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Rossi, quando bisogna appendere le scarpette al chiodo

Inizio deludente, Rossi valuta il ritiro
Non c’è dubbio che l’inizio di stagione di Valentino Rossi sia stato oltremodo deludente. Dotato di una M1 capace di vincere con due piloti diversi entrambe le gare disputate a Losail, il Dottore non è invece andato oltre al 12° posto nel Gran Premio del Qatar e al 16° in quello di Doha. L’unico lampo è giunto nella qualifica del primo appuntamento, quando il veterano di Tavullia è stato capace di stampare il quarto crono sfruttando il traino del poleman Francesco Bagnaia. Sette giorni dopo, invece, sul giro secco VR46 ha dovuto incassare la peggior performance della sua carriera, in quanto per la prima volta nella sua infinita attività agonistica non è stato in grado di entrare tra i primi venti. Insomma, i risultati latitano e, a questo punto, viene da chiedersi se non si possa essere davvero ai titoli di coda di una storia tanto lunga quanto emozionante. Scrive Oasport.it.

Il punto è che le difficoltà di Rossi a Losail fanno seguito a quelle palesate durante tutto il 2020, durante il quale il rendimento non è certo stato all’altezza dei compagni di marca. Il podio nella gara-2 di Jerez de la Frontera è stato l’unico dell’anno, mentre Franco Morbidelli, Fabio Quartararo e Maverick Viñales ne hanno raccolti almeno tre a testa, riuscendo peraltro a vincere quantomeno un GP, impresa invece preclusa a Valentino, che ha chiuso un anno fatto più di ombre che di luci. In effetti, il Dottore non ha saputo sfruttare una serie di opportunità favorevoli. A Brno il passo era ottimo, tale da consentirgli di lottare per il successo, ma un errore in qualifica lo ha costretto a rimontare da lontano e ad accontentarsi del quinto posto. A Misano una sbavatura proprio all’ultimo giro ha spalancato la porta del terzo posto a Joan Mir, mentre a Barcellona una banale caduta ha fatto sfumare una seconda posizione ormai certa.

Nelle ultime otto gare a cui ha preso parte, il quarantaduenne di Tavullia ha sempre mancato la top-ten. Si tratta di una sequenza negativa a lui del tutto sconosciuta in passato. Nelle dichiarazioni successive al GP di Doha, Rossi ha ammesso di non riuscire a comprendere gli attuali pneumatici Michelin con cui ha problemi sin dai primi test effettuati. Di conseguenza, la situazione di difficoltà rischia di diventare cronica, proprio perché si protrae da tempo e, ultimamente, sembra anche essere peggiorata. Proprio per questo viene da chiedersi se Valentino non possa decidere di appendere il casco al chiodo al termine del 2021. Dopotutto, anche nei momenti più complessi, il Dottore ha sempre lottato per chiudere quantomeno tra i primi sei. A Losail, invece, la top-six è stata un miraggio. Anzi, il numero 46 per antonomasia ha faticato persino a entrare in zona punti.

È dunque accettabile per il diretto interessato essere relegato al ruolo da comparsa? Già, perché ultimamente non si parla più neppure di essere un comprimario capace di piazzarsi costantemente nelle prime posizioni e di salire occasionalmente sul podio, ma di un centauro in piena crisi di competitività, in balia degli avversari. Al tempo stesso, se la situazione non dovesse cambiare, sarebbe accettabile per Yamaha pensare di affidare nel 2022 una propria moto a un quarantatreenne i cui risultati sono pessimi? Quanto è stato fatto nel passato, più o meno recente, rimane scolpito nella storia, ma a un certo punto i crediti finiscono e bisogna fare i conti con la realtà. Il Rossi di fine 2020-inizio 2021 sta tenendo un rendimento ben inferiore persino a quello del 2019 o del disgraziato biennio in Ducati.

Carmelo Ezpeleta ha recentemente dichiarato che a suo modo di vedere Rossi proseguirà anche oltre il 2021, perché non c’è grande differenza tra gareggiare a 42 anni piuttosto che a 45. In linea teorica ha ragione, ma all’atto pratico il Valentino quarantenne garantiva un rendimento che il Rossi quarantaduenne non ha ancora dimostrato di poter valere. Proprio per questo le prossime gare rischiano di essere decisive per le scelte future del Dottore. Losail è un autodromo dove si corre in condizioni particolari, uniche nell’arco dell’intera stagione. I Gran Premi venturi potranno dare un’idea più chiara della competitività del fuoriclasse di Tavullia. Se non dovesse esserci una ripresa, allora potrebbe farsi concreta l’ipotesi del ritiro a fine anno. Dopo un quarto di secolo trascorso come pilota nel Motomondiale, non sarebbe da escludere di vederlo comunque nel 2022, ma in un altro ruolo. Magari quello del team manager.

 

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