I responsabili delle violenze nei confronti delle donne accolte nei centri D.i.Re sono prevalentemente italiani, pari al 76,4%, soltanto il 23,6% è straniero.

Un dato questo, viene spiegato, ormai consolidato negli anni “con scostamenti non significativi”.

Nel 47,6% dei casi l’uomo ha un lavoro stabile ed è quasi sempre il partner oppure l’ex partner. Questo significa che nel 72,3% dei casi la violenza viene esercitata da un uomo in relazione con la donna. Se a questo dato si aggiunge la percentuale dei casi in cui il responsabile è un familiare si arriva alla quasi totalità (82,3%).

Molto raramente è un conoscente, un collega o un amico e quasi mai un estraneo. Si tratta di violenze “agite prevalentemente da persone in forte relazione con la donna, dirette ad esercitare e a mantenere una relazione improntata al controllo e alla sopraffazione sulla partner”. I responsabili della violenza sulle donne soltanto nel 15% circa dei casi hanno una qualche forma di dipendenza da sostanze stupefacenti.   

Sono state accolte complessivamente 20.015 donne nel 2020 nei centri antiviolenza, con un lieve decremento, rispetto al 2019, di 417 contatti, pari al 2%. dovuto all’emergenza Covid. Tra le 20.015 donne 13.390 sono quelle che si sono rivolte per la prima volta ai centri e in questo caso rispetto al 2019 si registra un calo di 1.041 nuovi contatti, pari al 7,2%. E’ la prima volta che nei centri si registra una tale diminuzione, anche se le violenze sono aumentate.
    Soprattutto durante il periodo di restrizioni dovute alla pandemia, in particolare nei mesi di marzo, aprile e novembre nel 2020, “la coabitazione giorno e notte con il violento, l’aumento dello stress e l’oggettiva difficoltà per le donne di rivolgersi ai servizi dedicati per chiedere aiuto, hanno portato a un aumento drammatico delle violenze”.

    Nonostante i centri D.i.Re abbiano promosso, campagne di comunicazione sui principali social, offrendo modalità e strumenti per chiedere aiuto e sottrarsi al controllo dei maltrattanti, nei periodi di lockdown si è registrato un calo dei nuovi contatti a fronte di un aumento di donne che avevano già contattato i centri. Il calo registrato nei contatti totali delle donne accolte, viene spiegato da D.i.Re, è da attribuire, pertanto, alla diminuzione dei nuovi contatti.
    L’associazione può contare su 109 centri antiviolenza distribuiti su tutto il territorio nazionale, fatta eccezione per la Val d’Aosta e il Molise, in maniera non omogenea: nell’area del nord si trovano quasi la metà dei centri (51 pari al 48%), in quella del centro 25 centri (pari al 23%) e tra sud (20) e isole (10) si arriva a 30 centri (pari al 28%). Più di un 1/3 dei centri si trova nelle sole regioni dell’Emilia Romagna, della Toscana e della Lombardia. I 106 centri partecipanti all’indagine 2020 gestiscono 146 sportelli antiviolenza sul territorio. 

Le caratteristiche delle donne che si rivolgono a un centro antiviolenza D.i.Re sono consolidate negli anni: oltre la metà (54,7%) ha un’età compresa tra i 30 e i 49 anni. Nella stragrande maggioranza dei casi sono donne italiane, solo il 26% sono straniere. Una donna su tre è a reddito zero (32,9%) e meno del 40% può contare su un reddito sicuro. La violenza più frequente è quella psicologica, subìta dalla grande maggioranza delle donne (77,3%), seguita da quella fisica (60,3%). Almeno 1 donna su 3 (33,4%) subisce violenza economica, mentre la violenza sessuale (15,3%) e lo stalking (14,9%) sono esercitate in un numero di casi più basso.

Le violenze fisiche o sessuali spesso si accompagnano a violenze psicologiche o di carattere economico. Soltanto il 27% delle donne accolte decide di avviare un percorso giudiziario. Tale percentuale non stupisce – viene fatto notare – per diverse ragioni: “la vittimizzazione secondaria nelle aule dei tribunali da una parte, e l’approccio metodologico di uscita dalla violenza adottato dai centri dall’altra, che punta all’autodeterminazione della donna e non soltanto alla denuncia”. Il 56,1% delle donne accolte nei centri non hanno alcun tipo di disagio e/o dipendenza. 

   

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