AGI – Si accende lo scontro sul seggio alla Camera dove è stato eletto Roberto Gualtieri, ora sindaco di Roma. Una settimana fa è partito il nuovo pressing del Pd su Giuseppe Conte affinché accetti la candidatura.

L’ex presidente del Consiglio già più di un mese fa aveva respinto l’ipotesi, poi negli ultimi giorni ha valutato l’eventualità di accettare e lunedì sera ha definitivamente declinato l’offerta. 

Le elezioni suppletive per il collegio Roma 1 si terranno il 16 gennaio ma la partecipazione prevista viene ritenuta nel fronte rosso-giallo bassa, anche se è proprio tra i dem che nei giorni scorsi si avvalorava la ‘pista Conte’: la candidatura del presidente M5s sarebe servita a cementare l’asse tra il Pd e il Movimento 5 stelle in vista del Quirinale e a rafforzare la leadership dell’avvocato pugliese in M5s. Ora in alternativa si fa il nome di una donna: Cecilia D’Elia o Annamaria Furlan.

Se Conte avesse detto sì alla candidatura si sarebbe trovato a sfidare Carlo Calenda. Per il leader di Azione la scelta del Pd di virare su Conte è politica. Per questo motivo aveva spiegato che non avrebbe un secondo a iscriversi alla corsa. “I 5s hanno devastato Roma, paralizzandola per cinque anni e mortificandola in tutti i modi. Non esiste, ma proprio non esiste, cedergli un collegio dove hanno fatto uno scempio”, aveva tagliato corto l’ex ministro dello Sviluppo. 

“L’obiettivo comune dovrebbe essere quello di creare un’alternativa alle destre. Il suo obiettivo ad oggi, in comune con Italia Viva, pare sia quello di fare un’inutile guerra a Giuseppe Conte. Salvini e Meloni brindano”, gli aveva risposto il sottosegretario agli Interni di M5s, Carlo Sibilia. Sulle barricate anche Matteo Renzi. “Se il Pd candida Conte, la candidatura riformista noi la troveremo in ogni caso ma non sarà Giuseppe Conte”, aveva fatto sapere il leader di Iv che non esclude di puntare su Marco Bentivogli, ex segretario generale della Federazione Italiana Metalmeccanici dal 2014 al 2020. Oppure, eventualmente, sullo stesso Calenda

La contesa su Roma rischia di avere ripercussioni anche sul voto del Colle. Perché scompagina il fronte del centrosinistra con Iv e Azione che prendono le distanze, mentre una parte del Pd ritiene che sia un errore puntare su Conte e sospetta che una eventuale candidatura dell’ex premier sia un segnale di una accelerazione dell’alleanza strutturale in vista di un possibile voto anticipato, qualora al Colle dovesse ‘traslocare’ l’attuale presidente del Consiglio Draghi.

Ma Letta in questa fase non intende parlare dell’elezione del presidente della Repubblica, l’invito è quello di concentrarsi sulla legge di bilancio il cui iter è rallentato proprio dalle fibrillazioni tra i partiti della maggioranza.

Intanto nel centrodestra l’ex premier Berlusconi, pur non essendo candidato ufficialmente, ritiene di avere le carte in regola per succedere a Sergio Mattarella. E chiede una prova di unità ai suoi alleati, con il timore che i voti possano venire a mancare proprio nel fronte del centrodestra. Il Cavaliere continua a strizzare l’occhio ai pentastellati. “Il voto al Movimento Cinque Stelle, dal quale siamo lontanissimi è nato – spiega oggi in un’intervista – da motivazioni tutt’altro che ignobili o irragionevoli. Nasceva infatti dallo stesso disagio e dallo stesso fastidio per un certo tipo di politica per la quale è nata Forza Italia”.

Fratelli d’Italia chiede che la coalizione si presenti all’appuntamento del voto sul Colle in modo unitario e di trovare un’intesa anche su un ‘piano B’. Se Draghi non dovesse essere della partita e il Cavaliere non avere i numeri l’obiettivo è convergere su una figura condivisa prima nell’alleanza, senza logiche di maggioranza e opposizione.

Diversi i nomi che si fanno nel centrodestra, da Pier Ferdinando Casini a Giulio Tremonti, da Marcello Pera a Maria Elisabetta Casellati e Letizia Moratti.

Se, invece, la prospettiva è quella di puntare su Draghi allora Fdi spingerebbe in maniera ancora più decisa per il voto anticipato, già in estate. “Governo Cartabia o Franco? Bene se per guidare il Paese al voto”, ha detto oggi in un’intervista il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari. Anche il coordinatore azzurro Antonio Tajani ha aperto alle urne qualora il sostituto di Mattarella dovesse essere il premier, ma in Forza Italia in tantissimi frenano sul voto. Il partito del ‘no alle elezioni anticipate’, in realtà, trova adesioni in tutti i gruppi parlamentari.

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