
Siamo tutti d’accordo che quando una notizia del genere, un arbitro donna, non sarà più una notizia, ecco, quello sarà un grande giorno per lo sport e per la parità di genere. Ma nonostante il cammino sia ancora lungo, arrivano da tutta Europa segnali confortanti che inducono a immaginare un futuro senza discriminazioni.
Si chiama Rebecca Welch ed è la prima donna arbitro ad aver diretto una partita di calcio professionistico in Inghilterra. La sfida in questione è stata Harrogate-Port Vale in League Two, la Quarta Divisione inglese, l’equivalente della nostra Serie D.
Rebecca Welch ha 37 anni, ha cominciato nel 2010 e nel 2017 ha arbitrato la finale di Coppa d’Inghilterra femminile. Fino a poco tempo fa lavorava per il Servizio Sanitario Nazionale, ma la passione alla fine ha prevalso ed è diventata un lavoro. Oggi è la più stimata tra gli arbitri donna e non è escluso – entro la fine della stagione agonistica – un salto di categoria.
Molte cose sono cambiate, compresa la percezione comune, quando la francese Stéphanie Frappart è entrata nella storia diventando la prima donna ad arbitrare una partita (Juventus-Dynamo Kiev) di UEFA Champions League. In realtà Frappart non è affatto l’unica donna ad arbitrare con regolarità nel calcio maschile. In ascesa c’è l’ucraina Kateryna Monzul ha arbitrato sia in UEFA Nations League che nella fase a gironi di UEFA Europa League.
La greca Chrysoula Kourompylia
Lei viene designata regolarmente per le partite UEFA maschili da ormai sei anni; così come l’inglese Sian Maassey-Ellis è assistente in Europa League e Nations League dal 2019. La più celebre di tutte – la tedesca Bibiana Steinhaus (moglie dell’arbitro Webb, tra i migliori dell’ultimo ventennio) – si è ritirata da poco dopo un’eccellente carriera in Bundesliga e ora ha un ruolo di rilievo in sala VAR nelle partite di Champions League.
La Germania è stato il primo paese ad avere un arbitro donna e oggi vanta il maggior numero di associate (circa 2500). In Italia gli arbitri donna sono circa 1800 e il numero – a differenza della categoria maschile – è in crescita. L’arbitro donna più fangoso è l’abruzzese Francesca Da Monte che, in qualità di assistente, è già arrivata nella rosa dei direttori di gara designabili tra Serie A e B maschile.
Due i direttori di gara, invece, inseriti in Serie C: la cilentana Maria Marotta e la toscana Marta Maria Sole Caputi. Stanno facendo passi da gigante e sono rimai diventate punti di riferimento per le colleghe più giovani che si avvicinano all’arbitraggio. La Serie A – per ora – è ancora un miraggio. Ma nel giro di qualche anno è auspicabile avere la prima donna arbitro anche nel nostro campionato.
