Le questioni aperte sull’origine del coronavirus

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(Credits: PIRO4D via Pixabay)

L’annuale assemblea generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è ruotata tutta attorno alla pandemia di Sars-Cov-2 e sull’indagine in corso per scoprire le origini del coronavirus. Ricerche che, dalle indiscrezioni sul del rapporto dell’intelligence statunitense che solleva forti sospetti su un incidente al laboratorio di virologia di Wuhan, si sono fatte più urgenti, con diversi membri che spingono perché si vada più a fondo, mentre la Cina chiede di allargare la platea di stati che potrebbero essere stati la vera culla del coronavirus.

Ecco i punti caldi della discussione.

Sars-Cov-2: naturale o artificiale?

La posizione della maggior parte degli esperti in materia non è cambiata rispetto a quanto già detto nell’ultimo anno: l’analisi del genoma di Sars-Cov-2 non ha trovato segni evidenti e inconfutabili di modificazioni operate dall’essere umano, ma anzi ci sarebbe un’alta somiglianza (96%) con il genoma del coronavirus dei pipistrelli Ratg13, che però potrebbe non essere il parente più prossimo, che rimane ancora sconosciuto.

Un’origine naturale, insomma, sembra ancora la più probabile, anche perché non sarebbe certo il primo caso di spillover (basti pensare all’origine dei coronavirus cugini di Sars e Mers, saltati dagli animali agli esseri umani). Comunque, ogni dubbio è lecito e la comunità scientifica è aperta al dibattito e al vaglio di nuove ipotesi e opinioni argomentate.

Sars-Cov-2: fuga dal laboratorio?

Anche ammettendo che Sars-Cov-2 sia un virus naturale, questo – sostengono alcuni – non esclude che non possa essersi diffuso proprio da un laboratorio come quello di Wuhan dove si stava studiando. Chi avanza questa congettura (tale è al momento) ritiene che una fuga del virus dal laboratorio possa essere avvenuta attraverso uno dei ricercatori, infettatosi mentre raccoglieva campioni sul campo o lavorava col virus. Non c’è comunque alcuna prova che possa confermare questa possibilità, per il momento.

Sars-Cov-2 viene da una miniera in Cina?

È noto che i ricercatori del laboratorio di Wuhan tra il 2012 e il 2015 sono stati chiamati a raccogliere campioni all’interno di una miniera dove vivevano anche pipistrelli, dopo che diversi minatori si erano ammalati di una sindrome respiratoria sconosciuta. La documentazione fornita dal laboratorio cinese all’Oms parla di quasi 300 coronavirus rilevati, ma di neanche una dozzina si è riusciti a isolare completamente o parzialmente i genoma, e solo 3 sarebbero stati coltivati in laboratorio.

Nessuno corrisponderebbe a Sars-Cov-2, a quanto dichiarato dai cinesi. Gli esperti dell’Oms non dubitano dei numeri presentati, compatibili con le numerose difficoltà tecniche esistenti. Sull’identità dei virus isolati, non ci sono elementi per accusare la Cina di aver mentito e nascosto informazioni all’Oms, la possibilità può sempre esserci.

Perché l’animale intermedio non si trova?

Per chi non è convinto dell’origine naturale del virus e nemmeno di un incidente di laboratorio, è sospetto che l’animale intermedio tra il pipistrello e l’essere umano non si trovi. Tuttavia gli scienziati ricordano che non è proprio così facile risalire alle origini di un virus pandemico e che le ricerche possono impiegare anni e non è detto che se ne venga a capo: bisogna individuare gli ospiti animali più probabili (suscettibili a infezioni e a stretto contatto con l’essere umano), individuare eventuali focolai, recuperare un genoma virale integro prima che un animale malato muoia o elimini l’infezione. Così per la Sars ci sono voluti 14 anni di indagini, mentre ancora oggi non è stato isolato per intero in un animale il genoma del virus Ebola responsabile della più grande epidemia del mondo, quella tra il 2013 e il 2016.

Perché la pandemia è scoppiata proprio a Wuhan, dove c’è un laboratorio che studia coronavirus?

Gli amanti delle dietrologie possono vederci una coincidenza troppo strana per essere solo tale. Tuttavia, come fa notare il virologo Vincent Munster del Nih su Nature, molti laboratori di microbiologia si specializzano sui virus che li circondano: in America Latina ci sono centri focalizzati sul patogeno della febbre dengue, in Africa su quello della febbre emorragica, in Asia (quindi anche in Cina) sono specializzati sui virus influenzali e sui coronavirus. I coronavirus nella regione di Wuhan sono endemici, e dato che l’area è vastissima e molto popolata, e contiene un aeroporto, stazioni ferroviarie, mercati anche di animali selvatici, le probabilità che un virus potenzialmente pericoloso riesca a diffondersi rapidamente sono più elevate che in altri luoghi del pianeta.

Perché Sars-Cov-2 si trasmette in modo così efficiente tra le persone?

Le misure di contenimento messe in campo dagli stati per arginare la diffusione del coronavirus hanno forse alterato la percezione dell’opinione pubblica in merito alla capacità di Sars-Cov-2 di trasmettersi da persona a persona. Le misure sono state ritenute necessarie per scongiurare eventualmente qualcosa di peggio (non si sapeva in pratica nulla sul nuovo coronavirus) e per impedire il collasso dei sistemi sanitari. Ma, soprattutto nelle prime fasi dell’epidemia (poi le varianti hanno un po’ cambiato le cose), la capacità del virus di infettare le persone non era sconvolgente, e non era nemmeno specifica visto che riesce a infettare molti altri mammiferi. Per questo l’affermazione che sia progettato appositamente per colpire gli esseri umani, per gli scienziati, non ha fondamento.

Via: Wired.it

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