Entro il 2030 ci saranno sei milioni di veicoli elettrici. Per alimentarli occorre andare oltre le colonnine di ricarica e usare soluzioni mobili come quella dell’italiana E-Gap

Auto elettrica (Red Dot su Unsplash)
Auto elettrica (Red Dot su Unsplash)

Un altro modo per ricaricare le auto elettriche, compatibile, alternativo e complementare rispetto a quello più diffuso della ricarica connessa direttamente alla rete elettrica. Il Politecnico di Milano ha realizzato uno studio per E-Gap per analizzare i pro e i contro dei tipi di ricarica (on-grid , cioè collegato alla rete elettrica, e off-grid, ossia non collegato alla rete ma attraverso altre forme). È una sfida necessaria, in cui c’è un pezzo forte di made in Italy. Perché la mobilità elettrica non è più in discussione. Il problema è accelerare il più velocemente possibile per raggiungerla.

Nel 2030 in Italia ci saranno 6 milioni di veicoli elettrici, nel 2035 la Commissione europea punta a bloccare la vendita di automobili con motore termico. L’Europa ha obiettivi ambientali sfidanti: ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030, mentre le immatricolazioni di auto elettriche crescono. Sono 60mila nel 2020 e nel primo quadrimestre del 2021 abbiamo già superato la soglia dei 40mila veicoli. Gli investimenti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ci sono (60 miliardi di euro). Ma se l’obiettivo è chiaro, lo è meno come fare a raggiungerlo.

Tecnologie per liberare la rete

È un problema anche di tecnologie: come fare a gestire la rete di distribuzione quando aumenteranno le auto elettriche? Il problema non è la capacità di rete ma i picchi. “L’Italia – dice Stefano Saglia membro del collegio di Arera durante il convegno organizzato da E-Gap, azienda italiana per la ricarica elettrica off-grid – è uno dei paesi europei che una una rete di distribuzione e trasporto tra le più efficaci in Europa. L’elettrico, però, mette in discussione le nostre certezze”. Il problema sono i picchi, e non solo.

Ci sono tre problemi per l’auto elettrica – dice Gaetano Thorel, responsabile europeo di Fiat Abarth per Stellantis – cioè il prezzo, l’autonomia e la facilità di ricarica. Per i primi due noi produttori abbiamo fatto molto. Ma l’ansia di ricarica, cioè la facilità con cui si trova una colonnina, richiede un approccio sistematico. Il fatto che possano esserci più modalità insieme, on-grid oppure off-grid, secondo noi è la risposta giusta. Con la ricarica on demand si raggiunge la capillarità che ci manca, come anche alla Spagna e alla Grecia, rispetto alle infrastrutture di ricarica del nord Europa”.

Secondo Vittorio Chiesa del Politecnico di Milano, l’attuale soluzione dominante on-grid ha dei limiti, oltre che dei vantaggi: “Richiede l’allaccio alla rete, ha poca flessibilità rispetto all’evoluzione delle tecnologie e ai carichi di lavoro”. L’off-grid, risulta dallo studio del Politecnico, è uno strumento che “permette di ridurre i picchi di rete, oltre a rendere più flessibile e mobile le soluzioni di ricarica”.

Investimento made in Italy

Il punto centrale è proprio questo, l’off-grid”, dice Eugenio de Blasio, presidente e fondatore di E-Gap, la prima produttrice di colonnine mobili al mondo, nata quattro anni fa con capitale e per iniziativa totalmente italiana, 40 ingegneri italiani e con una evoluzione che la porterà oltre Roma e Milano fino a Torino, Bologna e Firenze per la fine di quest’anno e a Parigi e Madrid nel 2022. “L‘off-grid è adeguato per portare fuori dalla rete l’energia e accompagnare la crescita del fabbisogno energetico delle automobili elettriche, che con il passare degli anni saranno sempre più potenti. C’è una transizione in atto e bisogna aiutarla”, dice.

Uno dei problemi però è che “l’ultimo miglio” non si sviluppa in modo bilanciato. Il sistema di ricarica elettrica pubblica in Italia, prevalentemente on-grid, si avvale di più di 19mila punti di ricarica, in circa 10mila stazioni pubbliche. Il 57% circa delle infrastrutture è dislocato nel Nord Italia, il 23% circa nel Centro mentre solo il 20% nel Sud e nelle isole. Il finanziamento di nuovi progetti è però rivolto quasi esclusivamente a soluzioni on-grid. E questo è un problema, secondo de Blasio.

La transizione all’elettrico inoltre ha un ruolo importante e un impatto non solo economico ma anche sociale. Come dicono anche il senatore Salvatore Margiotta, capogruppo della Commissione lavori pubblici, e la senatrice Alessandra Gallone, capogruppo della Commissione Ambiente. “Quello dell’automotive, inteso come industria, commercio, parte commerciale, distribuzione carburanti, è uno dei principali settori dell’economia italiana – dice il viceministro allo Sviluppo economico Gilberto Pichetto Fratin -. Un settore che rappresenta il 20% del Pil, circa 350 miliardi di euro, e 1 milione e 250mila lavoratori ed è il primo settore manifatturiero del Paese”.

Cosa fare e soprattutto come fare per trasformare questo settore enorme e strategico, oltre che socialmente così rilevante? “Il mio auspicio – ha detto Pichetto Fratin – adesso è quello di accompagnare anche qualitativamente oltre che socialmente la trasformazione dal motore da termico all’elettrico, perché questa determinerà una serie di ristrutturazioni aziendali su molti dei settori dell’automotive, in particolare quello dei motori”. Una trasformazione che passa da scelte tecnologiche rilevanti, come quella del bilanciamento tra ricarica on-grid e off-grid.

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