
I finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza di Milano, coordinati dalla procura, stanno eseguendo perquisizioni nell’ambito di una nuova inchiesta milanese sul calciomercato. Al centro della nuova inchiesta milanese sul calciomercato ci sarebbe un presunto sistema attraverso il quale il procuratore sportivo Fali Ramadani, insieme al suo collaboratore e agente Pietro Chiodi, sarebbe riuscito a non versare alcuna imposta in Italia sulle mediazioni e sulle commissioni ottenute dalle compravendite dei calciatori da lui rappresentati. I proventi non dichiarati ammontano ad almeno 7 milioni di euro (ma potrebbero essere molti di più).
Ci sono anche undici richieste di consegna di documenti, anche informatici, nei confronto di altrettanti club tra cui Juventus, Torino, Milan, Inter, Verona, Fiorentina, Cagliari, Roma, Napoli e Frosinone.
La Guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Giovanni Polizzi, si è recata nelle sedi di vari club – che non sono indagati – per acquisire la documentazione su molte operazioni di compravendita gestite da Ramadani e Chiodi, tra cui secondo quanto si apprende quella che ha portato Miralem Pjanic dalla Juve al Barcellona e il passaggio di Federico Chiesa dalla Fiorentina alla Juventus. Ramadani, inoltre, risulta agente del difensore del Napoli Kalidou Koulibaly e del tecnico della Lazio, Maurizio Sarri.
L’operazione delle Fiamme Gialle è stata resa nota dal Procuratore della Repubblica di Milano facente funzione Riccado Targetti. Da quanto si è saputo nel mirino degli inquirenti e investigatori ci sono le attività di Ramadami che svolgerebbe attività economiche in Italia “sottraendo i relativi proventi all’imposizione tributaria”. Ramadami avrebbe “omesso di presentare dichiarazione di redditi per gli anni di imposta dal 2018 al 2019 avendo operato con una stabile organizzazione occulta” in Italia, si legge nell’atto di richiesta di consegna di atti. Come si legge nel capo di imputazione l’omessa dichiarazione dei redditi commessa nel 2018 e 2019 è il reato presupposto del riciclaggio e autoriciclaggio contestati fino al 2021.
I proventi sarebbero stati nascosti “mediante transito su rapporti bancari intestati a società di diritto estero a lui riconducibili”. Le attività investigative in corso puntano ad acquisire documentazione relativa ai rapporti economico-finanziari intrettenuti dagli agenti sportivi in questione con le 11 società di calcio professionistico, a differenza dei due procuratori non iscritte nel registro degli indagati, presso le quali sono stati acquisiti atti necessari per gli approfondimenti dell’indagine del pm Giovanni Polizzi e dell’aggiunto Maurizio Romanelli. Gli ordini di esibizione sono in corso di esecuzione in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sardegna e Campania.
Gli investigatori hanno acquisito copia di tutti i documenti sui “rapporti economico-commerciali”, dal 2018 in avanti, tra gli undici club e Ramadani, ma anche con la rete delle sue società e con gli altri agenti a lui collegati. In più sono state acquisite le “caselle di posta elettronica” alla ricerca di messaggi tra dirigenti, responsabili e dipendenti dei club e Ramadani o con società o altri procuratori in rapporti con lui. Infine, anche l’acquisizione dei documenti relativi ai “contratti stipulati” tra le società di calcio e Ramadani dal 2018 in poi. E pure con gli agenti a lui collegati e le loro società. Con un focus, in particolare, sui “pagamenti disposti in favore di Ramadani”, delle sue società e degli altri procuratori.
