AGI – “Io penso che il M5s sia un ottimo alleato del Pd”, dice il professor Giorgio Parisi, un premio Nobel conquistato grazie ai suoi studi sui “sistemi complessi”. Evidentemente non complessi quanto quelli che sovrintendono alle alleanze politicihe in Italia se lui stesso ammette di non saper formulare una teoria rispetto a quanto si sta muovendo fra Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Carlo Calenda.

Non si pensi, però, che a parlare sia un topo di laboratorio con nessuna conoscenza delle regole della politica. Parisi ha una lunga storia di militanza progressista e a sentire parlare di Ulivo si illumina: “Io sono sempre stato entusiasta dell’Ulivo, da quando e’ stato fatto con Prodi”, spiega.

Poi si adombra: “Nel governo Prodi sono entrati tutti i partiti, e quelli che stavano nell’Ulivo fuori dai partiti hanno avuto due posti di sottosegretari e basta. Tutta l’esperienza dell’Ulivo dei comitati Prodi è stata buttata nel cestino. Quindi sì al nuovo Ulivo, ma non prendiamo in giro un’altra volta”. Parole pronunciate nel Cortile d’Onore di Montecitorio, mentre è in corso la Pre-Cop 26, il summit dei parlamenti sul clima.

Fuori, nelle stanze dei partiti, il laboratorio delle alleanze è in pieno fermento. L’ala liberal del centrosinistra che ha trovato in Carlo Calenda un nuovo punto di riferimento preme perchè Enrico Letta, vincitore delle ultime elezioni e federatore de facto del ‘campo largo’ di centrosinistra, tagli i ponti con il Movimento 5 Stelle, uscito molto ridimensionato dai seggi, per costruire un fronte liberaldemocratico.

Il Nuovo Ulivo “è una invenzione totale del segretario del Pd”, dice Matteo Richetti, senatore di Azione molto vicino a Carlo Calenda: “Il ‘nuovo Ulivo’ non esiste e noi non facciamo parte di una coalizione che comprende pure Toninelli, Di Maio e Conte”.

Enrico Letta glissa sui veti posti da Calenda e Richetti e tiene aperte le porte a tutte le forze riformiste e progressiste, da Giuseppe Conte a Matteo Renzi e chiede al suo partito di fare fronte comune per sostenere i candidati che andranno ai ballottaggi fra dieci giorni, a partire da quelli delle città più importanti, come Torino e Roma. Ma è proprio nella Capitale che la situazione è più complicata e, mutuando le parole del professor Parisi sul surriscaldamento climatico, si potrebbe dire che “si entra in una terra incognita in cui possono esserci fenomeni non previsti”.

Calenda afferma che voterà per il candidato dem, Roberto Gualtieri, ma che i sui eletti non faranno parte della Giunta capitolina: “Faremo opposizione costruttiva”. Virginia Raggi, sindaca uscente del M5s, rimane determinata a non dare indicazioni di voto a quel 19,6 per cento che la voleva ancora a Palazzo Senatorio. Tra Raggi e Calenda ci sono in ballo 400 mila voti, ma soprattutto c’è l’assetto del centrosinistra da qui al 2023, quando si voterà per le politiche.

Chiaro che le attenzioni dei leader di M5s, Italia Viva, Partito Democratico e, ora, Azione siano tutte per Roma. Il presidente del M5s, ad esempio ribadisce che “le politiche perseguite dalle forze politiche di destra non sono compatibili, le riteniamo inadeguate, dobbiamo discutere nel merito. Non e’ una posizione soltanto pregiudiziale, e’ una questione di merito”. Lo dice, Giuseppe Conte, mentre la sua sindaca incontra in Campidoglio proprio il candidato di centrodestra, Enrico Michetti.

Il rapporto con il Pd è già ‘rodato’, per Conte, deriva dall’esperienza dle precedente governo, ma le alleanze per le politiche sono un’altra cosa. Anche perchè il Movimento 5 Stelle continua ad essere in ebollizione e la vittoria di Napoli, con il canddiato unico del centrosinistra Gaetano Manfredi, non basta a rasserenare il clima.

L’ex premier sceglie bene le parole, quindi, quando dice che sulle alleanze alle prossime politiche c’è ancora da lavorare, nulla è scontato: “Per quanto riguarda la possibilità di lavorare insieme nelle competizioni territoriali o addirittura in prospettiva, alle nazionali, sono percorsi politici che vanno costruiti per capire su quali programmi, su quali obiettivi le forze politiche che vogliono lavorare insieme si ritrovano. La politica per noi funziona così”. Parole che suonano come una risposta a chi parla di un m5s pronto a consegnarsi mani e piedi a un Partito Democratico rinvigorito dalla vittoria elettorale.

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