Il lockdown ha spinto una digitalizzazione, anche forzata, del Paese. Ora lo sforzo è salvaguardare questa eredità e renderla disponibile

(Photo by Jaap Arriens/NurPhoto)

Dopo i lockdown l’Italia ha fatto un salto in avanti di quasi 10 anni nella trasformazione digitale. Ma ora bisogna pensare a come gestire la nuova vita online degli italiani. Incredibile l’aumento delle spese per gli smartphone, che fanno registrare un incremento del +450% dal 2007 a oggi (con un’impennata negli ultimi due anni) e dei pc, che registrano un +89,7 % nello stesso periodo. L’utilizzo dei device è quintuplicato in 13 anni e il 55% popolazione italiana (fascia 18-79) ha un’identità digitale attiva. È quanto emerge dal rapporto La digital life degli italiani realizzato dall’istituto di ricerca socio-economica Censis in collaborazione con Lenovo.

La pandemia, insomma, ha dato una definitiva spinta alla digitalizzazione nel nostro Paese, che è sempre stato il fanalino di coda in questa rivoluzione. «Nel periodo della pandemia le persone si sono rivolte al digitale per dare continuità alla propria vita, sotto vari aspetti. Pensiamo al lavoro, alla scuola, agli acquisti digitali e persino alle consulenze mediche», spiega Emanuele Baldi, executive cirector di Lenovo Italia: «Questo periodo difficile ci ha aiutato a colmare parte di quel gap che avevamo fino a poco fa rispetto ad altre nazioni. Ora le prospettive sono nettamente differenti: basti pensare che siamo passati da una media di un pc per famiglia a uno per persona».

Ma che cosa significa questo? Quale sarà la naturale evoluzione di questa digitalizzazione secondo le aziende produttrici? «In venti o trent’anni i pc diventeranno veri e propri hub di comunicazione delle nostre case, a noi il compito di rendere sempre migliori, quindi, gli strumenti che saranno a tutti gli effetti parte della digital life futura degli italiani». La proiezione sul futuro, ci parla di computer sempre più intelligenti: «Dovranno avere almeno cinque caratteristiche: sempre pronti all’uso, con batteria che durerà tutto il giorno, sempre online, sempre adattabili, grazie all’intelligenza artificiale che trasformerà il modo d’uso, che magari sarà attraverso le mani o la voce, sempre più sicuri e alla moda», continua Baldi. L’obiettivo? Un modo digitale e sempre più inclusivo, a dispetto di ciò che si è pensato fino ad ora della digitalizzazione, spesso incolpata di dividere le persone, invece di unirle.

La pandemia ha insegnato agli italiani che i dispositivi digitali accorciano le distanze, anche quando non è possibile vedersi di persona, come nel caso estremo del lockdown. «Dall’indagine è emerso che i dispositivi digitali migliorano la vita delle persone spiega Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis – e l’85,3% dei cittadini spera che in un prossimo futuro si possa dialogare via email con gli uffici pubblici, l’85% che si possano richiedere documenti e certificati online, l’83,2% di poter pagare online in modo semplice e veloce tasse, bollettini e multe». Abbiamo sviluppato aspettative nuove rispetto a prima della pandemia, insomma.

Ora però bisogna pensare a come gestire la cosa: i limiti sono tanti, dalle normative, che parlano ancora a un Paese non digitale, alla necessità di garantire prima una continuità e poi un’evoluzione – come il 5G – a tutti i servizi offerti dalle aziende, fino alla grande sfida: quella della privacy. Sicuramente una rivoluzione che aspetta solo di spiccare il volo, visto che il 70,4% degli italiani è convinto che la digitalizzazione abbia migliorato la qualità della loro vita. «In questo scenario così avanzato di digitalizzazione, nel nostro Paese si contano però ancora 4,3 milioni di utenti di dispositivi senza connessione, e 13,2 milioni di italiani hanno problemi di connessione. Infine ci sono complessivamente 24 milioni di italiani che non sono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale, che faticano ad utilizzare le forme di messaggistica istantanea o l’e-mail, che non sanno come effettuare i pagamenti online o non sanno effettuare videochiamate», conclude Valerii. Un dato che non si può non prendere in considerazione nell’ottica di attuare il vero cambiamento digitale auspicato.

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