La Russia impone la sua etichetta solo ai vini nazionali, mettendo alla porta le bollicine francesi. Mentra la Croazia chiede alla Commissione di riconoscere il suo Prosek

champagne

Le tensioni diplomatiche tra Russia e Unione europea hanno fatto saltare le esportazioni di champagne francese verso la Federazione. Il presidente Vladimir Putin ha firmato una legge che autorizzerà l’uso del nome “champagne” (шампанское in cirillico) per indicare esclusivamente i vini frizzanti prodotti in Russia, togliendo dal commercio tutti i vini stranieri etichettati in questo modo. La notizia ha scatenato diverse proteste in Francia, ma potrebbe far brindare i produttori italiani di spumante, che sono stati graziati da tutte le sanzioni commerciali imposte invece su altri generi alimentari.

La Francia produce 231 milioni di bottiglie di champagne all’anno, da cui ricava circa 2,6 miliardi di euro solo di esportazioni. La Russia riceve tra il 2 e il 3% di questa produzione e lo champagne francese rappresenta il 13% del totale dei vini spumanti importati dal paese ogni anno. Non si parla quindi di cifre altissime, per la Francia, specie se paragonate alle 21 milioni di bottiglie acquistate ogni anno dagli Stati Uniti e ai 20 acquistati dal Regno Unito. Tuttavia rappresentano comunque una discreta fetta di mercato vinicolo che Putin vuole destinare ai produttori interni.

La strategia russa

La strategia del Cremlino sembra perciò volta più a favorire la crescita del mercato interno e a rivitalizzare la produzione di vini frizzanti in Crimea, sostiene il Guardian, che ad attaccare le bollicine francesi. Infatti, la Crimea è la patria dello spumante russo shampanskoe, fin dai tempi dell’Unione sovietica, e da quando la Federazione ha annesso illegalmente la penisola nel 2014 la Russia ha investito in maniera consistente nella regione sia a livello di infrastrutture che nel settore agricolo. Inoltre, secondo quanto riportato dall’ente Crimean bureau of vine and wine, all’inizio del 2021 la produzione di vini spumanti russi è diminuita di un terzo rispetto all’anno precedente e questa carenza potrebbe aver spinto Putin a decidere di dare una stretta alle importazioni per sostenere i produttori nazionali. Sempre secondo quanto riportato dal Bureau, la Russia ha pianificato di espandere le terre coltivate a viti tra la Crimea e il bacino del fiume Kuban, situato nelle vicinanze della penisola, puntando a un aumento di almeno 700 ettari di coltivazioni entro il 2024.

Le reazioni francesi

I produttori vinicoli francesi dello Champagne committee hanno risposto con sdegno, chiedendo alla “diplomazia francese ed europea di cercare di far modificare questa legge inaccettabile si legge nella loro dichiarazione riportata da Reuters: “Impedire al popolo della Champagne di usare il nome champagne è scandaloso”. Nello stesso tempo, riporta Politico, la multinazionale di beni di lusso Lvmh, che comprende marchi di champagne come Veuve Clicquot e Dom Pérignon, ha annunciato che sospenderà temporaneamente le sue spedizioni in Russia “per avere il tempo di valutare le conseguenze del nuovo regolamento”.

Le reazioni italiane

Ben diverse sono state invece le reazioni dei produttori italiani di spumante, in particolar modo di Prosecco e Asti molto apprezzati in Russia, che vedono nello scontro con la Francia un’apertura per le esportazioni locali. La Russia è già il quarto tra i consumatori mondiali di bollicine italiane e solo nel primo trimestre del 2021 la domanda di spumante è cresciuta del 37%. Solo lo scorso anno, riporta Coldiretti, sono state più di 25 milioni le bottiglie stappate nella Federazione e il made in Italy rappresenta il 60% del comparto degli spumanti russo. Mosca sembra proprio non poter fare a meno del vino italiano, l’unico settore agricolo risparmiato dalle sanzioni che hanno colpito formaggi, salumi e altri prodotti nostrani, in risposta a quelle imposte dall’Italia a seguito dell’annessione illegale della Crimea e della guerra nel Donbass, in Ucraina.

La battaglia del Prosek

A minacciare il mercato del prosecco però sono arrivate le richieste della Croazia all’Unione europea per riconoscere il vino dolce Prosek come marchio protetto. Secondo i viticoltori italiani Prosek e Prosecco hanno due nomi troppo simili e potrebbero creare confusione sui mercati, mentre Coldiretti lo ha condannato come un “attacco al Made in Italy“. Già nel 2013 la Croazia aveva chiesto il riconoscimento del marchio, ma l’Italia era riuscita a bloccare l’iniziativa. Il Veneto si è sollevato contro la richiesta croata e il presidente della regione Luca Zaia ha dichiarato che “è scandaloso come l’Europa permetta questo genere di procedure”. Starà adesso alla Commissione europea approvare o meno il riconoscimento.

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