
(ANSA) – STRASBURGO, 14 DIC – “Non esistono prove plausibili
per sospettare che la giornalista Nazli Ilicak faccia parte
dell’organizzazione gulenista accusata del tentato colpo di
stato nel luglio del 2015, che abbia tentato di rovesciare il
governo o cercato di ostacolarne il funzionamento”. Quindi la
sua detenzione, basata su queste accuse, ha violato i suoi
diritti alla libertà e d’espressione. Lo ha stabilito la Corte
europea dei diritti umani (Cedu) che ha condannato la Turchia a
versarle 16 mila euro per danni morali.
Nella sentenza i giudici affermano che gli articoli scritti
da Ilicak, su cui è fondata parte delle accuse contro di lei,
facevano parte del dibattito pubblico su quanto stava accadendo,
e inoltre non sostenevano o promuovevano l’uso della violenza
per rovesciare il governo, e neanche contenevano un sostegno per
l’organizzazione sospettata di aver condotto il golpe. I giudici
hanno inoltre contestato alla Turchia il fatto che le telefonate
fatte dalla giornalista – molto nota in patria – ad alcune
persone messe in seguito sotto inchiesta possano essere
considerate prove plausibili. Questa attività, come anche lo
scambio di messaggi, e la pubblicazione di tweet, dice la Corte,
fanno parte del normale lavoro di un giornalista, protetto dalla
libertà d’espressione e di stampa. (ANSA).
