Gli arresti degli ex terroristi in Francia “non sono solo una soddisfazione per noi parenti delle vittime, ma per tutto il nostro Paese”. Così Adriano Sabbadin, figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso nel 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia) dai Pac, commenta l’operazione dell’antiterrorismo a Parigi. Ora aspetta giustizia piena, “una giustizia – sottolinea – che doveva essere assicurata molto tempo fa”. “I nostri morti non sono andati in prescrizione e mi dispiace che Luigi Bergamin – che partecipò all’omicidio Sabbadin ndr. – sia riuscito a fuggire, ma sono fiducioso che possa essere catturato. Questi non sono da considerare ex terroristi”. 

“Abbiamo una ferita aperta e finché non si concluderà il ciclo non sarà rimarginata. Il governo francese si assuma la responsabilità per la fuga di Bergamin e per avergli dato protezione fino ad ora”, afferma Sabbadin conversando con un giornalista dell’ANSA. “Gli ordini di arresto – sottolinea Sabbadin – dovevano avvenire molto tempo fa”. 

“Finalmente giustizia è fatta. Questa è la prima cosa che ci sentiamo di dire”. E’ quanto riferisce all’ANSA Monica Gurrieri, figlia dell’appuntato dei Cc Giuseppe Gurrieri, ucciso nel 1979 da Narciso Manenti, uno dei brigatista arrestati oggi in Francia e che per l’omicidio del militare deve scontare l’ergastolo. La moglie e i due figli di Gurrieri abitano a Brescia. “Io avevo nove anni e mio fratello 14 e lui aveva visto dal vivo l’omicidio di mio padre” ha raccontato la figlia dell’appuntato. “Ho avuto la notizia dell’arresto da parte di un ex collega di mio padre che mi ha chiamata in lacrime dicendomi ‘ce l’abbiamo fatta’”. 

“Per fortuna, così come successo per Battisti, queste persone non la faranno franca. Ora attiviamo subito la macchina della giustizia e siano applicate le pene affinché possano pagare per quello che hanno fatto”. A commentare così la vicenda degli arresti in Francia è Maurizio Campagna, presidente dell’Associazione per le vittime del terrorismo e fratello di Andrea Campagna, l’agente di pubblica sicurezza calabrese ucciso dai terroristi il 19 aprile 1979 a Milano.

“Dopo 43 anni l’arresto di Tornaghi, coivolto nell’omicidio di mio padre, dimostra che la vicenda è tutt’altro che chiusa. Vorrei dirgli che ci sono ancora particolari e complici che loro non hanno rivelato: facciano un’operazione di verità e ammettano gli orrori che hanno commesso. Ricordo che va fatta ancora luce anche sul caso Moro”. A commentare all’ANSA gli arresti per terrorismo in Francia è Alberto Di Cataldo, figlio di Francesco Di Cataldo, il maresciallo ucciso a Milano dalle Br il 20 aprile 1978, nel periodo in cui Aldo Moro era tenuto in stato di sequestro.

”Lo Stato oggi deve essere contentissimo. Se da un punto di vista umano, infatti, dispiace sempre che una persona venga arrestata, dall’altro va dato atto all’Italia che, almeno su questa vicenda, ha mantenuto una linea di piena fermezza che era non solo necessaria ma indispensabile”. Così Franco Cirillo, uno dei tre figli di Ciro Cirillo, l’ex assessore regionale della Campania sequestrato dalle Brigate Rosse nel 1981 a Torre del Greco (Napoli) e poi rilasciato a Napoli dopo quasi tre mesi. 

“Proprio ieri – ricorda Franco Cirillo – è stato il quarantesimo anniversario di quel terribile giorno. Lascio immaginare cosa possano provare, pur a distanza di così tanto tempo, i figli nel rivedere le immagini del loro padre che ancora oggi fanno da sfondo ai servizi dei principali telegiornali nazionali”. Tra le persone finite in manette in Francia anche Marina Petrella, oggi 67 anni, accusata tra l’altro di avere avuto un ruolo di primo piano nella storia del rapimento di Ciro Cirillo, rapimento durante il quale furono uccisi l’autista dell’ex assessore regionale Mario Cancello e l’uomo della scorta, il maresciallo Luigi Carbone. 

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