AGI – La coppia Sergio Mattarella presidente della Repubblica e Giuliano Amato presidente della Corte Costituzionale è “la ‘stella polare’ del recupero democratico e dell’impedimento di uno scivolamento antidemocratico verso cui eravamo quasi al punto di non ritorno”. Senza la conferma del Capo dello Stato, infatti, l’Italia avrebbe rischiato di ricorrere a un “uomo della provvidenza”. Rino Formica, 95 anni, ex ministro socialista della Prima Repubblica, intervistato dall’AGI, fa un’analisi a 360 gradi dell’elezione presidenziale e della situazione del Paese. 

Pare di capire che è d’accordo sulla riconferma di Mattarella.
“À una persona che dà grandi garanzie di tenuta democratica, quindi la sua rielezione è un fatto positivo. Al contrario di quello che sento dire spesso, il presidente della Repubblica ha poteri enormi in momenti di grandi crisi delle istituzioni. E questo è un momento di crisi. Non è in crisi solo il funzionamento tecnico delle istituzioni, è in crisi un ordinamento così come si è andato costruendo e trasformando. Sono stati introdotti elementi di turbamento degli equilibri democratici”.

Un esempio?
“Se si prende come si sono mossi i poteri civili in questa crisi si resta esterrefatti. L’informazione si è occupata dei retroscena, dei pettegolezzi, di ciò che avveniva nei giochi sempre più scheletrici, e non si occupava della vera partita in corso: lo scontro tra un ritorno alla vitalità della costituzione e la demolizione del principio della compattezza e organicità delle istituzioni. Sulla questione Belloni è stato smarrito un principio fondamentale, l’hanno ricordato in pochi che il capo dei servizi che diventa presidente della Repubblica non esiste in nessun Paese democratico. Ma vi immaginate cosa avrebbe detto l’informazione, se negli anni ’60 quando si ammalò il presidente Antonio Segni, il generale De Lorenzo si fosse presentato a dire che, dopo la malattia e l’indisponibilità di Segni, lui era il presidente della Repubblica che il Parlamento doveva eleggere?”.

Capiamo bene? Il problema non era Elisabetta Belloni, persona stimatissima e dall’indiscutibile curriculum di alto profilo, ma il ruolo che ricopre? Trasformare il capo dei servizi in capo dello Stato non è una dinamica accettabile. Un po’ quello che hanno sostenuto Renzi e Forza Italia.
“Esattamente. Si è detto, sia a destra che a sinistra, di far ricorso all’uomo della provvidenza. Ma fortunatamente ai vertici delle garanzie costituzionali del Paese abbiamo la nuova coppia Mattarella-Amato, garanzia che ci sarà un recupero democratico del Paese. Il nuovo presidente della Corte Costituzionale, infatti, ha posto lucidamente i problemi, ha detto che la Costituzione è un sistema organico, non è possibile staccarne dei pezzi e demolirla a morsi”. 

Chi ha vinto e chi ha perso nella rielezione del Capo dello Stato?
“Ci sono sconfitti e vincitori ovunque. Il fronte di chi era per una decadenza della democrazia e di chi era per un suo recupero era senza frontiere”. 

Che tipo di trattativa è stata?
“Si è visto che chi ha condotto la partita non aveva nemmeno la presa tra i suoi grandi elettori. Si sono rivelate classi dirigenti non rappresentative. C’è stata una ribellione del Parlamento, il tentativo dei grandi elettori di fare da sé. Allora c’è stata la forzatura che è avvenuta, dove hanno giocato anche altri elementi, come quelli della sopravvivenza. Alcuni forse pensavano alla situazione di crisi generale, ma altri alla crisi personale”. 

Mattarella ha più volte cercato di allontanare la sua rielezione. È stato convinto ad accettare dalla paura di quello che lei chiama “scivolamento antidemocratico”?
“Il presidente della Repubblica appartiene alla tradizione del cattolicesimo democratico, che ha fortemente influito nel recupero della resistenza democratica in questo periodo. Non è un caso che, per il recupero democratico, siamo affidati alle due grandi tradizioni politiche del cattolicesimo democratico con Mattarella e del socialismo libero con Amato”.

È anche una rivincita della Prima Repubblica?
“No, è una rivincita della cultura di trasformazione democratica dell’Italia post fascista”. 

Che discorso farà Mattarella per il suo nuovo mandato?
“Sicuramente farà un discorso fondamentale, perché riguarderà il settennato, non la contingenza”.

Non sarà un ‘bis’ breve come quello di Napolitano?
“È la speranza di qualcuno, di coloro che non sono rassegnati alla sconfitta del tentativo antidemocratico. Io mi auguro che Mattarella duri 7 anni”.

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