AGI – Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, avverte l’Occidente che, sebbene le sanzioni contro la Russia stiano dando risultati, queste non sono ancora sufficienti e commisurate all’aggressione subita dall’Ucraina. E mentre Washington vara nuove misure sulle due principali banche russe, il presidente del Consiglio Mario Draghi rivendica di essere stato il primo tra i leader europei a pronunciarsi sulla possibilità d’imporre sanzioni alle banche russe proponendo di congelare le riserve della Banca centrale russa “in giro per l’Europa”.

Intanto, la Farnesina procede all’espulsione di trenta diplomatici russi dall’Italia, una iniziativa coordinata a livello europeo che non ha “nulla a che vedere con la poca trasparenza” nelle attività dei rappresentanti di Mosca, come ha specificato il premier. L’azione del governo italiano per fermare l’offensiva di Mosca va avanti, dunque, a ritmo serrato e in stretto collegamento con i partner europei.

Il nodo rimane quello del blocco alle importazioni di gas e petrolio dalla Russia. Il segretario del Pd Enrico Letta continua a premere in questa direzione, ma incontra lo scetticismo delle altre forze politiche, di maggioranza e non solo. Per la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, l’Italia rischierebbe un “suicidio economico” nel caso procedesse allo stop alle importazioni.

Dal premier Draghi arriva, tuttavia, una prima apertura: “Noi seguiremo le decisioni della Ue” sulle ulteriori sanzioni da imporre alla Russia, “se ci propongono l’embargo sul gas, noi saremo ben contenti di seguire la Ue su questo strumento” perché “vogliamo lo strumento più efficace per permettere una pace”

Tuttavia, aggiunge Draghi, “non è un’ipotesi al momento in discussione, ma la situazione si modifica”. Parole che sono coì tradotte dal segretario di Azione, Carlo Calenda: “Nella discussione informale fra i governi la posizione dell’Italia” sull’embargo al gas russo “è una posizione allineata con quella della Germania. Ovvero che l’embargo non si può fare subito. L’Europa decide in base a quello che vogliono i governi. Bisogna spiegare che lo stop al gas russo ha un costo, ovvero la riattivazione delle centrali a carbone“.

Assieme a questo, Draghi sottolinea che il governo non ha pronto alcun piano di razionamento del gas: “Non c’è niente di questo, se dovessero cessare le forniture di gas oggi, fino a tardo ottobre saremmo coperti con le riserve, le conseguenze non ci sarebbero”.

E ai dubbi sollevati da alcuni partiti risponde: “Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Preferiamo la pace o stare il condizionatore d’aria acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre”. A Draghi ribatte, ancora una volta, Calenda: “La questione dell’aria condizionata di Draghi è mal posta. Se la produzione industriale va a farsi benedire, il Paese va in ginocchio” e con essa “anche le sanzioni possibili” contro la Russia, aggiunge il leader di Azione.

Parole quelle del premier che assumono un peso maggiore se lette alla luce delle difficoltà dell’economia italiana, segnalate anche durante la conferenza stampa con la quale Draghi ha presentato le misure contenute nel documento di economia e finanza. La guerra in Ucraina “peggiora le prospettive di crescita” e nelle previsioni macroeconomiche chi è pessimista “sbaglia meno”, sottolinea Draghi. Infatti, sebbene il Consiglio dei Ministri dia il via libera al Def con una crescita al 2,9% nel 2022 (programmatico al 3,1%), il barometro volge al peggio: “Sul peggioramento delle prospettive di crescita ha pesato l’aumento dei prezzi dell’energia e la fiducia dei consumatori e degli investitori che è diminuita e che era molto positiva all’inizio dell’anno. È diminuita non solo per l’aumento dell’inflazione, ma per la situazione generale bellica, è una guerra vicina a noi. Consumatori e imprese vedono un futuro meno positivo”.

Anche per questo il premier torna a chiedere all’Europa “di mettere un tetto al prezzo del gas, sarebbe la cosa più razionale, a livello collettivo, europeo. La Ue è di fatto l’unico compratore e ha un forte potere di mercato, un potere che si può esercitare attraverso l’imposizione di un prezzo che sia remunerativo, ma non stravagante come quello attuale”.

E mentre si discute delle nuove misure contro Mosca, un “dramma nel dramma” emerge dalla vicenda Ucraina: è quello dei milioni di bambini in fuga ed esposti al rischio della tratta di minori. Un pericolo al quale chiede di fare immediatamente fronte il Partito Democratico che mette sul piatto del governo una serie di proposte, a partire dalla registrazione biometrica per chi fugge, fino alla creazione di una task force europea per l’emergenza dell’infanzia in guerra. 

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