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(Foto: Max Kobus on Unsplash)

La nazionale italiana si appresta, stasera 2 luglio, a giocare a Monaco di Baviera i quarti di finale contro il Belgio agli Europei. Un’occasione ghiotta per divertirsi per molti spettatori, ma è anche un momento d’incontro (ma non c’è solo questo, se pensiamo alle Olimpiadi) in cui il rischio di contagio, non solo durante l’evento, ma anche prima o dopo, potrebbe inevitabilmente crescere. E proprio su questo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha appena richiamato l’attenzione, sollecitando un monitoraggio più accurato anche prima dell’inizio delle partite e alla fine, nel momento del deflusso dei tifosi. Anche perché – rimarca l’Oms – nella settimana scorsa il numero di casi in Europa (su tutto il continente) è aumentato del 10%: non è il momento di allentare la presa. Ecco a che punto siamo con Covid-19, i vaccini e le regole del vaccino, dalla seconda alla terza dose.

Covid-19: sale in Europa

“La scorsa settimana, il numero di casiè aumentato del 10% a causa di un aumento di viaggi, assembramenti e allentamento delle restrizioni”, ha detto il primo luglio il direttore regionale dell’Oms per l’Europa Hans Kluge, che ha messo in evidenza l’esistenza del rischio di una nuova ondata “se non restiamo disciplinati”. In Italia il bollettino dei casi indica che ora siamo sotto i mille nuovi contagiati al giorno e il tasso di positività è in generale in calo (ieri allo 0,4%), come anche il famoso Rt, che scende a 0,63. Ma sempre nel nostro paese aumentano i casi della variante delta e la guardia deve essere tenuta elevata, come sottolineano le autorità. Gli Europei possono fornire delle occasioni di diffusione del virus, se non si presta attenzione. Anche perché non in tutto il mondo le epidemie sono in corso di contenimento: in Africa, per esempio, nonostante la stagione calda da sei settimane i contagi sono in crescita (i casi di un quarto ogni 7 giorni e i decessi del 15% in 38 paesi africani), soprattutto a causa della variante delta.


Covid-19, rischio di contagio? Occhio ai compleanni


Il ruolo della variante delta

La variante delta, più contagiosa dal 40% al 60% rispetto alla alfa (ex variante inglese), ha sicuramente un ruolo nella crescita dei casi. Per ora le modalità di trasmissione risultano le stesse di quelle del virus tradizionale. Nell’ultima settimana di giugno il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha indicato che entro la fine dell’estate questa variante riguarderà il 90% dei nuovi casi in Europa. Anche in Italia sale al 25% la percentuale di persone con Covid-19 colpite dalla delta, anche se l’Istituto superiore di sanità ha reso noto in un rapporto relativo al periodo 21-27 giugno che si tratta – sia per la delta sia per la kappa (sotto-variante della delta, in sigla B.1.617.1 – di focolai circoscritti. Nel caso della variante delta una sola dose non risulta efficace nel proteggere dal contagio, mentre la vaccinazione completa sì: l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha appena rimarcato che due dosi sono protettive contro la nuova variante.

E la vaccinazione eterologa?

Anche sul fronte della cosiddetta vaccinazione eterologa, ovvero la somministrazione di due vaccini diversi per ciascuna dose, c’è qualche novità. Sappiamo che chi ha meno di 60 anni e ha ricevuto in precedenza – prima del blocco – una dose del vaccino Vaxzevria di AstraZeneca potrà ora scegliere se avere ancora AstraZeneca oppure passare a un vaccino a mRna, come inizialmente raccomandato dalle nostre autorità. I dati delle due sperimentazioni in corso in Spagna e Francia, ancora limitati ma in crescita, risultano promettenti e forse anche una maggiore efficacia della risposta e anche nuovi dati sostengono ancora di più questa opzione, a fronte però di un possibile aumento degli effetti collaterali lievi e moderati.

Come sottolinea anche un articolo appena uscito su Nature, bisogna ricordare che i partecipanti coinvolti nei trial sono ancora dell’ordine delle centinaia e non è possibile stimare effetti collaterali rari che emergono solo su diverse decine di migliaia di persone. Sull’argomento anche l’Ema mantiene la cautela anche se è ottimista: Marco Cavaleri, presidente della task force sui vaccini dell’Ema, ha spiegato che l’Agenzia non è in grado di fornire una raccomandazione definitiva sull’uso di diversi vaccini anti-Covid per le due dosi del ciclo, ma che “i dati preliminari di studi in Spagna e Germania mostrano una buona risposta immunitaria della vaccinazione eterologa e nessun problema di sicurezza“. Ed Ema ora sta valutando l’opportunità di una terza dose e si pronuncerà a settembre su questa possibilità e sulle modalità della eventuale somministrazione.

Via: Wired.it

Credits immagine: Max Kobus on Unsplash

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