In programma uno stabilimento per la produzione di semiconduttori per le auto in Irlanda. Altri due fabbriche in arrivo. “Le automobili stanno diventando computer con le ruote”, ha detto l’ad Pat Gelsinger

Un investimento fino a 80 miliardi di euro in oltre dieci anni, per la produzione di chip in Europa. È il piano che Intel potrebbe mettere in atto per accelerare la capacità della regione nel soddisfare la domanda del mercato, colpita da una “carestia” globale di queste componenti, fondamentali per l’industria del digitale e dell’automobile. Ne ha parlato l’amministratore delegato Pat Gelsinger, in un intervento al Motor Show a Monaco di Baviera. “Le automobili stanno diventando computer con le ruote, noi abbiamo bisogno di voi e noi di voi. L’obiettivo è creare un centro di innovazione in Europa, per l’Europa”, ha detto Geslinger.
L’amministratore delegato, in carica da febbraio, ha ricordato che Intel pianifica di costruire almeno due stabilimenti all’avanguardia in Europa ed entro fine anno, secondo quanto riporta Reuters, dovrebbe annunciare la località. Le ipotesi accreditano Francia e Germania come i paesi che potrebbero essere scelti, ma sullo sfondo si staglia anche la Polonia, dove Intel è già presente. Inoltre, Gelsinger ha offerto maggiori dettagli sul piano Idm 2.0 già annunciato a marzo, spiegando che Intel aprirà in Irlanda un impianto per la produzione di semiconduttori dedicati al comparto auto.
La compagnia considera strategico il settore delle quattro ruote, stimando che i chip rappresenteranno il 20% del costo di un veicolo di fascia “premium” entro il 2030, con un incremento di cinque volte dal 4% del 2019. Tanto da stimolare una crescita di questo mercato del 100% entro la fine del decennio in corso, secondo stime interne. Al tempo stesso, Intel lancerà un servizio di “acceleratore” dedicato ai costruttori, per aiutarli a utilizzare la tecnologia di produzione di chip sempre più evoluta, nel progettare le loro automobili.
Da quando la crisi dei chip è esplosa in tutto il mondo, Intel ha dichiarato di voler costruire anche negli Stati Uniti due nuovi impianti in Arizona, per una spesa di 20 miliardi di dollari e Gelsinger aveva auspicato un intervento dei leader europei per investimenti nel settore. Negli anni Novanta Stati Uniti ed Europa fornivano rispettivamente il 37 e 44% dei semiconduttori mondiali, ma il mercato ora è dominato da attori asiatici, con gli inevitabili colli di bottiglia che condizionano l’industria. A Washington, il Senato ha approvato a giugno un piano da 52 miliardi di dollari per il settore, mentre Bruxelles vorrebbe raddoppiare la sua quota di produzione al 20% entro il 2030 con il piano Digital Compass, sostenuto anche da un’alleanza fra produttori.
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