Il gruppo austriaco Noyb di Max Schrems sostiene che nel 90% dei siti internet del Vecchio continente che ha analizzato non è facile scegliere di disattivare i cookie: è una violazione delle regole europee sulla privacy

Tutti abbiamo ben presente i banner che compaiono immediatamente quando visitiamo un nuovo sito internet chiedendoci di accettare i cookie, i piccoli file che ricordano al browser alcune informazioni sulla nostra navigazione, ma che possono anche essere usati da terze parte per profilarci o per proporci alcuni prodotti. Possiamo accettarli tutti, qualcuno o nessuno con pochi clic, in teoria.
Ora, un gruppo per la privacy austriaco, Noyb (da Not your business), farà reclamo a centinaia di siti internet accusati di fare “terrorismo” con questi banner e di fatto di limitare le possibilità di scleta degli utenti. Secondo Max Schrems, presidente del gruppo, molte compagnie società rendono deliberatamente complicato disattivare i cookie di tracciamento.
Molti siti web, secondo Noyb, obbligano gli utenti a revocare il consenso a decine di partner di marketing uno per volta, un processo che può richiedere diversi minuti, mentre altri evidenziano l’opzione “accetta tutto” in un colore molto acceso o lo rendono più evidente delle altre scelte. Il presidente del gruppo che difende la privacy degli utenti questi metodi sostiene che rendano “estremamente complicato fare clic su qualsiasi cosa tranne il pulsante «accetta»”.
Secondo Schrems, la maggior parte dei banner non è conforme ai requisiti del General Data Protection Regulation (Gdpr), la regolamentazione europea in materia di privacy, entrata in vigore nel 2018. Per questo motivo il gruppo ha creato un sistema automatizzato che, a quanto assicura, riesce a scovare le violazioni in rete e a generare automaticamente un reclamo ai sensi del Gdpr ai siti.
Delle 500 pagine della sua prima serie di reclami, l’81% degli indirizzi web non aveva l’opzione di di rifiuto nella prima pagina, ma ben nascosta in una sottopagina. Un altro 73% ha utilizzato colori e contrasti ingannevoli per indurre gli utenti a fare clic su “accetta”. “Il 90% non ha fornito un modo semplice per revocare il consenso”, ha sintetizzato i presidente di Noyb.
Il suo gruppo invierà ora a 10.000 dei siti web più visitati d’Europa una bozza di reclamo e dei consigli per migliorare l’esperienza dell’utente di fronte alla scelta se accettare o meno i cookie. Se questi siti non agiranno nell’arco di un mese Noyb ha dichiarato che presenterà delle denunce formali. Le multe per la violazione del Gdpr possono arrivare fino a 20 milioni di euro o ammontare al 4% delle entrate globali di un’azienda, a seconda di quale sia maggiore. L’idea di base dietro a questa campagna è che la privacy online dev’essere un diritto facile da esercitare e non una seccatura.
Buone notizie su questo versante arrivano intanto anche da Google che ha fatto sapere di aver avviato un processo per eliminare gradualmente i cookie di terze parti dal suo browser Chrome, citando problemi di privacy.
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