AGI – Sarà una informativa ampia e articolata quella che Mario Draghi farà domani alle Camere, anche alla luce dell’incontro avuto, la settimana scorsa a Washington, con il presidente statunitense Joe Biden.

L’appuntamento è alle 9 al Senato, e alle 11:30 alla Camera. Non è previsto alcun voto ma il Movimento 5 stelle continua nel pressing affinché il Parlamento possa discutere e votare nuovamente sulla posizione italiana riguardo l’invio delle armi e la guerra in Ucraina, se non domani, quantomeno la prossima settimana, quanto il premier dovrebbe tornare in Parlamento per le comunicazioni in vista del consiglio europeo straordinario del 30-31 maggio.

Giuseppe Conte non arretra e punta sull’occasione delle comunicazioni del presidente del Consiglio in preparazione del summit Ue per far sì che – questa la richiesta – si arrivi a “un atto di indirizzo”, volto a definire “un chiaro orientamento politico ampiamente condiviso”.

Ma già dall’intervento di domani del capo dell’esecutivo si capirà quanto i pentastellati intendano tirare la corda perché la linea del premier resta quella di andare avanti garantendo gli impegni presi con gli alleati internazionali.

“Dai dati che ho a disposizione penso che sia arrivata la fine dell’invio di armi” dall’Italia in Ucraina, ha sostenuto oggi Matteo Salvini, l’altro componente della maggioranza critico sull’invio di armi.

“Io conto che non ci sia bisogno” di un voto del Parlamento “perché non ci saranno più invii di armi”, ha sostenuto il segretario leghista.

“A tre mesi dall’inizio del conflitto mi sembra evidente che la voglia di pace sia della maggioranza degli italiani, occorre fare tutto l’umanamente possibile il cessate il fuoco”, ha aggiunto.

“Conto che sia finito l’invio delle armi in Italia – ha insistito -. Anche altri Paesi europei non stanno più inviando armi. All’inizio del conflitto ci poteva stare, all’inizio del terzo mese penso siano maturi i tempi della diplomazia. Io penso che la voglia di pace sia a Kiev che a Mosca sia molto più forte che due o tre mesi fa”.

Se sull’invio delle armi il clima interno alla maggioranza resta di tensione, con il governo che punta ad andare dritto, sull’atteggiamento da assumere in Parlamento sul tema dell’allargamento della Nato la strada appare in discesa.

Sulla questione è previsto che le Camere si esprimano e non è solo l’ex fronte rosso-giallo a ritrovarsi unito sulla necessità di accogliere Finlandia e Svezia.

La Lega ha ammorbidito le sue posizioni mentre Berlusconi ha fatto presente di essere stato frainteso: “Da 28 anni sono dalla parte dell’Occidente, dell’Europa, della libertà. Su questo non ci può essere nessun dubbio e nessun equivoco. Lo dimostrano – la precisazione di FI – innumerevoli atti di governo e voti parlamentari, nei quali l’interesse nazionale, la vocazione europeista, la fedeltà all’Alleanza Atlantica sono state e saranno la nostra stella polare”.

Svezia e Finlandia hanno presentato oggi la candidatura formale per l’adesione all’alleanza atlantica, proprio nel giorno in cui il primo ministro finlandese, Sanna Marin, viene ricevuto a palazzo Chigi (sono previste dichiarazioni alla stampa) e vede a pranzo sia il segretario dem Enrico Letta che l’ex premier Giuseppe Conte. La linea dell’Italia è già stata espressa in più occasioni dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, con il premier che ribadira’ la disponibilita’ dell’Italia.

Draghi avrà una fitta agenda per le prossime settimane. Parteciperà alle due riunioni del Consiglio europeo che si terranno a Bruxelles il 30 e 31 maggio (i temi saranno l’energia, l’Ucraina e la difesa comune) e il 23 e 24 giugno, al vertice della Nato di Madrid il 29 e 30 giugno e al G7 in Germania, a Elmau, dal 26 al 28 giugno.

Il premier avrà incontri con il premier bulgaro Kiril Petkov il 23 maggio a Roma e il giorno successivo, sempre nella Capitale, con il premier della Macedonia del Nord Dimitar Kovachevski.

Il 7 giugno vedrà la presidente della Georgia Salome’ Zourabichvili. La questione del gas dal Nordafrica verso l’Italia e l’Europa sarà al centro della visita di Stato che il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune farà a Roma il 26 maggio. 

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