AGI – L’incontro definitivo dovrebbe avvenire nel week end. Potrebbe essere una riunione alla presenza di Grillo e dei vertici a sbloccare gli ultimi nodi per far partire il nuovo corso del Movimento 5 stelle. Conte però potrebbe non aspettare più le festività pasquali e scendere in campo prima.

Avrebbe voluto che venisse prima sciolto il nodo su ‘Rousseau’ ma ha capito – e con lui i vertici pentastellati, secondo quanto riferisce un ‘big’ M5s – che lo scoglio resterà sulla strada ancora per lungo tempo. Da qui la necessità di accelerare. Del resto il pressing dei parlamentari M5s affinchè sciolga la riserva al più presto è sempre più forte.

La legittimazione della nuova leadership di Conte potrebbe non arrivare con un voto sulla piattaforma web. Da tempo i legali stanno trattando il dossier, l’eventualità che venga avviata una causa contro Casaleggio è sul tavolo. Ma intanto si parte. E non si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione.

Nessun cambio di nome, se non l’aggiunta nel simbolo della data 2050, così come indicato da Grillo. Si ripartirà da quello che c’è e si recupererà anche il lavoro degli Stati generali, spiega un ‘big’ M5s. L’ex premier diventerà il leader, ci dovrebbe essere una segreteria e verranno probabilmente scelti dei responsabili d’area. Il piano è pronto e sarebbe in via di definizione anche il manifesto.

Il Movimento 5 stelle 2.0 si presenterà come una forza progressista, ambientalista che guarda all’alleanza con il Pd ma che si rivolge anche ai professionisti, alle partite Iva. Ma servirà il passaggio del confronto con i parlamentari che chiedono garanzie all’ex premier.

È vero che ora c’è un conto corrente ad hoc, che i soldi dei deputati e dei senatori non verranno più versati direttamente a Rousseau (l’associazione intanto continua a chiedere gli arretrati) ma molti degli esponenti pentastellati non vogliono che si arrivi semplicemente ad un cambio di struttura tout court.

Rousseau è già considerato come il passato ma nei gruppi parlamentari in tanti vogliono capire cosa succederà in futuro. “Non è che si sostituisce Casaleggio con Conte e basta. Vogliamo che tutto il processo sia partecipato e che non ci sia un partito personale”, dice un deputato. Sulla necessità di un cambio nessuno obietta nulla e tutti appoggiano la soluzione Conte, anche se restano i mal di pancia. “Alla fine sarà semplicemente un maquillage”, dice un altro ‘big’.

E intanto le iniziative in campo non mancano. È nata per esempio ‘Italia Più 2050’, l’associazione culturale che “si muoverà nel solco tracciato da Beppe Grillo per il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte. Rappresenta “la naturale evoluzione” di Parole Guerriere, il think tank animato dalla deputata M5s e sottosegretaria al Sud Nesci. Uno dei promotori è il sottosegretario Sibilia ma sono più di quaranta ad aver dato l’adesione (è in corso una raccolta firme) al progetto che intende essere un ponte di collegamento con la base.

Ma si muovono anche gli ex M5s. Al Senato il gruppo dei fuoriusciti che guarda al simbolo di Italia dei valori avrebbe raggiunto le dieci unità ma dovrà essere la Giunta del regolamento (è stata già rinviata tre volte) a dare il via libera. Mentre una delle ipotesi è quella di mettere insieme altri ex M5s che hanno aderito ad ‘Alternativa c’è con il gruppo Maie-Europeisti che oggi ha perso un altro pezzo, con il ritorno della senatrice Rojc nel Pd. è un discorso legato anche a questioni economiche ma non tutti nel gruppo Maie sono convinti dell’operazione.

Oggi intanto l’ex presidente del Consiglio vedrà Letta con il quale siglerà un patto per un percorso insieme, anche se Pd e M5s manterranno autonomia nella propria azione politica e parlamentare. Il perimetro disegnato dal nuovo segretario dem è quello di un centrosinistra ampio con un’alleanza strutturale con M5s.

Letta ieri ha visto anche Speranza, dopo aver incontrato nei giorni scorsi Calenda. Sul tavolo dell’incontro tra Letta e Conte c’è anche il nodo delle amministrative: il Movimento 5 stelle supporta la sindaca Raggi ma non è escluso – dice una fonte parlamentare del Pd – che alla fine possa scendere in campo il presidente della Regione Lazio, Zingaretti. “A quel punto sarebbe difficile per gli altri continuare la propria corsa”, osserva la stessa fonte.

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