AGI – Asse tra Mario Draghi e Recep Tayyip Erdogan sul dossier ucraino. Al termine del terzo vertice governativo italo-russo, il primo in dieci anni, il premier italiano fa sponda con il presidente turco, sostiene il suo sforzo di mediazione nel conflitto ucraino, e chiede che la Russia si unisca al gruppo di lavoro per superare la crisi delle forniture di cereali.

Sarebbe un “primo atto di concordia anche nel complesso degli sforzi generali per la pace”, un segnale di “svolta importante”, scandisce. Draghi ed Erdogan poi riferiscono di aver parlato, nel loro colloquio, anche di difesa e Nato, del processo di adesione della Turchia all’Ue che l’Italia storicamente sostiene, della stabilizzazione della Libia e del problema dell’immigrazione. Su questo temo il capo del governo italiano è netto come mai forse è stato prima.

“La gestione dell’immigrazione deve essere umana, equa ed efficace noi cerchiamo di salvare i migranti – premette -. L’Italia è il Paese più aperto. Ma non si può essere aperti senza limiti. A un certo punto il Paese che accoglie non ce la fa più: è un punto che poniamo in Ue. Anche noi abbiamo dei limiti e ora li stiamo affrontando, ci stiamo arrivati”.

Dal vertice emerge la possibilità, evocata da Erdogan, che Italia e Turchia costituiscano un meccanismo congiunto per il controllo dei flussi migratori in mare. 

Il presidente del Consiglio italiano arriva nella capitale turca nel primo pomeriggio. Scortato da un corteo di uomini a cavallo, il premier è accolto da Erdogan all’ingresso del cortile del palazzo presidenziale, dove si svolge una breve cerimonia di benvenuto. 

Dopo l’esecuzione degli inni nazionali e gli onori militari, Draghi si rivolge in turco ai soldati per un saluto tradizionale. ‘Merhaba asker’, dice, frase che significa ‘Saluti soldato’. Oltre alla guardia presidenziale, sono presenti anche alcuni soldati vestiti in costume secondo la tradizione dei sedici Stati che hanno preceduto la formazione della Repubblica turca.

L’accoglienza, come riconoscerà lo stesso premier, è “calorosa” e sembra assai lontano l’incidente diplomatico dell’aprile 2021, quando Draghi rispose a una domanda su Erdogan sostenendo pubblicamente che “con i dittatori bisogna essere franchi, ma cooperare”.

Quella di Ankara è invece la giornata della concordia, e del rilancio della collaborazione tra due Paesi “partner, amici e alleati”, come scandisce l’ex governatore della Bce in conferenza stampa con il presidente turco. I governi italiano e turco, si legge nella dichiarazione congiunta finale, “hanno concordato di tenere il vertice intergovernativo con cadenza regolare e di convocare il prossimo vertice in Italia”. 

Poco prima di parlare insieme ai giornalisti, Draghi ed Erdogan presiedono la firma delle nove intese tra i loro ministri. Si tratta di due accordi, su reciproca protezione delle informazioni classificate della industria della difesa e sul riconoscimento delle patenti di guida, e cinque protocolli di intesa su micro e medie imprese, sviluppo sostenibile, collaborazione nel campo della protezione civile e della formazione dei diplomatici, oltre alle consultazioni politiche tra ministeri degli Esteri. 

Ma c’è anche l’intesa per la fornitura al ministero dei Trasporti turco di 96 treni ‘Pendolino Avelia’, prodotti da Alstom Italia negli stabilimenti di Savigliano, nel Cuneese, per un valore di circa 2 miliardi di euro.

All’accordo seguirà la firma di un memorandum of undestanding, viene spiegato, e la fornitura potrebbe in futuro incrementare fino a 200 treni in quanto la Turchia sta espandendo le proprie linee Alta velocità.

E infine “la volontà” comune di Italia e Turchia “di rafforzare la cooperazione di polizia verso la creazione di una Joint Security Strategic Cooperation Committee”, con l’obiettivo, tra gli altri, di affrontare “le situazioni critiche emergenti che possono avere un impatto sull’ordine pubblico e la sicurezza”, compresa quella della immigrazione clandestina. 

“Nell’ultimo periodo abbiamo visto come la Grecia abbia fatto pressione sui migranti e posto in essere una politica basata sui respingimenti che ha spinti o migranti a cambiare rotta e ad andare verso l’Italia. È possibile che con l’Italia metteremo insieme un meccanismo congiunto di controllo delle migrazioni”, svela Erdogan. 

“Siamo continuamente impegnati a salvare queste persone dal mare e l’Italia a causa della Grecia ha un problema simile. Abbiamo cercato in tutte le maniere di salvare vite umane in mare e l’Italia ha fatto lo stesso perché ha il nostro stesso problema”.

Sul fronte ucraino, Erdogan ritiene che il grano bloccato nei porti dell’Ucraina possa essere sbloccato nei prossimi 7-10 giorni. “Per noi è una questione prioritaria, intensificheremo gli sforzi e i contatti puntiamo a raggiungere l’obiettivo”, dice.

“Il corridoio del Mar Nero per me è importantissimo. Vanno avanti i colloqui con Putin e Zelensky perché il grano e gli altri prodotti riescano a raggiungere Il problema non è da noi, ma in Africa, e con Guterres, sotto l’ombrello della Nato, e nei prossimi giorni aumenteremo contatti e sforzi per raggiungere l’obiettivo”.

Comune, infine, la volontà di rafforzare un interscambio commerciale ed economico già intenso. “L’Italia è un nostro partner in ambito energetico. Abbiamo parlato di una collaborazione nel giacimento di gas Sakarya che abbiamo scoperto nel Mar Nero per la costruzione di un gasdotto sottomarino”, afferma Erdogan. 

“Nel 2021, l’interscambio tra i nostri Paesi – ricorda Draghi – è stato di quasi 20 miliardi di euro, in crescita del 23,6% rispetto all’anno precedente. Gli accordi che abbiamo firmato oggi interessano molti settori, dalle piccole e medie imprese alla sostenibilità, che rimane l’obiettivo di lungo termine del governo”. A chiudere cena di lavoro al palazzo presidenziale e rientro della delegazione italiana a Roma. 

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