AGI – “Cambi rotta o così non si va avanti”. La Lega lancia l’ultimatum alla ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, ormai da settimane al centro delle dure critiche del partito di via Bellerio. Tanti i fronti aperti: dai migranti alla gestione della sicurezza, fino al rave party di metà agosto nel Viterbese. “Noi siamo entrati nel governo Draghi per vedere una discontinuità, non siamo entrati in questo governo per assistere da spettatori a quello che non ci piaceva del governo precedente. Quindi, cambi rotta”, scandisce in Aula alla Camera il capogruppo leghista, Riccardo Molinari, rivolgendosi alla titolare del Viminale che aveva appena concluso l’informativa urgente appunto sul rave agostano.

L’affondo leghista trova però sponda solo nell’opposizione, con FdI che chiede le dimisisoni di Lamorgese, e resta invece una voce isolata nella maggioranza, dove tutte le altre forze ribadiscono l’appoggio alla ministra, sia pure con sfumature diverse e sottolineando che nella gestione del rave party “qualcosa non ha funzionato”, come evidenziano ad esempio Forza Italia, Coraggio Italia e Italia viva.

 Molinari precisa che non c’è nulla di personale, si tratta di critiche “politiche”. La Lega, ribadisce ancora, “è entrata nel governo Draghi nella speranza di portare il suo apporto e di cambiare la linea rispetto al governo precedente non soltanto sull’economia, sulle vaccinazioni, ma anche su un tema che ci sta particolarmente a cuore, come quello dell’immigrazione e quello della sicurezza. Questo è il motivo per cui spesso ci troviamo in contrasto con il ministro, ma non è una questione personale, a differenza dell’ossessione che hanno altri”.

Il capogruppo leghista riconosce che “in questi mesi, dall’inizio del nuovo governo, non siamo stati parchi di critiche nei confronti del ministro Lamorgese”, ma tiene a spiegare che “sono critiche politiche e legate ai fatti”. Molinari passa quindi ad elencare le diverse questioni che non soddisfano il suo partito. Innanzitutto il rave party: “Qualcuno ci spiega come sia stato possibile che 10 mila persone siano entrate nel centro del paese mettendo a ferro e fuoco ettari di territorio, spacciando droga, stuprando?”. Quindi il capitolo immigrazione, con la recente aggressione a Rimini, e “il fallimento dell’accordo di Malta”, ma anche la linea pro Ong, sostiene Molinari, e l’errore di “dare messaggi politici sbagliati, come sullo Ius Soli”.

Insomma il cahiers de doleances è lungo, mentre dai banchi del Pd si levano le proteste a difesa della titolare del Viminale, ricondotte all’ordine da Roberto Fico, costretto a intervenire più volte anche durante l’intervento stesso della ministra, a causa delle proteste di FdI (che poco prima aveva organizzato un flash mob davanti Montecitorio)

In mattinata, a dettare la linea è lo stesso Matteo Salvini, tornato ad attaccare Lamorgese: “Mi aspetto che il ministro dell’Interno cominci a fare il ministro dell’Interno”, dice. Poi, alla domanda se la Lega chiederà la sfiducia, replica: “Aspetto di vedere cosa dice. Se ha voglia di fare il ministro dell’Interno, bene. Se invece continua nel silenzio e nell’assenza, potrebbe farsi da parte e far fare a qualcuno che ha tempo e voglia”.

Durissima anche Giorgia Meloni: “Non meritiamo un ministro così. Ne vogliamo le dimissioni per il bene dell’Italia e degli italiani”. Il Pd va al contrattacco: “I toni utilizzati in Aula dalla Lega nei confronti della ministra Lamorgese sono propri di un partito di opposizione. E’ ora di finirla con questa ipocrisia. La Lega non condivide nulla del governo Draghi, ne tragga le conseguenze”, afferma il dem Alfredo Bazoli. E Enrico Borghi aggiunge: “Il ministro dell’Interno ha fatto tutto ciò che doveva nei confronti di un fatto ilegale che noi condanniamo. Lamorgese ha fatto esattamente le cose che facevano i ministri precedenti: Salvini, Alfano, Maroni. Il tema politico di questa vicenda è la perenne notte dei lunghi coltelli nella destra italiana. C’è una lotta egemonica all’interno della destra. Il senatore Salvini ha deciso forse di fare un ‘Papeete’ d’autunno? Un dato è certo: il continuo stillicidio nuoce all’azione di governo e al presidente del Consiglio”.

Sulla stessa linea il Movimento 5 stelle che con Vittoria Baldino si schiera al fianco della ministra, stigmatizzando l’atteggiamento della Lega che “rischia di minare il buon esito della missione di questo governo, nato per completare la vaccinazione, mettere in sicurezza il Pnrr e far ripartire il Paese”. Per la pentastellata “chi soffia sul fuoco dica davvero cosa vuole, se il bene del Paese o è solo alla ricerca del consenso”.

Anche Leu prende le distanze dalla Lega: “La sicurezza dei cittadini non è patrimonio della destra, ci teniamo tutti, ma non si può usare un episodio come il rave party o una informativa del governo per fare propaganda: c’è chi utilizza la paura per guadagnare uno zero virgola nei sondaggi e gli italiani sono stufi”, spiega il capogruppo a Montecitorio, Federico Fornaro.

“Discutere di sicurezza e ordine pubblico significa toccare alcune delle corde più sensibili dell’opinione publica e proprio per questo alcune forze politiche dovrebbero evitare di usare questi argomenti per regolare i conti al loro interno, come fanno Lega e FdI”, premette Marco Di Maio. Il renziano, pur ribadendo il sostegno alla ministra, osserva però: “Qualcosa non ha funzionato”

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