
Il regista Pascal Schelbli immagina le profondità marine popolate da pesci di pluriball e alghe di cannucce per lanciare un efficace grido d’allarme sull’inquinamento delle acque
Alghe fatte di cannucce, pesci palla che assomigliano a pluriball. Il delicato rapporto tra le profondità marine e l’inquinamento da plastica è al centro del poetico cortometraggio animato The Beauty, firmato dal regista Pascal Schelbli, ovvero un viaggio attraverso gli oceani che sono allo stesso tempo meravigliosi e tremendamente sporchi.
Il video è del 2019, ma sta girando parecchio in questo periodo, dato che l’autore l’ha reso visibile su Vimeo. La chiave di lettura del problema dell’inquinamento dei mari è insieme ipnotica e straniante. Nei fondali di The Beauty sembra regnare la pace, nonostante i pesci siano diventati infradito spaiate o bottiglie di plastica. “Invece di mostrare un altro doloroso stomaco pieno di sacchetti di plastica”, spiega il regista, “ho pensato: e se la plastica potesse essere integrata nella vita marina e la natura risolvesse il problema?”.
Un’utopia che fa scomparire i sensi di colpa dei consumatori (sensi di colpa che già di norma non sono particolarmente acuti, finché non si cammina su una spiaggia inquinata). Ma che è, appunto, un’utopia: la realtà, conclude il corto, è un’altra. E bisogna darsi una mossa per cambiarla.
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