Per il Quirinale Letta avverte gli alleati: “Così salta tutto”

Secondo quanto riportato da Repubblica per il Quirinale il segretario del PD alza l’attenzione:

Non ci sarà – salvo sorprese – il vertice fra tutte le forze politiche invocato da Enrico Letta e subito ribattezzato in ambienti parlamentari “Il Conclave”. Il segretario dem, tuttavia, è al lavoro dall’alba di oggi, in contatto con i leader e gli esponenti delle altre forze politiche per tentare di sbrogliare la matassa del Quirinale senza far deflagrare la maggioranza che sostiene il governo Draghi.

In tarda serata Letta vedrà i grandi elettori Pd per aggiornarli sullo stato dell’arte e indicare il percorso delle prossime ore. L’ostacolo principale, a sentire i dem e non solo loro, rimane Matteo Salvini a cui il segretario invia un messaggio di fuoco: “Proporre la candidatura della seconda carica dello Stato, insieme all’opposizione, contro i propri alleati di governo sarebbe un’operazione mai vista nella storia del Quirinale. Assurda e incomprensibile. Rappresenterebbe, in sintesi, il modo più diretto per far saltare tutto”.

In sostanza, si contesta al leader della Lega di voler utilizzare Elisabetta Casellati per mettere in scena un braccio di ferro in Aula ed eleggere il Capo dello Stato assieme agli alleati di centrodestra, spaccando la maggioranza che sostiene il governo Draghi. “Oggi è il momento della massima responsabilità e penso che nemmeno la Presidente Casellati voglia farsi utilizzare come candidata di parte”, sottolinea il deputato e responsabile Enti Locali del Pd, Francesco Boccia.

Una opzione che, osservano i dem, non sembra convincere nemmeno Giorgia Meloni visto che la presidente di Fratelli d’Italia ha indicato Guido Crosetto alla terza votazione, raccogliendo quasi il doppio dei voti a disposizione del suo partito.

“Se vogliono la conta nel centrodestra, la facessero sul nome di Carlo Nordio, invece di bruciare la Seconda Carica”, protesta un esponente Pd di primo piano. Una operazione che non piace nemmeno a Matteo Renzi, oggi in piena sintonia con Letta nel dire che occorre “evitare nomi che mettano a rischio la coalizione che sostiene il governo”. Letta e Renzi, come riferiscono fonti del Nazareno, hanno avuto un lungo incontro negli uffici del gruppo di Italia Viva alla Camera. Un colloquio per concordare i prossimi passi.

Il segretario dem ha confermato che il Partito democratico è contrario a una candidatura di parte che spacchi la maggioranza. E che farà il possibile per bloccarla. Ora, la strada maestra rimane quella di ricercare un nome autorevole e super partes.

Le speranze dei dem di vedere eletto Draghi al Quirinale sono al lumicino, date le premesse. E anche quella che porta al Mattarella Bis ha davanti a sè una strada molto stretta, nonostante l’aumento esponenziale dei voti che riceve il Presidente della Repubblica votazione dopo votazione e che fanno dire a Pierluigi Bersani, “è un buon segnale oltre che un attestato di stima”.

Una idea, quella del secondo mandato a Mattarella molto gradita anche dentro i Cinque Stelle che la vedono come l’unica in grado di assicurare la tenuta del governo attuale. è infatti tornato ad aleggiare lo spettro del voto fra i parlamentari: a scandagliare gli umori dei grandi elettori che si affacciano questa mattina in Transatlantico per partecipare alla terza votazione sul Presidente della Repubblica, si percepisce un mix di sospetti e nervosismo.

A turbare gli animi, oltre all’incertezza persistente sull’esito del voto, sono le mosse di Matteo Salvini e di Giuseppe Conte. Dopo il confronto fra i due, che ha portato anche ad avanzare l’opzione Frattini, affiorano sospetti sulle reali intenzioni del leader della Lega e su quello del M5s. Letta ha ripetuto di fidarsi di Conte, al contrario di molti dei suoi deputati e senatori: “Come ci si può fidare quando non fai mistero di giocare su più tavoli?”, è la domanda.

Da qui anche il sospetto che Salvini possa trovare sponda proprio in Conte per raccogliere i voti che mancano per eleggere Casellati. Da qui anche l’avvertimento di Francesco Boccia: “Se si spacca la maggioranza, un minuto dopo si va al voto”. La strada per mettere al sicuro l’esecutivo, quindi, rimane quella “di trovare una soluzione unitaria intorno alla maggioranza che sostiene il governo Draghi, proteggendo il lavoro comune fatto in questi mesi”.

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