AGI – Nomi non se ne fanno, nemmeno ora che il primo scrutinio si avvicina e la candidatura di Silvio Berlusconi sembra sfumare. Enrico Letta si mantiene fedele alla linea tenuta fino ad oggi, con una postilla che suona come un avvertimento all’avversario: “Il prossimo presidente della Repubblica deve essere scelto con un accordo tra centrodestra e centrosinistra. E non deve essere di parte”.

Parole che fermano sul nascere le ipotesi che sia lo stesso Berlusconi, una volta ritirata la propria candidatura, a indicare un nome di area. Una ipotesi circolata nelle ultime ore e alimentata dalle parole di Matteo Salvini circa la necessità di “ragionare nel centrodestra” per “preservare l’unità della coalizione” e il riconoscimento del “ruolo fondamentale di Silvio Berlusconi”.

Se per il leader leghista la priorità è quella di preservare il centrodestra, per il segretario del Pd, al contrario, la bussola rimane quella della condivisione, a partire dalla maggioranza che sostiene il governo Draghi. Intanto, però, Enrico Letta attende che dalla scacchiera sia rimossa la pedina Berlusconi. “Il fatto che sia aperta, almeno formalmente, la candidatura di Silvio Berlusconi complica la situazione“, spiega a Radio Immagina.

Quello che serve è un passo indietro del centrodestra perchè se ne facciano due in avanti in direzione dell’elezione di un Capo dello Stato di alto profilo e garante di tutti. E pazienza se non dovesse realizzarsi quel miracolo di unità nazionale che si è visto in occasione dell’elezione di Carlo Azeglio Ciampi, quando bastò uno scrutinio a scegliere il capo dello Stato: “Non sto a sottilizzare su primo, secondo o quarto turno, quello che è chiaro è che il presidente della Repubblica dovrà uscire da un accordo tra centrodestra e centrosinistra”.

Una risposta a chi, nei giorni scorsi, ha avanzato l’idea che una eventuale elezione di Draghi a maggioranza relativa rappresenterebbe già una diminutio del ruolo dell’attuale presidente del Consiglio. Quello che conta è che la maggioranza che eleggerà il capo dello stato sia uguale o superiore a quella che sostiene l’attuale esecutivo: “Oggi il governo Draghi è sostenuto da una maggioranza larga e sarebbe strano se il presidente dovesse essere eletto con una maggioranza risicata”, sottolinea Letta: “In genere accade il contrario, il presidente della Repubblica è votato da una maggioranza piu’ larga di quella che sostiene il governo”.

In ogni caso, il segretario Pd si mostra soddisfatto del lavoro fatto fin qui. Rivendica la ‘la linea del silenziò adottata mesi fa quando il leit motiv al Nazareno era “se ne parla a gennaio, dopo la manovra”.

Oggi, davanti alle incertezze del centrodestra e a una situazione quanto mai magmatica, Letta può permettersi di lasciare all’avversario la prima mossa: “Vedremo cosa farà il centrodestra. Noi abbiamo affrontato il tema fin dall’inizio con una linea: la prima cosa chiara è che non si poteva arrivare a intese mesi fa. A novembre, dicembre, ero subissato dalle richieste di dire la nostra. Siamo a pochi giorni dall’inizio del voto e la situazione è ancora liquida, figuriamoci cosa sarebbe successo se avessimo fatto nomi mesi fa”.

Ci sarà dunque da attendere, quasi sicuramente fino al quarto scrutinio: “I nostri elettori si aspettano risultati rapidi, una o un grande presidente eletto in tempi rapidi. Ma questa sarà una elezione complicata, lo dico con chiarezza, perchè questo è un parlamento frammentato come mai si è visto in precedenza”, ragiona Letta. La strada del dialogo dentro la maggioranza di governo, date queste premesse, rimane quella obbligata: “Nessuno ha la maggioranza, ma il centrodestra ha tentato lo stesso un assalto al Colle. E noi ci siamo trovati a dover respingere questo assalto. Allo stesso tempo, non basta dire di no, dobbiamo con lo stesso centrodestra con cui stiamo governando trovare un accordo per un nome condiviso”.

Un concetto che, se non interverranno novità nelle prossime ore, Letta porterà ai grandi elettori convocati per domenica nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera. “I grandi elettori saranno convocati domenica pomeriggio alle 17. Sarà il primo momento in cui ci incontreremo con i grandi elettori, non ho idea su quale sarà la situazione delle intese, ma lavoreremo in trasparenza piena e totale, discuteremo con tutti senza forzature”, assicura Letta. 

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