AGI – La politica italiana conferma storiche alleanze e cerca di interpretare possibili nuovi segnali nell’esito del primo turno delle presidenziali francesi, che porterà a una sfida diretta tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, con il primo che parte in vantaggio sulla seconda. “Molto bene Marine, siamo felici del tuo successo e orgogliosi del tuo lavoro, del tuo coraggio, delle tue idee e della tua amicizia”, festeggia lo storico alleato di Le Pen in Italia, Matteo Salvini. “Il voto libero ha smentito ancora una volta i Letta e i Renzi che la davano per finita, un po’ come fanno per la Lega”, sostiene il leghista. “Dopo Orban un altro segnale importante. Lo schema destra-sinistra è superato. Mi fa sorridere chi parla di rischi per l’Europa o altro: è la democrazia, bellezza”.

“In Francia sarà di nuovo un confronto tra europeismo e nazionalismo. Noi tiferemo per l’europeismo, Putin per il nazionalismo”, scandisce, dal fronte opposto, Enrico Letta. “Il primo turno francese è incoraggiante – commenta il segretario dem – dimostra che, nello scontro tra sovranisti ed europeisti, a partire in vantaggio è chi crede in un’Europa più unita e forte, non chi punta a sfasciarla”.

“Di fronte a una scelta profondamente anti europea e sovranista spero che attorno a Macron si costruisca un fronte molto più ampio”, auspica, sempre dal Pd, il ministro della Cultura, Dario Franceschini. Dello stesso avviso il collega alla Salute, Roberto Speranza: “Sono sicuro che tutte le forze democratiche si uniranno per fermare l’estrema destra della Le Pen – dice l’esponente di Leu – Il risultato del primo turno ci dice però che c’è un’enorme questione sociale a cui l’Europa deve dare una risposta vera se non vogliamo vedere ancora crescere le pulsioni nazionaliste”.

“Non posso entrare con valutazioni delle elezioni francesi a gamba tesa ma posso dire che il lavoro politico che stiamo facendo ci porta ad una visione distante da Le Pen”, afferma, dal canto suo, il presidente M5s Giuseppe Conte. “Sicuramente però siamo vicini ad alcuni temi posti da Le Pen, ad esempio sulla perdita del potere di acquisto dei francesi”.

In un centrodestra che appare diviso, si segnala l’assenza di commenti da Forza Italia, i cui vertici sarebbero considerati più vicini al presidente francese uscente che alle posizioni euroscettiche del Rassemblent national.

“Il risultato dei partiti che sono al governo nelle presidenziali francesi dovrebbe porre un problema a chi invece fa anatemi. Vogliamo parlare dell’1,9% del partito socialista?”, sottolinea, invece, la leader di FdI Giorgia Meloni, che però non siede a Strasburgo nel gruppo con Le Pen, come i leghisti, ma è presidente dei Conservatori europei.

“Bollare sempre chi prova a fare delle critiche come un impresentabile è ridicolo ed è cinico. Le Pen, durante il primo turno, è stata ‘coccolata’ dalla stampa mainstream in funzione anti-Zemmour, perché era più funzionale al ballottaggio – aggiunge Meloni- da ieri sera che sta al ballottaggio è tornata ad essere un mostro. Ma veramente crediamo ancora a tutte queste idiozie?”.

Divisi anche i centristi. “L’affermazione di Emmanuel Macron è un segnale positivo per i moderati ed i liberali europei, per le aree popolari del centrodestra”, commenta Maurizio Lupi. “‘Noi con l’Italia’, con le proprie idee, è saldamente ancorata alla coalizione di centrodestra, che governa con serietà in tanti Comuni e Regioni d’Italia, che ha governato, e bene, il Paese e che si candiderà a governarlo nel prossimo futuro. Proprio per questo tentare un paragone tra il voto francese e la situazione italiana, cercando strumentalmente di comparare alcune aree del centrodestra a Marine Le Pen è profondamente errato – sottolinea – dal punto di vista culturale, storico, economico, sociale e politico”.

“I risultati del voto francese, ad una prima analisi, confermano una politica europea in cerca d’autore. Macron vince, come da previsione, ma non convince la maggioranza dei cittadini”, afferma, invece, il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti (‘Italia al centro’). “Dopo il primo mandato, solo il 28% circa sceglie il presidente uscente – sottolinea – La destra, che raccoglie gli insoddisfatti con varie sfumature del sistema, dell’Europa, del mondo globalizzato, raccoglie circa il 30%. Anche il candidato della sinistra Melenchon arriva a un quinto dell’elettorato”.

Infine, Carlo Calenda ritiene che il risultato di Macron sia “migliore del previsto”. “Teniamo le dita incrociate per il secondo turno”, aggiunge il leader di Azione. 

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