AGI – “Tutto secondo copione”, taglia corto la maggioranza dei senatori in una giornata senza particolare pathos, dove i ministri D’Incà e Patuanelli sono arrivati a sostenere il ministro Speranza nel mirino di Fdi che ha presentato la mozione di sfiducia sul suo operato. Esce più rafforzato da questo voto? “Non credo, io vado avanti”, dice dopo essersi difeso nell’Aula: “In un grande Paese non si fa politica su una grande epidemia. Non si può sfruttare l’angoscia degli italiani per miopi interessi di parte. Per combatterlo dobbiamo essere uniti”.

La Lega preferisce impugnare l’arma della commissione d’inchiesta e così Italia viva, ma agli atti resta per ora la fotografia dei numeri: la mozione di Fdi ha avuto solo 29 voti a favore, idem quella di Paragone, uno in meno quella proposta dal senatore Crucioli di L’alternativa c’è. Tutte le mozioni hanno avuto un numero inferiore di sì rispetto alle firme di chi le ha sottoscritte. “Le forze politiche di maggioranza hanno espresso piena fiducia a Speranza. Fine del teatrino”, ha tagliato corto il ministro delle Politiche agricole e capo delegazione del M5S al governo, Patuanelli. “Alla Salute preferirei Sileri tutta la vita”, dice Salvini, “noi diamo fiducia a Draghi”.

L’alt agli attacchi al responsabile della Salute rafforza, qualora ce ne fosse stato bisogno, il presidente del Consiglio e lo ‘schema Draghi’ che verrà puntellato sempre più anche nei prossimi mesi per far avanzare il Pnrr, il decreto imprese e soprattutto la lotta all’emergenza sanitaria. Tanto che nelle forze parlamentari si comincia sempre più a parlare di questo schema come quello in grado di andare anche oltre l’elezione del Capo dello Stato, fino a oltrepassare le colonne d’Ercole della legislatura.

“Di sicuro – argomenta un esponente ‘moderato’ di FI – se la Lega dovesse rompere, noi rimarremo comunque agganciati all’esecutivo. In quel caso si spaccherebbe il centrodestra o Forza Italia…”. Ma Salvini ha ribadito di voler restare al governo. Ha promosso l’asse con FI (un incontro con i vertici azzurri ci sarebbe stato anche oggi) per respingere al mittente i ‘tranelli’ piazzati da Fratelli d’Italia.

Domani è previsto un confronto tra i tecnici del Comitato tecnico scientifico e il commissario straordinario per l’emergenza Covid, Figliuolo, per fare il punto sulla campagna vaccinale e un altro Cdm: sul tavolo anche il dl sul fondo da 30,6 miliardi parallelo al Recovery e un decreto legge di proroga di termini in scadenza (tra questi lo smart working ma si parlerà anche delle cartelle esattoriali).

Insomma in vista dell’invio del Pnrr a Bruxelles la maggioranza, pur tra qualche distinguo, si compatta ma nei poli c’e’ ancora caos sul dossier amministrative. Questa sera arriverà la fiducia sul rinvio del voto ad ottobre, ma per ora sono pochi i punti fermi riguardo le prossime comunali. E’ ancora prematuro per esempio capire se la distanza tra Fratelli d’Italia da una parte e FI e Lega dall’altra possa allungarsi fino a scompaginare la partita delle amministrative.

L’obiettivo di tutti i ‘big’ del centrodestra è stato da sempre quello di convergere su candidati unitari ma “Fratelli d’Italia ha scommesso – osserva un esponente di primo piano azzurro – sulla traversata nel deserto e non è scontato che la rottura sia solo temporanea”. Le divisioni del centrodestra? “Beghe soffiate dai giornali. I miei avversari sono la sinistra: Pd, M5S e Renzi. Io contro quelli combatto”, dice Meloni.

“Se vanno da soli perdono…”, si limita ad osservare La Russa a chi gli chiede se la frattura si verificherà pure sulle candidature alle Comunali. E’ stato lo stesso Salvini ad annunciare che presto vedrà Meloni, che entro maggio si comporrà il quadro ma c’è anche chi non esclude che la rosa si ultimerà in piena estate. Ora che Bertolaso è ‘candidabile’ a Roma, FI e Lega puntano ancora su di lui.

Mentre a Milano Berlusconi e Salvini sono concordi su Albertini. A Torino correrà Damilano, a Napoli probabilmente il magistrato Maresca e poi c’e’ la corsa per la regione Calabria. Situazione ancora caotica nell’ex maggioranza rosso-gialla. Il Pd ha indetto primarie a Torino, Bologna e Roma, forse a Napoli si potrà trovare un’intesa qualora a presentarsi ai nastri di partenza fosse l’attuale presidente della Camera Fico (l’alternativa sono l’ex ministro Maresca e il sottosegretario Amendola).

M5s e Pd per il momento sono destinate ad andare divisi al primo turno nella Capitale (da una parte Raggi e dall’altra probabilmente l’ex ministro Gualtieri se Zingaretti non dovesse fare un passo avanti), a meno che l’ex premier Conte in rampa di lancio per diventare il leader del Movimento (al momento è confermata la kermesse di presentazione del nuovo manifesto per la prossima settimana ma per il futuro capo dei pentastellati c’e’ ancora il nodo Rousseau da sciogliere) non convinca la prima cittadina di Roma a fare retromarcia.

E’ una richiesta sottotraccia del Pd ma difficilmente realizzabile. Domani in ogni caso – il segretario dem e l’ex premier parteciperanno alla kermesse organizzata dal dem Bettini – prenderà il via il percorso comune che porterà Letta e Conte a costruire un fronte progressista.

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