A neanche un anno dal lancio, nel decreto Sostegni bis la fondazione Enea Tech diventa Enea Biomedical Tech: 200 milioni per l’innovazione nelle scienze della vita

Responsabile laboratorio ricerca biologica
Dalle università alle aziende chimico-farmaceutiche il settore delle biotech è in forte espansione. E lo sarà a maggior ragione negli anni a venire. Si consigliano lauree e dottorati in biotecnologie

Non ha neanche un anno di vita. E non ha ancora speso un euro dei 500 milioni messi a disposizione. Ma la fondazione Enea Tech, a cui il governo Conte 2 aveva affidato un fondo per il trasferimento tecnologico, è già stata rivoltata come un calzino. A ristrutturarne nome, compiti, statuto, organi direzionali e finanze è l’articolo 31 del decreto Sostegni bis. La fondazione viene ribattezzata Enea Biomedical Tech. Si occuperà di finanziare l’innovazione nelle biotecnologie, nella telemedicina, nella produzione di dispositivi medicali e nella prevenzione delle emergenze sanitarie. Non farà più capo solo all’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e al ministero dello Sviluppo economico (Mise), ma anche al dicastero della Salute e a quello dell’Università e della ricerca. Avrà un nuovo consiglio direttivo. E provviste per 200 milioni di euro.

A quanto apprende Wired, il cambio di rotta è stato una doccia fredda in casa Enea Tech. La fondazione stava lavorando ai primi investimenti in quello che fino a qualche giorno fa era un campo molto largo: dalla robotica all’economia circolare, dall’intelligenza artificiale alla microelettronica. A inizio maggio ha firmato un accordo con l’Agenzia spaziale europea (Esa) per valutare progetti nell’ambito dell’economia spaziale. E poco prima uno con l’Emilia Romagna per sostenere il tessuto innovativo regionale. Tutte iniziative finite ora in panchina, in attesa di capire quanto si sposano con il nuovo corso biotech. Ci sono 60 giorni per la conversione del decreto legge. E 30 per scrivere il nuovo statuto.

Il sito dell'Enea Biomedical Tech
Il sito dell’Enea Biomedical Tech

Il cambio di rotta

Enea Tech, guidata dalla presidente Anna Tampieri e dal direttore Salvo Mizzi (considerato vicino al Movimento 5 Stelle, come scrive L’Espresso), è entrata in una fase di standby. Sul sito la fondazione si presenta già con il nuovo nome ma per il resto il portale è congelato, in attesa di direttive dal Mise. Così come è sparito il profilo Linkedin. È arrivato dal dicastero oggi guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti il cambio di rotta, rispetto alla strategia del precedessore, il pentastellato Stefano Patuanelli (oggi all’Agricoltura). D’altronde la nascita di Enea Tech era stata accolta con scetticismo e critiche da parte del mondo dell’innovazione. Tanto che, come ha scritto Repubblica, è stato apprezzato il focus più stretto sul biomedicale. Un pallino di Giorgetti, che, per esempio, si era interessato ai fermentatori della startup delle bioplastiche Bio-on, all’asta fallimentare, per la produzione nazionale di vaccini. Non praticabile così facilmente, tuttavia.

In cantiere dalla tarda primavera del 2020, la fondazione era sembrata da subito un clone del Fondo nazionale innovazione di Cassa depositi e prestiti (Cdp). Questo sì partito, da giugno dell’anno scorso, e già con una serie di investimenti in corso. Sono 1,3 i miliardi di asset gestiti, oltre 400 i milioni di capitale allocato e più di 680 le startup che hanno beneficiato della macchina per immettere liquidità nella filiera italiana dell’innovazione, guidata dalla presidente Francesca Bria e dall’ad Enrico Resmini. L’ultima mossa in ordine di tempo è la nascita del primo Polo nazionale per il trasferimento tecnologico dedicato alla robotica in Italia, detto RoboIt. Con investimento diretto di 40 milioni di euro e un effetto leva di 100 in quattro anni, ha l’obiettivo di creare 50 nuove aziende, con un centro aperto ai ricercatori a Genova, nella zona della Valpolcevera, con la collaborazione dell’Istituto italiano di tecnologia, aziende e università.

Al momento del lancio, proprio Patuanelli si era affrettato a dire che Enea tech e il Fondo nazionale innovazione erano due cose diverse, ma in verità confermando i timori. “Non è un concorrente. Enea tech chiuderà il percorso dalla ricerca applicata a industria, in una fase pre-mercato, e sarà da alimentazione per la fase successiva di investimenti in venture capital”, aveva detto il ministro, di fatto confermando funzioni fotocopia del fondo di Cdp. In un Paese che poco investe in ricerca e innovazione (500 milioni nel venture capital nel 2019, contro i 10,2 miliardi del Regno Unito, i 5,4 della Germania e i 4,4 della Francia) e che è maestro nel disperdere le poche risorse in mille rivoli, non la migliore argomentazione.

La galassia biotech

Ad ogni modo, quella del Mise non è chiusura ma una messa in bolla. Il prossimo consiglio direttivo (cinque poltrone) dovrà concentrare attenzione e risorse sul mondo biotech. Una punta di diamante, peraltro, nell’economia italiana, come evidenzia un rapporto dell’associazione di settore, Assobiotec. Il Belpaese contava 696 aziende nelle tecnologie delle scienze della vita nel 2019 (erano 505 dieci anni prima) e circa 770 milioni di investimenti in ricerca e sviluppo. Tra il 2017 e il 2019 sono nate 50 startup in questo campo. Ma anche nel biotech l’Italia sconta una dimensione medio-piccola delle imprese. Come così come è di taglia inferiore alle attese la quantità di risorse per la ricerca, pur a fronte di risultati di eccellenza. Insomma, anche se ridimensionata nel suo raggio d’azione, la fondazione Enea Biomedical Tech potrebbe farsi sentire.

Al momento l’ente ha 35 persone in forze. E circa mille sono i progetti di startup che aveva vagliato da novembre scorso, quando con le nomine dei vertici è diventato ufficialmente operativo. Alcune proposte, dichiara Angelo Coletta, presidente dell’associazione dell’ecosistema innovativo italiano Innovup, su Linkedin, erano “già state analizzate con investimenti pronti a partire e in fase di due diligence. È fondamentale quindi che il Mise, pur con questa rinnovata missione della fondazione, assicuri che le trattative in via di finalizzazione associate alle call in corso possano essere chiuse”. E aggiunge: “Ci aspettiamo inoltre che anche le altre verticalità, che non rientrano nell’ambito del biotech, non passino ora in secondo piano, in quanto l’innovazione in questi settori è essenziale per creare filiere in grado di supportare lo sviluppo delle grandi aziende italiane in aree che offrono importanti opportunità per tutto l’ecosistema industriale”. La palla, ora, passa al Mise.

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