Hikvision e Dahua hanno abbandonato il gruppo internazionale che rappresenta i produttori di sistemi di sicurezza. Entrambe le aziende forniscono tecnologia per enti pubblici italiani

(Photo by GREG BAKER / AFP) (Photo by GREG BAKER/AFP via Getty Images)

Due delle principali aziende cinesi produttrici di sistemi di videosorveglianza, Dahua e Hikvision, sono uscite dalla Security industry association (Sia), organizzazione statunitense che raccoglie in tutto il mondo le realtà del settore, secondo quanto riportato da The Record. La prima, Dahua, è stata espulsa lo scorso mese senza che venisse fornita una ragione ufficiale. La seconda, Hikvision, ha rassegnato le dimissioni dall’organizzazione dopo mesi di polemiche circa i suoi collegamenti con il governo di Pechino, che ne è azionista, e per il quale ha realizzato tecnologie di videosorveglianza in grado di identificare le minoranze etniche, utilizzate nella repressione degli uiguri, minoranza musulmana che vive nella provincia interna dello Xinjiang.

Sembra essere, questa, la medesima ragione che ha portato all’espulsione di Dahua: sia un membro della Security industry association sia Ipvm, testata specializzata dedicata alla videosorveglianza, hanno riferito di una serie di promozioni, risalenti al 2020, nelle quali l’azienda cinese rivendicava di aver sviluppato analoghe capacità di individuazione dei tratti somatici degli uiguri. Come ha raccontato Il Foglio, Dahua ha fornito 19 termoscanner per Palazzo Chigi.

Azienda molto nota anche in Italia, Hikvision fornisce la tecnologia di riferimento del bando per la videosorveglianza datato 2017 di Consip , la centrale degli acquisti pubblici che vincola le pubbliche amministrazioni ad acquistare le loro telecamere per implementare i sistemi di sicurezza degli edifici. In due inchieste distinte, pubblicate ad aprile e a luglio, Wired ha scoperto che le telecamere di Hikvision sono impiegate per la protezione delle sale intercettazioni delle 134 procure italiane – per oltre 1.100 telecamere installate – oltre che per la sorveglianza del Collegio Romano, sede del ministero della Cultura dove ha il suo ufficio lo stesso ministro, Dario Franceschini.

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Una questione politica

Dopo anni di distensione nei confronti della Cina, secondo la linea indicata dai due governi guidati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, l’attuale esecutivo capitanato da Mario Draghi ha impiegato i primi mesi di governo a rafforzare la posizione dell’Italia nel Patto atlantico. Anche alla luce di questa revisione della politica estera, l’impiego massiccio di tecnologie attivamente utilizzate per la repressione di una minoranza del Dragone ha creato alcuni malumori politici.

“Non possiamo essere esposti a rischi tecnologici simili per l’interesse nazionale – aveva commentato a Formiche Antonio Zennaro, deputato della Lega e membro della commissione Finanze -. È necessario un approfondimento, in particolare sugli acquisti da Paesi che non sono nostri alleati. E anche una revisione delle modalità di gara”, con l’obiettivo, in Italia e in Europa, di “incentivare seriamente le realtà dei settori che stanno all’interno del perimetro golden power per colmare il gap tecnologico in fretta”.

Contattata da Wired per un commento, in occasione dell’inchiesta che ha riguardato il ministero della Cultura, Hikvision ha precisato che la sua tecnologia non è specificamente rivolta nei confronti degli uiguri: “La funzione di riconoscimento realizzata da Hikvision non era focalizzata su un singolo gruppo etnico”. Una conferma che tali tecnologie sarebbero state in grado di identificare qualunque minoranza. In ogni caso, afferma l’azienda, tale funzione sarebbe stata rimossa a partire dal 2018. Ormai fuori commercio, le telecamere promosse dalle procedure Consip sono dotate anche di funzioni quali il line crossing (quando viene varcato un confine), l’ascolto audio e il riconoscimento dei volti. Funzioni che, a quanto risulta a Wired, dovrebbero restare dormienti, pur essendo state pagate dalla pubblica amministrazione.

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