Dai porti agli autotrasporti fino all’agricoltura: ecco i comparti dove le associazioni di categoria e i sindacati segnalano la presenza di molti addetti sprovvisti della certificazione verde

(Foto: Ipa)

Dal prossimo 15 ottobre tutti i lavoratori e le lavoratrici dovranno essere in possesso del green pass, la certificazione che attesta l’avvenuta vaccinazione, la guarigione o la negatività a un tampone per Covid-19. Tuttavia, circa 2,6 lavoratori del privato e almeno altri 250mila del pubblico non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino e non risultano guariti dal coronavirus. Molti di questi sono concentrati in alcuni settori fondamentali, come quello agricolo, portuale e dei trasporti, le cui associazioni di categoria hanno già lanciato allarmi per la possibile carenza di personale e annunciando scioperi se lo stato e le imprese non garantiranno tamponi gratuiti per dare a tutti la possibilità di lavorare, compreso chi ha rifiutato la vaccinazione.

I numeri

In generale, in Italia, l’80,1% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale. Si tratta di 41,6 milioni di persone sui 54 al di sopra dei 12 anni che possono ricevere il vaccino. Mentre quelli immunizzati per essere guariti dalla malattia negli ultimi sei mesi sono 1,6 milioni.

Nel settore privato, i green pass rilasciati finora ai dipendenti sono stati circa 12,4 milioni su un totale di 14,6 milioni di lavoratori e lavoratrici (circa l’85%). Non è possibile, per ragioni di privacy, sapere se le certificazioni siano state rilasciate per l’avvenuta vaccinazione, la guarigione o un tampone negativo, ma il dato indica che i dipendenti privati senza green pass sono circa 2,6 milioni.

Nel settore portuale

A Trieste, il Coordinamento lavori portuali ha affermato che almeno il 40% dei 950 lavoratori e lavoratrici portuali non è in possesso della certificazione e ha annunciato uno sciopero con blocco del porto proprio per il 15 ottobre se l’obbligo del certificato resterà in vigore. Al porto di Genova invece, la percentuale dei lavoratori senza green pass è del 20%, “un dato che potrebbe inficiare e di molto le operazioni in porto e avere ripercussioni anche sulla logistica e sulle attività dirette sulle navi” ha detto il segretario della Uiltrasporti Genova Duilio Falvo.

Il ministero dell’Interno ha inviato una circolare alle imprese del settore di “mettere a disposizione del personale sprovvisto di green pass, test molecolari o antigenici rapidi gratuiti precisando che gli operatori economici “potranno valutare, nella piena autonomia, ogni possibile modalità orgnizzativa ai fini dell’acquisizione del green pass da parte dei dipendenti sprovvisti”.

Una prima risposta ai suggerimenti del Viminale è arrivata da Giuseppe Todaro, presidente di Portitalia e Osp, le due società che gestiscono lo scalo portuale di Palermo, su Il Sole 24 ore“Le società di gestione al Porto di Palermo non si faranno carico dei tamponi ai portuali”. Spiegando che nel porto del capoluogo siciliano non si dovrebbero registrare rischi di blocchi o rallentamenti delle attività.

Nel settore degli autotrasporti

Non esistono stime esatte rispetto a quanti autisti di veicoli industriali siano sprovvisti di green pass, ma secondo gli operatori del settore è possibile che una buona parte di questi, in particolare tra coloro che provengono dall’Est Europa ma sono impiegati in imprese italiane, non sia vaccinata o abbia ricevuto dosi di Sputnik o Sinovac, vaccini non approvati dall’Agenzia del farmaco europea (Ema). Pertanto, per questi lavoratori sarà necessario, in mancanza di una deroga all’obbligo di green pass, assicurare punti per effettuare i tamponi lungo le autostrade, nei terminal, nei porti o nei distretti logistici.

Nel settore agricolo

Questo è il settore che pare essere più a rischio, in particolare per la presenza di un 60% di lavoratori e lavoratrici extra-Ue. Molti di loro infatti non hanno ricevuto i vaccini autorizzati dall’Ema, oppure non possono ricevere il green pass a causa della mancata regolarizzazione dei lavoratori del settore agricolo, quindi dell’assenza di contratti regolari che consentano loro di rifare i permessi di soggiorno scaduti. Il segretario generale di Confagricoltura, Francesco Postorino ha detto a Radio 24 che circa un terzo delle 390mila persone impiegate nella raccolta potrebbe “non essere utilizzabile”.

Diversa la stima di Coldiretti, che stima attorno al 25% il numero di lavoratori agricoli italiani e stranieri non sono ancora vaccinati per un totale di circa 100mila. “Per non lasciare marcire le produzioni sugli alberi è importante intervenire per facilitare l’accesso al lavoro di quanti sono in regola” afferma il presidente Ettore Prandini.

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