Covid, i vaccini potranno essere fatti anche in Farmacia
Nelle prossime settimane ai medici impegnati negli ospedali e negli hub vaccinali per la campagna contro Covid-19 si aggiungeranno i farmacisti, gli odontoiatri, gli infermieri fuori dall’orario di lavoro e i pediatri di libera scelta. Secondo il decreto legge Sostegni approvato nei giorni scorsi, le dosi di vaccino – verosimilmente le più semplici da conservare come quelle di AstraZeneca o quelle in arrivo ad aprile di Johnson & Johnson – potranno essere somministrate dai farmacisti, in via sperimentale, dopo un corso di formazione di 16 ore già predisposto dall’Istituto superiore di sanità. Scrive VanityFair.it
A specificare gli aspetti relativi ai requisiti strutturali dei locali e alle misure di sicurezza penseranno nei prossimi giorni specifici accordi con i sindacati di categoria e l’ordine professionale che comporranno un protocollo operativo. Dunque è evidente che non tutte le quasi 20mila farmacie italiane potranno aderire alla campagna vaccinale ma è comunque verosimile pensare che un buon numero, come quelle che hanno offerto e stanno offrendo tamponi antigenici rapidi e test sierologici, possano unirsi allo sforzo. Per arrivare già da aprile ad almeno 400mila dosi giornaliere.
I farmacisti dovranno trasmettere «senza ritardo e con modalità telematiche sicure» i dati relativi alle vaccinazioni effettuate giornalmente. I sindacati, Federfarma in testa, e l’ordine professionale sono pronti a partire con il loro organico di 70mila farmacisti. «È doveroso farlo – spiegava nei giorni scorsi all’Agi Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani nonché vicepresidente della Camera dei deputati – perché dobbiamo vaccinare il più possibile, più rapidamente possibile. Sarà ovviamente su base volontaria, ma ci aspettiamo un’alta adesione». In fondo in molti paesi, dalla Francia che ha iniziato da poco alla Gran Bretagna, dagli Stati Uniti al Portogallo fino all’Irlanda, i farmacisti sono già impegnati nella vaccinazione.
«Siamo pronti a definire un protocollo di carattere operativo per un’efficace campagna di vaccinazione in farmacia, forti anche della nostra esperienza positiva riportata con i test antigenici – diceva invece Marco Cossolo, presidente di Federfarma – in questo modo la rete delle oltre 19mila farmacie italiane potrà dare il proprio contributo al raggiungimento dell’obbiettivo di vaccinare il maggiore numero di persone possibili e nel minor tempo possibile». Della partita farà parte anche il rinnovo del contratto.
Già lo scorso ottobre 7.500 farmacisti hanno volontariamente svolto corsi di formazione per la somministrazione dei vaccini e oggi ce ne sono 5.174 abilitati, mentre altri 2.800 stanno ultimando l’aggiornamento. Ma non potrà certo esserci la questua del vaccino in farmacia: servirà sempre la convocazione da parte delle autorità sanitarie locali o la prenotazione in base alla propria fascia d’età dopo la quale il sistema potrà indicare come sede vaccinale la farmacia più vicina alla propria residenza. I farmacisti allestiranno un corner apposito all’interno del negozio oppure un gazebo esterno come accade già ora per i tamponi. Su tutto dovrebbe vigilare (anche da remoto e in chiave estensiva, non con la presenza effettiva quotidiana) un medico. Il decreto, cancellando una norma precedente inserita nell’ultima legge di bilancio, ha infatti escluso la presenza diretta di un medico per la vaccinazione, non ce ne sarebbero d’altronde abbastanza per affiancarsi a una rete simile.
Proprio su questo punto la Federazione degli ordini di medici e odontoiatri si è invece opposta, con critiche e osservazioni che sostiene essere a favore della sicurezza: «La giusta esigenza di accelerare e ampliare la campagna di vaccinazione non può andare a discapito della sicurezza» ha detto la federazione. Spiegando che anzi le somministrazioni andrebbero fatte anche nelle parafarmacie ma che «il vaccino è un farmaco e deve essere somministrato, così come prevedono le agenzie regolatorie, solo previa prescrizione del medico, ossia dopo la valutazione anamnestica e clinica – ha aggiunto il presidente Filippo Anelli – sempre cioè sotto la supervisione, in presenza, di un medico, che possa raccogliere il consenso informato, valutare lo stato di salute del paziente e gestire in maniera pronta eventuali effetti collaterali. Questo prevede l’Agenzia italiana del farmaco, che espressamente raccomanda in caso di somministrazione del vaccino ‘assistenza medica urgente se si manifestano sintomi di grave reazione allergica’». Un punto che si scontra tuttavia con le effettive disponibilità di organico.
In realtà i medici dicono che dal momento che verranno coinvolti fra pediatri, specializzandi, odontoiatri e altre figure ulteriori 164.800 operatori sanitari, ci siano le risorse per dislocare un medico in ogni farmacia in cui si vaccinerà e chiedono in questo senso un coordinamento nazionale: «Per questo in tutte le sedi vaccinali, e quindi anche nelle farmacie e nelle parafarmacie, la sicurezza della prestazione dovrà essere una certezza – aggiunge Anelli – sicurezza che, come sancito anche dalle autorità regolatorie all’atto dell’immissione in commercio dei preparati e dal Ministero della Salute, passa attraverso diversi step, che, tutti, richiedono la presenza del medico: l’anamnesi, la valutazione dello stato di salute del paziente e l’eleggibilità alla vaccinazione, l’eventuale scelta della tipologia di vaccino in concomitanza di condizioni particolari, e, non ultime, la prevenzione e la gestione di possibili, seppur rari, eventi avversi di varia gravità, anche attraverso la pronta somministrazione dei farmaci adeguati».
