Come nasce un doodle di Google, raccontato da chi lo crea

I loghi “modificati” di Google sono diventati una presenza fissa in tutto il mondo, con un team di sviluppo che si occupa della loro spesso complicata realizzazione. Il loro primo creatore, l’art lead Matthew Cruickshank, ci ha raccontato i segreti di queste piccole opere d’arte

Che sia un disegno statico, un’animazione o un formato interattivo, il doodle è una delle forme artistiche più popolari di quest’epoca, anche se spesso non ci pensiamo: negli anni il team di Google ne ha creati più di 4000 per le homepage di ogni latitudine, e dietro ciascuno di essi c’è una storia.

Sabato 12 maggio, in occasione del 99esimo anniversario dalla nascita di Margherita Hack, Google ha mostrato un doodle dedicato all’astrofisica italiana, e in quell’occasione Wired ha avuto il piacere di dare una sbirciata dietro le quinte di queste piccole opere d’arte parlando col loro creatore: Matthew Cruickshank, art lead di Google, ha un passato in Disney e Warner Bros, e dal 2012 è a capo del Google Doodle Team.

Cruickshank ha spiegato a Wired che negli anni i doodle si sono evoluti diventando una realtà sempre più quotidiana per gli utenti. Google ha deciso di iniziare a celebrare eventi o personaggi storici in modo da ispirare e incuriosire gli utenti. Dal primo doodle creato – nel 1998 per celebrare l’edizione del festival Burning Man che ha luogo nel deserto del Nevada – ai più recenti, si può chiaramente vedere come questi si siano evoluti, anche grazie al progresso tecnologico che ha permesso ai disegnatori di lavorare sempre meglio in digitale.

Il primo doodle di Google, datato 1998 (immagine: Google)

Se agli inizi Google mostrava i suoi loghi speciali in rarissime occasioni, ora Big G programma annualmente tra i 380 e 390 doodle. Non tutti i doodle sono visibili globalmente: feste come il 4 luglio, giorno dell’indipendenza per gli Stati Uniti, il 2 giugno, festa della Repubblica italiana, vengono celebrate da Google solo localmente.

I doodle sono una finestra sulla curiosità”, ci ha spiegato Cruickshank, “hanno lo scopo di educare e intrattenere lasciando agli utenti la libertà di approfondire l’argomento celebrato”. I doodle, infatti, com’è noto permettono di raggiungere rapidamente una serie di risultati di ricerca inerenti all’argomento protagonista.

La creazione di un doodle parte innanzitutto – chi l’avrebbe mai detto – dal logo di Google, con il quale gli artisti devono giocare per ideare il disegno o l’animazione. Una volta ideato il concept iniziale, il percorso può terminare rapidamente oppure può richiedere altri passaggi, a seconda del formato scelto in fase creativa. Se il doodle finale sarà un disegno statico, sarà compito dell’artista di turno disegnare il prodotto finale, colorarlo e consegnarlo a Google. Nel caso si trattasse invece di un’animazione o di un doodle interattivo, il lavoro viene svolto da un team composto anche da una decina di ingegneri, animatori, disegnatori e programmatori e, nel caso ci fossero anche dei suoni, da dei musicisti o sound designer.

Di solito inizio ad abbozzare il disegno su un foglio partendo dal logo di Google”, racconta Cruickshank. “È innanzitutto necessario individuare delle caratteristiche ben individuabili che appartengano al personaggio o all’evento celebrato. nel caso di Margherita Hack la L di Google mi è subito sembrata perfetta per essere trasformata in un telescopio. Le due O del logo invece sono poi diventate il meteorite 8558 da lei scoperto e una finestra sul cielo stellato”, continua Metthew. “Il processo creativo poi ci spinge a valutare più versioni, fino a creare quello che alla fine sarà il doodle definitivo. Sarà poi compito degli ingegneri o degli animatori rendere il tutto più accattivante”.

Il mio preferito rimane quello che feci per celebrare il cinquantesimo anniversario della serie Dr Who. Un mini-gioco dove ogni volta che il giocatore falliva e perdeva una vita, il personaggio del gioco tornava in vita cambiando aspetto esattamente come accade al Dottore nella serie tv”, continua a raccontarci l’art lead dei doodle.

Per Cruickshank, un doodle animato ha una marcia in più perché l’animazione aiuta a sviluppare una storia e a raccontare meglio l’evento o la vita di un personaggio. Questo però non impedisce di realizzare doodle statici altrettanto d’impatto, come quello dedicato a Margherita Hack o quello che Google ha mostrato in occasione della prima giornata dei campionati europei di calcio.

I doodle sono delle piccole opere d’arte e chiacchierando con il loro creatore il discorso è inevitabilmente finito a toccare l’argomento Nft. Queste opere d’arte digitale potranno mai essere vendute all’asta come Nft? La risposta di Cruickshank rispecchia appieno l’impegno di Google a diventare una compagnia sempre più rispettosa dell’ambiente. “Gli Nft sono una trovata bellissima per il mondo dell’arte digitale ma finché non rispetteranno l’ambiente dubito che Google possa pensare di mettere all’asta i propri doodle. nel momento in cui questa tecnologia fosse carbon-free non escludo che delle aste a scopo benefico si possano organizzare”.

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