Dopo aver cambiato le regole dell’app store per i piccoli sviluppatori, adesso consentirà a Spotify, Netflix e altri editori di proporre abbonamenti senza pagare la commissione alla piattaforma

(Foto: Apple)

Terzo cambio di regole in pochi giorni da parte di Apple per il suo ricchissimo App Store, la piattaforma di distribuzione del software al centro di varie polemiche, cause e proposte di nuove regolamentazioni per ridurre il controllo della casa di Cupertino sugli sviluppatori di software terze parti. Questa volta sono coinvolti i produttori di app del tipo “reader”, tra cui Spotify, Netflix, Amazon e Disney, che dall’inizio del prossimo anno potranno linkare direttamente la loro offerta di abbonamento dalla app al proprio sito, evitando così di dover pagare le commissioni sugli acquisti in-app ad Apple per gli utenti che vorranno sottoscrivere il servizio in questo modo.

Con questo nuovo annuncio la strategia di Apple sta diventando chiara: l’azienda ha deciso di cambiare il suo store per renderlo più resistente a cause e antitrust, ma di farlo alle sue condizioni. Per farlo, Apple ha deciso anche di consentire agli sviluppatori di inserire quel link esterno sinora esplicitamente vietato da Apple, che permette di passare dalla app al sito dello sviluppatore.

Tuttavia, la concessione non arriva per via di una sentenza o di una legge. Invece, la decisione arriva con un accordo bilaterale al termine di una lunga investigazione portata avanti dalla Japan Fair Trade Commission (Jftc). L’accordo con l’ente giapponese verrà applicato a tutti gli store internazionali, Italia inclusa.

Dai giornali alla musica

L’aggiornamento per la categoria dei “reader”, dei lettori di contenuti (cioè app che presentano un contenuto già creato di tipo multimediale) include non solo gli sfogliatori di giornali e riviste, ma anche i reader di libri come l’app Kindle di Amazon e come quelle per la musica di Spotify e quelle per il video di Netflix e Disney+. Rimane invece esclusa la categoria dei videogiochi, che sono per loro natura interattivi e quindi non rientrano in questa tipologia.

Tradotto in cause legali: Apple ha trovato una soluzione per le proteste di Spotify (che vanno avanti da anni) ma non per quelle di Epic Games, che invece ritiene che l’app store debba essere sostanzialmente smantellato.

Il cambiamento annunciato dall’azienda entrerà in vigore all’inizio del 2022, quando Apple aggiornerà il processo di revisione delle sue app, che attualmente blocca questo tipo di link se consente di fare acquisti esterni al meccanismo di acquisto in-app gestito da Apple.

L’azienda ha dichiarato in un comunicato che aiuterà gli sviluppatori “a proteggere gli utenti quando si connettono con un link a un sito web esterno per effettuare gli acquisti” ma non avrà responsabilità per la sottoscrizione di abbonamenti o l’acquisto di contenuti né per la tipologia di informazioni raccolte sugli utenti da parte degli sviluppatori.

Accordo per il giornalismo locale

La scorsa settimana Apple ha lanciato anche il News Partner Program, per sostenere il giornalismo locale e aiutare le case editrici presenti sull’App Store, e prima ancora l’annuncio dei cambiamenti dello store a seguito dell’accordo sulla class action intentata da 67mila piccoli sviluppatori americani. Apple già a giugno del 2019 aveva abbassato le commissioni sulla vendita delle app (quelle gratuite sono ospitate sullo store a costo zero) dal 30% al 15% per le software house di piccole dimensioni. Inoltre, Apple ha creato un fondo di sostegno da 100 milioni di dollari per gli sviluppatori americani colpiti dalla pandemia.

Non è escluso che nelle prossime settimane Apple possa presentare altri cambiamenti alle politiche del suo store, tuttavia l’impatto che questa strategia di “cambiamento controllato” avrà in futuro è tutta da verificare. Nelle prossime settimane infatti è atteso il giudizio sulla causa intentata da Epic Games sempre su temi legati alla distribuzione del software e lo store dell’azienda è sotto investigazione da parte degli antitrust di vari Paesi inclusi gli Stati Uniti. In Corea del Sud, come detto, è stata appena approvata la legge che impone ai gestori degli app store di consentire agli sviluppatori di usare canali di pagamento alternativi ai sistemi proprietari (la legge tocca anche il Play Store di Google e quelli degli store alternativi)

Ma l’attesa maggiore è un’altra: basteranno le decisioni prese da Apple in queste settimane per allontanare dai governi e dagli antitrust del pianeta l’idea che l’App Store sia strutturalmente e volutamente anti-competitivo?

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