
(ANSA) – CAGLIARI, 28 DIC – Il capitano e due ufficiali di
coperta, ma anche la società armatrice e la compagnia che
gestiva la motonave Cdry Blu, complessivamente tre persone
fisiche e due giuridiche, sono i soggetti messi sotto inchiesta
dalla Procura di Cagliari per disastro ambientale marino,
inquinamento e naufragio colposo. La pm Maria Virginia Boi ha
chiuso le indagini preliminari e notificato gli avvisi agli
indagati, che anticipano la richiesta di rinvio a giudizio, in
merito all’incaglio della nave, e al successivo naufragio,
avvenuti la sera del 21 dicembre 2019 a Capo Sperone, davanti
alle coste di Sant’Antioco, sversando in mare una ingente
quantità di idrocarburi. Le 12 persone a bordo vennero messe in
salvo dagli elicotteri della Guardia costiera, mentre il relitto
rimase sulla scogliera per lungo tempo in attesa della
demolizione e successiva rimozione.
A eseguire gli accertamenti di polizia giudiziaria sono stati
gli investigatori del Nucleo Speciale d’Intervento (NSI) del
comando generale delle Capitanerie di Porto di Roma. Per gli
inquirenti a causare il disastro sarebbero state “condotte
colpose messe in atto dal comandante e da due ufficiali di
coperta della nave”. Non solo: “la navigazione avvenne in
violazione di norme attinenti alla sicurezza e con modalità che
denotavano imperizia marinaresca, imprudenza e negligenza, tra
l’altro mantenendo rotte altamente pericolose in presenza di
forte vento che spingeva il mercantile verso la vicina costa
sottovento dell’isola di Sant’Antioco”.
La nave sarebbe salpata da Cagliari nonostante un problema
alla propulsione, che poi avrebbe convinto il capitano a
cambiare rotta a causa del maltempo finendo però con
l’incagliarsi. Dopo il naufragio la Cdry Blu sversò in mare
ingenti quantitativi di idrocarburi di vario tipo, mai
recuperati nonostante alcuni interventi da parte di ditte
specializzate, causando un disastro ambientale sulla costa.
(ANSA).
