Prende corpo FiberCop, frutto dell’investimento di Tim, Fastweb e del fondo Kkr, che nei piani per creare una società della rete unica in Italia dovrebbe fondersi con Open Fiber

Fibra ottica (Pixabay)
Fibra ottica (Pixabay)

Si è concretizzato l’accordo per l’ingresso del fondo di investimento Kkr Infrastructure e di Fastweb nel capitale di FiberCop, con l’acquisto delle quote: ora la nuova società, che si propone di ridurre il digital divide in Italia accelerando un ampio passaggio alla fibra sul territorio, è suddivisa fra Tim, che ne detiene il 58%, il fondo statunitense al 37,5% e l’operatore del gruppo Swisscom per il 4,5%.

L’operazione è stata resa possibile da un lato dall’acquisto da parte di Kkr di una quota in FiberCop, per un controvalore di 1,8 miliardi di euro (enterprise value di circa 7,7 miliardi, equity value 4,7 miliardi). Dall’altro, Fastweb ha sottoscritto azioni corrispondenti al 4,5% del capitale di FiberCop, mediante il conferimento del suo 20% detenuto in FlashFiber. Quest’ultima società, una joint venture fra Tim (80%) e Fastweb, ha fatto contemporaneamente confluire la propria rete in fibra con la rete secondaria di Tim (dall’armadio in strada alle abitazioni), nella nuova società FiberCop.

L’assetto di FiberCop è quello già approvato il 31 agosto in un consiglio di amministrazione di Tim, che per l’occasione aveva approvato e dato il via libera anche alla firma di una lettera d’intenti con Cdp Equity (Cdpe), finalizzata alla realizzazione del più ampio progetto di rete unica nazionale (AccessCo), attraverso la fusione tra FiberCop e Open Fiber. Vincitrice dei tre bandi per il piano Bul (banda ultra larga) di Infratel, Open Fiber è detenuta per metà da Cdp e metà da Enel, che a dicembre ha deciso di conferire il suo 40-50% al fondo australiano Macquarie.

Una questione politica

Secondo quanto previsto dall’intesa, Tim deterrà almeno il 50,1% di AccessCo e attraverso un meccanismo di governance condivisa con Cdpe sarà garantita l’indipendenza e la terzietà della società. A questo proposito sono previsti meccanismi di maggioranze qualificate e regole di controllo preventivo, spiega l’azienda. Se tale piano sembrava fattibile con il governo Conte, ora l’equilibrio del controllo societario della nuova entità, ma non solo, è motivo di discussione politica. Il primo azionista di Tim sono i francesi di Vivendi (23,75%), che entrerebbero così nella compagine insieme ad americani e australiani.

Da un lato il ministro all’Innovazione tecnologica, Vittorio Colao, si è limitato a candidare Cdp ad assumere un ruolo decisivo nell’attuazione del progetto di collegare in banda ultralarga il Paese, spiega Repubblica. Dall’altro il ministro allo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, avrebbe dapprima respinto l’ipotesi di attribuire il 51% a Tim, per poi chiedere di fare chiarezza “entro Pasqua” in un’intervista al Sole 24 Ore. Per il ministro sarebbe necessario stilare “un inventario realistico della situazione, investimenti privati e pubblici per portare la rete ovunque” e capire se sia possibile realizzare il progetto con la rete unica “in tempi rapidissimi”.

In attesa di capire come si evolverà l’iter, la neonata FiberCop consentirà a Tim, Fastweb e ad altri operatori di co-investire completando i piani di copertura in fibra nelle aree nere e grigie del Paese e accelerando l’adozione dei servizi banda ultralarga, sulla base di un modello di coinvestimento aperto (al quale ha già aderito Tiscali). La società proseguirà la copertura ftth (fibra fino a casa), con velocità di connessione fino a 1 gigabit, con l’obiettivo di raggiungere, entro il 2025, il 76% delle unità immobiliari delle aree grigie e nere, pari a una copertura del 56% delle unità immobiliari tecniche del Paese. A tutti gli operatori del mercato offrirà da subito servizi di accesso passivi della rete secondaria in rame e fibra.

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