
(ANSA) – TUNISI, 09 FEB – Il ministro degli Esteri tunisino
Othman Jerandi, ha affermato che la decisione di sciogliere il
Consiglio supremo della magistratura (Csm) si inserisce nel
piano di continuità di correzione del processo democratico
avviato lo scorso 25 luglio, in ottemperanza a quanto previsto
dall’art. 80 della Costituzione e al dpr 117/21. Ricevendo gli
ambasciatori del G7 e il rappresentante dell’Ufficio dell’Alto
Commissario per i diritti umani in Tunisia, il ministro ha
sottolineato che la decisione del presidente Kais Saied di
sciogliere il Csm “non prende di mira l’esistenza
dell’istituzione in sé, ma piuttosto il modo in cui è stata
gestita e la mancanza di governo che ne ha indebolito la
credibilità, e “non nasconde, in alcun modo un desiderio di
interferire o controllare il sistema giudiziario ma piuttosto fa
parte della riforma del sistema giudiziario per rafforzare
l’indipendenza del sistema giudiziario e superare i fallimenti
che ha subito”. Jerandi ha anche aggiunto che essa “mira anche a
tenere la magistratura lontana dalla politicizzazione che, in
molti casi, ha ostacolato il corso della giustizia e compromesso
il processo in casi importanti come l’assassinio dei martiri
Chokri Belaid e Mohamed Brahmi”, come riportato da una nota del
ministero degli Esteri di Tunisi.
Jerandi ha poi ricordato come le misure eccezionali decretate
dal presidente Kaïs Saïed, “costituiscono una temporanea
riorganizzazione dei poteri” e che esse “non prendono di mira
l’esistenza delle istituzioni in quanto tali, ma il modo in cui
sono state gestite e la loro governance.” “Ciò ha influito sulla
loro credibilità presso l’opinione pubblica nazionale e
internazionale, alterato la loro efficacia e danneggiato
l’immagine della Tunisia all’estero”, ha affermato Jerandi,
aggiungendo che “il Csm è stato oggetto di molte critiche sulla
sua composizione o sui suoi poteri da parte di molti giudici ma
anche partner internazionali, compreso l’Ufficio dell’Alto
Commissario per i diritti umani e ha ricordato che “il
presidente Saied ha più volte sottolineato che il sistema
giudiziario tunisino ha una maggioranza di giudici onesti e che
il processo di riforma mira a sostenerli nello svolgimento del
loro nobile compito”. (ANSA).
