AGI – Il giro di incontri che il premier Mario Draghi ha avuto con i leader della maggioranza (in attesa di un faccia a faccia con Conte, tra ieri e oggi ha visto Letta, Tajani e Salvini) aveva l’obiettivo di accelerare sulle riforme e di sminare il terreno della maggioranza che si divide sui tanti nodi sul tavolo.

Il primo è quello della giustizia: da Pd, Iv e FI arriva la sponda all’esecutivo, la riforma deve andare in Aula il 23 luglio, di sicuro prima dell’inizio del semestre bianco.

La posizione del Movimento 5 stelle è nota e la contesa sullo statuto tra Grillo e Conte (il primo non vuole che ci sia un capo politico e ha dato l’ok solo al ruolo di presidente, tenendo fermo il punto sulla funzione di garante) rischia di essere un handicap per i pentastellati che si ritrovano in una posizione isolata anche se pure Iv, FI e Lega vorrebbero apportare alcune modifiche.

Intanto c’è una schiarita sulla Rai. Con tensioni, però, che si ripercuoteranno sui partiti e negli schieramenti. La maggioranza darà il via libera in Vigilanza alle nomine di Draghi (anche sul presidente) che saranno ratificate domani in Cdm.

Per i componenti del Cda Rai, a meno di sorprese, oltre a De Biasio (indicazione Lega) e Di Majo (indicazione M5s) saranno scelti Bria (indicazione Pd) e Agnes (indicazione FI).

Proteste all’interno del Movimento (“Abbiamo scelto un nome di Conte quando non è ancora in campo”, la critica di alcuni parlamentari) ma soprattutto fibrillazioni all’interno del centrodestra. FI e Lega hanno chiuso l’accordo.

Con il partito di via Bellerio che ha provato a far indietreggiare i dem sul nome di Bria per far passare anche l’indicazione di Fdi (l’uscente Rossi): nulla da fare, si sono sentiti dire i leader dell’alleanza (anche Berlusconi avrebbe partecipato alle trattative) e alla fine né gli azzurri né i ‘lumbard’ si sono fatti carico di un dietrofront, considerato anche che Fdi ha avuto la guida del Copasir.

Ma il fatto è che i membri del Cda andranno oltre alla scadenza della legislatura e tra il ‘centrodestra di governo’ e Fratelli d’Italia si è di nuovo creato un cortocircuito.

Salvini e Meloni, invece, la pensano allo stesso modo sul green pass. Il tema sarà oggetto del confronto nella cabina di regia della prossima settimana. Entrerà nel decreto che allungherà lo stato di emergenza ma il leader del partito di via Bellerio nell’incontro avuto con il premier ha ribadito la sua posizione contraria.

“Le scelte estreme non piacciono né a me né a Draghi. Noi non siamo per gli estremismi”, ha osservato l’ex ministro dell’Interno ribadendo di non volere l’obbligatorietà dei vaccini, così come il premier.

“La variante Delta ci preoccupa e quindi credo che si debba trovare una via italiana all’utilizzo ampio del green pass. Non inseguiamo – prova a mediare il ministro Gelmini – modelli stranieri ma certamente il governo valuterà di estendere l’utilizzo ad altri servizi nella logica di incentivare le vaccinazioni”.

L’orientamento nell’esecutivo è quello di utilizzare lo strumento del green pass, rapportando il sistema a quello delle colorazioni delle regioni, permettendo per esempio chi è vaccinato di muoversi liberamente nelle zone che dovrebbero tornare a essere gialle, qualora le varianti dovessero allungare la lista dei contagi. 

Solo che Salvini si è fatto portavoce delle richieste delle Regioni, chiedendo un cambio dei parametri. L’ipotesi allo studio comunque è quella di servirsi del green pass non solo per eventi sportivi e culturali ma anche per esempio per spostarsi.

“Altro che Macron, siamo stati noi un mese fa a inserire questi criteri”, dice una fonte governativa.

Altro dossier caldo nella maggioranza è il voto sul rifinanziamento delle missioni all’estero. Domani si pronuncerà la Camera dei deputati, poi toccherà a palazzo Madama.

Il Pd spinge perché sia l’Unione europea a farsi carico, tramite la missione Irini, del salvataggio dei migranti in mare e ha portato avanti un duro braccio di ferro con l’esecutivo sulla necessità – questa la linea che verrà messa nero su bianco nella risoluzione – di superare l’anno prossimo l’impegno italiano sulla cooperazione con la Guardia costiera libica.

Il partito del Nazareno alla fine l’ha spuntata ma una parte dei gruppi insieme a Leu e ad alcuni pentastellati è sul no al rifinanziamento. “Le proposte di Letta sono inaccettabili”, dicono per esempio dal fronte dei ‘giovani turchi’.

Domani a palazzo Madama ci sarà un’assemblea del Pd che affronterà il tema. Durante l’incontro però si parlerà anche del ddl Zan. I cattolici e Base riformista, alla luce del voto sulla richiesta di sospensiva presentato da FI e Lega (136 voti contrari a fronte di 135 favorevoli, con soccorso ‘decisivo’ del senatore Ciampolillo) spingono affinché si trovi un accordo.

La richiesta che una parte del gruppo ripresenterà domani è quella di aprire un varco con i moderati e con Italia viva. Ma trattare significa sedersi al tavolo con la Lega e il partito del Nazareno non si fida.

Italia viva sta preparando gli emendamenti (con una nuova riformulazione sui punti contrastanti) ma l’ipotesi sempre più probabile è che da martedì sarà ancora più evidente la prospettiva del rinvio a dopo l’estate e che il ddl Zan diventerà arma per la campagna elettorale per le amministrative.

Perfino sul voto alle comunali Pd e Lega sono due fronti contrapposti: i dem vorrebbero ‘anticipare’ la data a settembre, “non ne parliamo, si vota il 10 ottobre”, lo stop di Salvini. 

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