
«La storia di mia madre purtroppo non è un’eccezione e la pandemia ce lo sta mostrando». In collegamento da New York, Rula Jebreal ha ripercorso la sua storia personale, ospite di Verissimo e intervistata da Silvia Toffanin. Il primo ricordo è quello per la madre Nadia, morta suicida dopo essere stata ripetutamente stuprata. «Quando c’è una crisi le prime a pagare sono le donne. È quello che continua ad accadere a milioni di donne che vivono in Paesi in guerra dove lo stupro è usato come arma di guerra.
Le donne diventano un target».
La giornalista italo-israeliana lavora alla facoltà di Scienze politiche e oggi vive tra New York e la Florida. In Italia ha un pezzo di cuore, la figlia Miral che studia fotografia all’Accademia di Bologna. «Siamo cresciute insieme», racconta Jebreal, uscita in libreria con Il cambiamento che meritiamo (Longanesi). «È la mia coscienza, la decisione di fare Sanremo l’ha presa lei, mi ha sempre spronato a uscire dalla mia zona di comfort, ad osare. È un’artista, racconta con le fotografie la nostra realtà».
Il palco dell’Ariston, dove Rula Jebreal ha portato uno dei monologhi che non dimenticheremo, è stato uno dei momenti che hanno segnato la Sua vita. «Sanremo è stato il momento in cui mi sono impadronita della mia storia, quando ho potuto e sono riuscita finalmente parlarne. Io non amo piangere in pubblico, in quel momento ho guardato mia figlia che era davanti a me e non sono riuscita a trattenermi, ho pensato che fosse giusto lasciare spazio all’emozione».
Da sempre impegnata nella lotta per i diritti delle donne, la giornalista italo-israeliana ha ricordato quanto sia profondo il dolore di chi subisce violenza e non sempre riesce a trovare ascolto. «Mia madre si è suicidata perché ha subito un doppio danno, dallo stupratore che era il suo padrino e dallo stato che non le ha dato giustizia».
Prima di Rula Jebreal avevano animato il salotto di Verissimo con i loro racconti a cuore aperto Elisabetta Canalis ed Ornella Vanoni (insieme al suo cagnolino). La cantante ha ripercorso la sua carriera, senza tralasciare il momento buio in cui si è curata dalla depressione. «Se ce l’hai la personalità rimane la tua, mi sono curata perché è cominciata quando ero in Svizzera, ero molto triste e malinconica. Quando ho capito cosa avevo ho preso subito provvedimenti. Se la prendi bene non torna, se ti curi e segui le indicazioni. Molti hanno paura di cambiare, ma non si cambia, si guarisce da una malattia».
Come dal Covid. «Ho avuto il Covid, è come una guerra. Non sapevamo se le bombe ci avrebbero preso durante la guerra, ma almeno potevamo stare in famiglia. Adesso siamo come soldati, possiamo morire da soli sul campo di battaglia. Non mi spavento quasi mai, ma sono stato malissimo. Credevo di morire dal mal di pancia, mi ha preso un dolore alla faccia. Si sono gonfiati i linfonodi, ho avuto blocchi intestinali, ma ho avuto un sistema immunitario forte».
