Milan – L’analisi della sconfitta rossonera a favore dell’Inter

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Il Milan ne esce con le ossa rotte. L’analisi della sconfitta rossonera contro l’Inter.

Secondo quanto riportato da Gazzetta dello sport il Milan perde l’occasione per agguantare lo scudetto:

Quella del derby di ieri è la cronaca di una sconfitta annunciata. L’Inter arrivava alla sfida-chiave del campionato in condizioni tecniche, fisiche e psicologiche troppo superiori rispetto al Milan. Troppo superiori per ipotizzare il classico derby da pronostico smentito. Purtroppo la sconfitta nel derby-scudetto era scritta. Il risultato e l’andamento della gara hanno fotografato bene la differenza tra una squadra costruita per vincere subito e una che dopo 8 lunghissimi anni punta a rientrare gradatamente nel calcio che conta. Non siamo stupiti dalla sconfitta nel derby, siamo invece ammirati da come questa squadra nata quasi contro il volere della proprietà dal gruppo costruito da Ibra, Pioli e Maldini poco prima di essere mandati via sia riuscita a rimanere in testa per 20 giornate. Pioli e i suoi ragazzi hanno fatto una grande impresa nel tenere il primato per un girone abbondante davanti a squadre nettamente più attrezzate. Competere fino alla fine per il titolo sarebbe stato un vero e proprio miracolo. Ed era la cosa più normale in assoluto prevedere e concepire un calo anche vistoso nel momento clou della stagione. La differenza tra una grande squadra e una che lo vuol diventare, è che la grande squadra fa punti anche quando gioca male, mente chi ancora non lo è cede di schianto nei momenti in cui cala la forma. Lo ha sperimentato sulla propria pelle proprio la stessa Inter in un paio di circostanze negli anni. E alla fine ha completato e sta completando quel processo di crescita. Precisando che anche quest’anno, pur vincendo probabilmente lo scudetto, sulla stagione dei nerazzurri rimane l’indelebile macchia della prematura eliminazione dalla Champions League.

Ma forse scoppole come quella hanno contribuito a riportare Conte su una logica di calcio più pratica e affine alle caratteristiche della squadra. Una logica che si chiama “difesa e contropiede” e che, non c’è nulla di male, ha portato l’Inter in testa alla classifica. Anche il derby Lukaku e compagni lo hanno vinto con queste spietate e italianissime armi. Un progetto tattico favorito dal gol regalato da Romagnoli e compagni in occasione dell’ 1 a 0. Male il centrale che si sognerà il belga per qualche tempo, ma pessimo il sistema difensivo che consente al gigante nerazzurro di recuperare la ribattuta di Kjaer, prendere la mira e collocare la palla sulla testa di Lautaro. A questo proposito, dove si trovava il terzino sinistro in quell’azione.

In ogni caso se il Milan dopo la “non partita” di Spezia e il gol preso al 93esimo a Belgrado, sbaglia l’approccio mentale anche nel derby-scudetto significa che non c’è proprio storia. E infatti poi, al di là delle due parate di Handanovic a inizio ripresa, la vittoria degli uomini di Conte è schiacciante e meritata. E il sogno scudetto del Milan svanisce definitivamente, ben oltre i 4 punti di distacco in classifica. Forse, anzi sicuramente questo è un bene, perché prima il Milan si toglie dalla testa l’obiettivo scudetto meglio è. I rossoneri devono tornare a giocare spensierati e spregiudicati come hanno nel girone di andata quando, senza pressioni né aspettative, hanno costruito qualcosa di molto bello e molto importante. Qualcosa che sarebbe davvero un peccato vanificare uscendo dai primi 4 posti della classifica. Tornare in Champions League dopo 8 anni è e deve essere il vero obiettivo dei rossoneri. Cosa che né a inizio anno né adesso bisognava e bisogna considerare scontata. Dichiarazioni baldanzose come quelle lette in settimana da alcuni giocatori rossoneri, della serie “Vinciamo il derby e li sorpassiamo” erano indice di un’insicurezza diffusa che stava sfociando in presunzione. Un mix deleterio per tutti, ma soprattutto per una squadra giovane e in fase di crescita come il Milan. Una squadra dove ci sono solo due campioni, il portiere e il centravanti, in mezzo a tanti buoni e/o discreti giocatori. A proposito del centravanti, che è stato il grande trascinatore e il grande esempio per questi ragazzi, forse sarebbe il caso che continuasse a esserlo ed evitasse di andare a condurre il Festival di Sanremo. Ricordandosi che lui, da grande solista, ha fatto crescere un coro, ma basta una “stecca” per rovinare tutto.

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