Perché il vaccino Johnson & Johnson è monodose?

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(Foto: Mufid Majnun/Unsplash)

Contro Covid-19 infine è arrivato anche il vaccino Johnson & Johnson. Ma alla vigilia dell’avvio delle prime vaccinazioni anche da noi, cìè stata la richiesta di stop in via precuazionale dagli Usa, cui è seguito il rinvio della sua distribuzione in Europa. Il motivo: il bisogno di indagare meglio i possibili legami tra il vaccino e alcuni rari casi di trombosi, come accaduto già per AstraZeneca. L’arrivo del vaccino di Johnson & Johnson, sulle cui modalità di distribuzione ancora si discute, era molto atteso. Un’arma in più nella lotta alla pandemia, e per questo di certo benvenuta, che si distingue dagli altri vaccini disponibili per una caratteristica sopra tutte: è monodose. Ovvero somministrabile in una sola seduta, con una singola iniezione intramuscolare. Nessun appuntamento nelle settimane a seguire (per ora). Un bel vantaggio i termini di logistica, come abbiamo più volte raccontato, unito anche al fatto che si tratta di un prodotto che può essere conservato alle normali temperature da frigo. Ma cosa permette a questo vaccino di essere somministrato con una singola dose, a differenza degli altri?


Vaccino Johnson&Johnson: rinviata la distribuzione in Europa


Come funziona e che efficacia ha il vaccino J&J?
Piccola premessa: il vaccino di J&J, così come quello di AstraZeneca, è un vaccino ad adenovirus, ovvero utilizza un adenovirus (nello specifico Ad26, l’adenovirus umano di tipo 26, incapace di replicarsi) per veicolare all’interno delle cellule dell’ospite l’informazione genetica necessaria alla produzione della proteina Spike del coronavirus, l’antigene contro cui montare la risposta immunitaria. Ha un’efficacia, dichiarata dalle analisi emerse dai test clinici, del 67% nel ridurre i casi di Covid-19 sintomatici e dell’85% per i casi gravi i malattia. Ma a differenza di quello più simile di AstraZeneca – che prevede due dosi – così come però anche dei vaccini del tutto diversi, come quelli a mRNA, e al di là delle scelte di politica vaccinale, prevede una unica somministrazione. Perché?

Dosi ed efficacia
Sul piano teorico l’utilizzo, parliamo in termini generali, della seconda dose è legato alla capacità del sistema immunitario, attraverso una nuova esposizione all’antigene (e quindi patogeno) da combattere, di montare una risposta immunitaria più efficiente e duratura. Tanto che in generale l’efficacia dei vaccini è maggiore dopo la somministrazione della seconda dose. Eppure, considerando diversamente l’intervallo in cui misurare l’efficacia del vaccino, tenendo conto cioè del tempo necessario al sistema immunitario per rispondere, alcuni calcoli del Public Health England hanno suggerito dati di protezione dopo la singola dose per i vaccini anti-Covid-19 a mRNA e AstraZeneca più alti di quelli dichiarati nei trial, variabili dal 73% al 92% addirittura. E incoraggianti erano anche i dati preliminari che arrivavano dal real world, sia per la capacità di prevenire le infezioni che le ospedalizzazioni, come vi raccontavamo quando in Italia si ventilava l’ipotesi di ritardare la seconda dose dei vaccini (ipotesi nuovamente avanzata nei giorni scorsi per i vaccini a mRna).

Sappiamo che il confronto di efficacia tra i diversi vaccini è ben più complesso di un mero raffronto tra numeri – anche laddove ovviamente si consideri lo stesso aspetto, come la protezione dalla malattia – ma di nuovo, viene da chiedersi: perché il vaccino J&J a prevede (per ora) una sola somministrazione? Finora di singole somministrazioni abbiamo sentito parlare come strategie di politica sanitaria, vedi il Regno Unito, o come strategia per chi ha già avuto un’infezione da Covid-19. Il vaccino di J&J è in qualche modo diverso?

Perché una sola dose?
L’intervista a Dan Barouch del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, dietro lo sviluppo del vaccino, da parte di Roger Highfield, direttore scientifico del Science Museum Group, ha dato qualche risposta in materia. Barouch ha ricondotto le ragione della singola dose all’utilizzo di un vettore “altamente immunogenico dopo una singola dose”, capace di indurre una risposta immunitaria forte. Ma l’esperto ha anche ammesso che l’uso di una singola dose di un vaccino altamente efficace nel ridurre la malata semplifichi la gestione delle vaccinazioni di massa, specialmente in tempi attuali, dove la lotta alla malattia è una priorità. Tanto nei paesi meglio attrezzati, che in quelli meno. In sostanza una sola somministrazione è più semplice e offre comunque una buona protezione dalla malattia.

Di certo la scelta di J&J appare inusuale, commenta a Wired Andrea Cossarizza, immunologo dell’Università di Modena e Reggio Emilia: “La stragrande maggioranza dei vaccini prevede il ricorso a due somministrazioni: la seconda dose è un richiamo per attivare le cellule della memoria a lunga vita, per stimolare una protezione maggiore e più duratura”. Aspetto da non sottavalutare, specialmente alla luce delle domande, ancora senza risposta, su quanto duri l’immunità conferita dai vaccini attualmente in uso. “Sul perché J&J faccia uno di una sola dose possiamo solo fare delle ipotesi, per quel che sappiamo: è possibile che il buon livello di efficacia raggiunto con una singola somministrazione sia stato considerato come un strategia utile alla riduzione della malattia e del virus, dando la possibilità di vaccinare più persone”.

“Altre ipotesi – ma appunto sottolinea l’esperto solo tali in assenza di dati – potrebbero avere a che fare con l’immunogenità indotta dal vettore.“Se il vettore è molto immunogenico è possibile che vengano a formarsi degli anticorpi diretti anche contro l’adenovirus– spiega Cossarizza –in questo caso la risposta immunitaria contro il vettore adenovirale potrebbe rendere poco efficace la seconda dose, impedendo al dna contenuto dentro al vettore, che deve far produrre alle nostre cellule la proteina spike del coronavirus, di fare suo lavoro”. Ed è per questo, spiega, che il vaccino russo Sputnik V usa due vettori diversi nella prima e seconda dose. Qualche indizio potrebbe venire forse dai risultati dello studio Ensemble 2, portato avanti dalla stessa azienda, che prevede la somministrazione di due dosi del proprio vaccino, a distanza di una cinquantina di giorni.

La situazione, come abbiamo imparato, è in divenire, e continuamente monitorata dalle agenzie regolatorie e aggiustata secondo le evidenze scientifiche che si accumulano. Tanto che, come ha commentato a SkyTG24 Armando Genazzani del Committee for Medicinal Products for Human Use di Ema, anche il piano di somministrazione attuale del vaccino di Johnson & Johnson in monodose dovrebbe essere considerato valido al momento, e non escludere possibili richiami.

Via: Wired.it

Credit immagine: Mufid Majnun via Unsplash

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