone a mentire o ad avere percezioni distorte, perciò per avere dei dati validi abbiamo raccolto informazioni su un ampio gruppo di partecipanti, oltre 1200, e i risultati risultano coerenti”, va avanti Cona.

Lockdown, pagano più le donne

L’impatto è stato diverso a seconda delle fasce d’età: cui le persone sotto i 45 anni, per esempio, hanno risentito di più del lockdown, forse perché le restrizioni hanno bloccato bruscamente una vita sociale più intensa. E le donne sembrano soffrire più degli uomini: “probabilmente perché tante lavoratrici hanno dovuto rinunciare alla propria attività e scegliere fra famiglia e carriera, lo testimoniano gli ultimi dati sulla disoccupazione: le donne stanno pagando il prezzo più alto” sottolinea la ricercatrice. E per gli studenti? C’è il rischio che un abbassamento delle funzionalità cognitive possa intaccare le loro capacità di apprendimento? La ricerca non ha affrontato nello specifico questo aspetto: “tuttavia sappiamo che l’attenzione e la concentrazione sono fondamentali per un buon apprendimento, per cui di sicuro si potrebbero ipotizzare rallentamenti nell’apprendimento dovuti a cali di attenzione, un fenomeno che merita di essere studiato”, osserva Cona.

Il pericolo infodemia

Infine lo studio parla anche di infodemia: tutto il giorno attaccati al computer o allo smartphone continuiamo ad andare su social e siti di informazione per aggiornarci, con effetti deleteri sulla concentrazione e progressivo aumento di stress e ansia. “Giusto informarsi, ma dobbiamo darci delle regole – è l’appello della ricercatrice – È il caso di dedicare alle notizie per esempio solo 15 minuti al mattino e 15 la sera, non occorre continuamente cercare aggiornamenti, le cose non cambiano così repentinamente”. Un consiglio prezioso anche pensando agli stili di vita legati alla diffusione sempre più capillare dello smartworking, che in lockdown aumenta l’effetto straniante, ma che in tempi più normali, con la possibilità di organizzarsi e uscire, può avere molti vantaggi. A patto di trovare i giusti equilibri.

Riferimenti: Plos One

Credits immagine: Ross Sneddon on Unsplash

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