
(di Lorenzo Trombetta) (ANSAMed) – BEIRUT, 05 AGO – La situazione tra Libano e Israele e in tutto il Medio Oriente rimane turbolenta, ma né israeliani né libanesi mostrano interesse a riprendere un conflitto su larga scala. A dirlo è il generale italiano Stefano Del Col, da tre anni al comando nel sud del Libano della missione Onu (Unifil), di cui fanno parte un migliaio di militari italiani e che è schierata a ridosso della Linea Blu di demarcazione proprio tra i due paesi in guerra dalla loro nascita più di sessant’anni fa.
Del Col parla dopo 24 ore passate quasi ininterrottamente al telefono mentre infuriava un nuovo pericoloso round di fuoco tra le parti e subito dopo esser riuscito stamani a far sedere allo stesso tavolo, in una base Unifil lungo la Linea Blu, rappresentanti degli eserciti libanese e israeliano.
“Oggi sono riuscito a condurre un incontro tripartito – racconta Del Col parlando con l’ANSA – e siamo riusciti a confrontarci assieme, un risultato tutt’altro che scontato visto quello che è successo nelle ultime ore. Ho insistito con le parti perché si faccia del tutto per evitare il ripetersi di queste azioni e reazioni”.
Nonostante la regione rimanga una polveriera, “quello che ho percepito è che né israeliani né libanesi hanno interesse a riprendere il conflitto, a soffrire ancora. Non vogliono andare verso un’escalation”, prosegue il generale che non nasconde però le continue insidie offerte da un contesto in continua evoluzione.
Due razzi erano stati sparati ieri dal sud del Libano verso la Galilea israeliana, scatenando la prima reazione dell’artiglieria israeliana a cui è seguito questa notta un round prolungato di raid aerei in diverse zone meridionali del Libano. Non accadeva dalla guerra del 2006 tra Israele e gli Hezbollah libanesi.
“Queste azioni possono sfociare in pericolosi innalzamenti della tensione… la situazione nella regione è turbolenta”, afferma Del Col, riferendosi alla guerra nella vicina Siria e alla ripresa del conflitto israelo-palestinese.
“Nei vari teatri ci sono attori che hanno i loro interessi e le loro responsabilità”, afferma il comandante di Unifil, senza nominare gli Hezbollah. Da maggio ci sono stati tre round di lanci di razzi dal Libano verso Israele, alcuni dei quali sono avvenuti fuori dall’area di responsabilità della missione Onu.
Nessuna di queste azioni è stata però rivendicata, ma tutti i lanci sono stati attribuiti a non meglio precisate fazioni palestinesi presenti in Libano. Alla luce del fatto che gli Hezbollah controllano ampie zone del sud del paese alcuni commentatori libanesi hanno ipotizzato che dietro al lancio di razzi ci sia in realtà il Partito di Dio.
Contestati in Libano alla luce della prolungata e grave crisi economica e politica, gli Hezbollah tenterebbero periodicamente – come avvenuto ieri durante la rabbiosa protesta popolare in occasione della commemorazione del 4 agosto 2020 – di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sul ‘fronte esterno’, provocando Israele con azioni militari su scala limitata.
Del Col non commenta queste analisi ma ribadisce: “Noi, come Unifil, non vogliamo che il sud del Libano diventi un nuovo teatro di innalzamento della tensione. Per questo, sosteniamo l’esercito libanese perché aumenti il controllo del territorio”.
(ANSAMed).
