L’esecutivo Draghi potrebbe smontare la riforma di Renzi per rispondere a richieste della Commissione europea sulla trasparenza delle bollette all’interno delle misure per il Pnrr

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“Pagare tutti, pagare meno”. Con questo slogan il canone Rai entrava nella bolletta dell’elettricità a partire dal 2016, riuscendo ad abbattere un’evasione fino ad allora dilagante, dal 36% al 10% dei pagamenti dovuti già nel primo anno. In effetti, il canone Rai è sceso dai 113 euro del 2015 agli attuali 90 euro. Tuttavia la norma, contenuta nella legge di Stabilità 2016 dal governo guidato dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, non piace alla Commissione europea: per un principio di concorrenza e trasparenza bisognerà eliminare gli “oneri impropri” dai costi dell’energia. E l’Italia recepirà l’indicazione, tornando sui suoi passi rispetto alla norma voluta dall’allora premier.

L’impegno è stato preso in occasione della presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) presentato dall’attuale esecutivo guidato da Mario Draghi per recepire gli aiuti europei del programma comunitario Next generation Eu. Il veicolo dovrebbe essere il disegno di legge sulla concorrenza, come ha spiegato in anteprima Il Messaggero, atteso in Consiglio dei ministri giovedì 29 luglio. Descrivendo la legge annuale per il mercato e la concorrenza, il testo del Piano nazionale di ripresa e resilienza spiega che “in materia di vendita di energia elettrica, occorre completare il processo di piena liberalizzazione nel settore previsto per il 2023” e tra le varie misure indica anche la necessità di potenziare “la trasparenza delle bollette per garantire maggiore certezza ai consumatori (legge annuale concorrenza o altro provvedimento normativo)”.

Se il disegno di legge riuscisse a riavvolgere il nastro, la “controriforma” del canone Rai avrebbe effetto solo a partire dalla fine del prossimo anno. Il canone in bolletta, che è disposto nella misura di uno per nucleo familiare, ha fatto aumentare da 16 milioni a 22 milioni il numero degli utenti in linea con il pagamento, come asserito dallo stesso Renzi. Tuttavia l’operazione ha creato anche qualche disguido burocratico. Il più eclatante riguarda oltre 446mila famiglie che hanno pagato il canone anche senza possedere una televisione, secondo un report sull’evasione commissionato dal ministero dell’Economia nel 2017.

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