vaccinazione mista
credit: Cdc/Unsplash

Far seguire a una prima dose di Vaxzevria, il vaccino a vettore adenovirale di AstraZeneca, una seconda dose di vaccino a mRna, genererebbe una risposta immunitaria migliore rispetto alle canoniche due dosi dello stesso vaccino. È quanto emerge dalle nuove raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’uso del vaccino prodotto dalla compagnia biotech inglese. Analizzando gli studi condotti fino ad oggi, infatti, la vaccinazione eterologa mostra livelli di anticorpi neutralizzanti più alti e risposte dei linfociti più elevate.

L’effetto, tuttavia, è riscontrabile solo quando la prima dose è di vaccino AstraZeneca e la seconda di vaccino a mRna, e non il contrario. Tuttavia l’Oms raccomanda cautela nel valutare i dati in quanto condotti su numeri ancora troppo piccoli, e caldeggia la vaccinazione mista solo in via eccezionale, in caso di carenza di forniture vaccinali.

Cosa dicono le nuove linee guida

Lo scorso 30 luglio è stato pubblicato l’aggiornamento relativo alle linee guida elaborate dalla commissione Strategic Advisory Group of Experts on Immunization (SAGE) dell’Oms sull’utilizzo del vaccino a vettore adenovirale Vaxzevria, prodotto dall’azienda biotech AstraZeneca. Le raccomandazioni sono basate sui dati derivanti dagli studi clinici e dal monitoraggio dell’efficacia e della sicurezza post-introduzione del vaccino (ricordiamo che in Italia, ad oggi, sono state somministrate 11.955.281 dosi). Ci sono novità riguardo la vaccinazione mista, adottata in seguito alle decisioni prese da diversi paesi europei, tra cui l’Italia, di sottoporre gli under 60 che avevano effettuato la prima dose della vaccinazione con AstraZeneca a una seconda dose di vaccino a mRna (come quelli di Pfizer BionTech e Moderna).

Gli studi condotti finora suggeriscono che, dopo la prima dose di vaccino AstraZeneca, seguita da una seconda dose di vaccino a mRNA, la risposta immunitaria sia migliore. I dati, infatti, mostrano livelli di anticorpi neutralizzanti (le molecole prodotte dal sistema immunitario in grado di riconoscere e legarsi a porzioni di Sars-Cov-2) più elevati e risposte immunitarie mediate dai linfociti T più elevate in confronto con due dosi di vaccino AstraZeneca, con livelli simili a quelli di due dosi di vaccini mRNA. Secondo questi studi preliminari, quindi, la vaccinazione mista funzionerebbe meglio, ma a una condizione: l’ordine delle dosi deve essere AstraZeneca e poi vaccino a mRna e non il contrario. Con la vaccinazione mista tuttavia si è osservata una maggiore reattogenicità, anche se ritenuta accettabile dagli esperti del Sage.

“Questi studi sono incoraggianti, ma richiedono un’interpretazione cauta data la dimensione limitata del campione e soprattutto la mancanza di follow-up relativi ai dati di sicurezza”, precisa l’istituzione sanitaria nel documento. Sono necessari, infatti, altri studi sull’efficacia e la sicurezza della vaccinazione mista, che eventualmente porteranno a modificare le raccomandazioni. Per il momento, l’Oms consiglia la vaccinazione mista, con prima dose di AstraZeneca e seconda di vaccino a mRna, solo per quei paesi in cui non è possibile avere una sufficiente fornitura vaccinale.

AstraZeneca ed eventi avversi

Inoltre nel documento sono presenti anche osservazioni sui casi di trombosi con trombocitopenia (una sindrome molto rara di coagulazione del sangue, associata a un basso numero di piastrine) emersi in seguito alla vaccinazione con AstraZeneca. Le trombosi sono state segnalate da 3 a 30 giorni dopo la vaccinazione, soprattutto in Regno Unito e in Unione Europea, stimando un’incidenza di 1 caso ogni 100.000 adulti vaccinati; i dati provenienti da altri paesi, come l’Australia, suggerirebbero un rischio più elevato nei giovani piuttosto che negli anziani. L’Oms considera una relazione causale tra vaccino e questo tipo di trombosi plausibile, ma non dimostrata e ancora oggetto di studio. “Nei paesi con trasmissione di SARS-CoV-2 in corso, i benefici derivanti dalla vaccinazione superano di gran lunga i rischi”, si legge sulle nuove raccomandazioni. “Comunque, i paesi dovrebbero prendere in considerazione il loro livello epidemiologico, rischi individuali e di popolazione, disponibilità di altri vaccini e opzioni alternative per la mitigazione del rischio”.

Riguardo altri eventi avversi rari, la sindrome di Guillain-Barrè è stata segnalata molto raramente dopo la vaccinazione con AstraZeneca, e una relazione causale non è stata né confermata né esclusa, e sono necessari ulteriori studi. Anche in questo caso, comunque “sulla base dei dati disponibili, i potenziali benefici del vaccino Vaxzevria, continuano a superare qualsiasi potenziale rischio di sindrome di Guillain-Barrè, in particolare data l’aumentata diffusione della variante delta”, chiosa l’Oms.

via Wired.it

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